L'ANALISI

Transizione 4.0 e Nuova Sabatini, a rischio la digital transformation?

La Corte dei Conti analizza gli impatti della Manovra e mette nero su bianco i benefici dello strumento agevolativo a cui hanno avuto accesso le imprese a partire dal 2020 e che ha consentito di spingere la trasformazione digitale. Nessun rilancio sulle misure: sarà stata una scelta oculata visto il ritardo italiano sul fronte della digitalizzazione? Il ministro Urso punta a recuperare 3,8 miliardi non utilizzati

Pubblicato il 05 Dic 2022

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Nessun rilancio sul sistema dei crediti di imposta del piano Transizione 4.0 – i benefici fiscali per gli investimenti delle imprese proseguiranno con percentuali più contenute rispetto a quelle in essere nel 2022, fatta eccezione per i crediti d’imposta per i beni strumentali ordinari e per le attività di formazione che, allo stato, non risultano prorogati al termine del 2022. E nessun rifinanziamento della Nuova Sabatini. Legge di Bilancio all’insegna dell’austerity per il capitolo “digitale”. Eppure in particolare la Nuova Sabatini nel corso degli anni “si è mostrata efficace nell’aiuto al finanziamento degli investimenti privati, in particolare in quelli utili alla trasformazione digitale”: a evidenziarlo è la Corte dei Conti nella relazione a commento della nuova Manovra (SCARICA QUI IL DOCUMENTO) che alla Nuova Sabatini dedica un intero capitolo.

“Negli ultimi esercizi lo strumento agevolativo “Nuova Sabatini” è stato destinatario di un flusso costante di stanziamenti, in ragione della domanda elevata da parte delle imprese”, si legge nel documento Audizione sul bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2023 e bilancio pluriennale per il triennio 2023-2025.

Nuova Sabatini: 800 milioni per il biennio 2023-2024

In dettaglio, la spesa stanziata ammonta a circa 500 milioni nel 2020, 1,5 miliardi nel 2021 e circa 600 milioni nel 2022. A legislazione vigente le risorse previste ammontano a 500 milioni per il 2023 e 300 milioni per il 2024.

I dati aggiornati ad ottobre 2022 del Ministero delle Imprese e del Made in Italy mostrano che, dal suo avvio nel 2014, sono state presentate 203.464 domande, di cui 53.261 nei primi dieci mesi del 2022 (42.615 nello stesso periodo del 2021). “Nel confronto con lo scorso anno si evidenzia un trend nettamente in crescita, sia dei finanziamenti che dei contributi decretati. Nei primi dieci mesi del 2022 le banche/intermediari finanziari hanno deliberato 9,2 miliardi di finanziamenti (6,7 miliardi deliberati nello stesso periodo del 2021). Il contributo ministeriale decretato è stato di circa 861 milioni (circa 616 milioni nel 2021), a favore di 43.195 imprese”, si legge nel documento della Corte dei Conti.

Piccole e micro-imprese le maggiori beneficiarie

A beneficiare maggiormente dei fondi sono state le piccole imprese con circa 4 miliardi di finanziamenti e 381 milioni di contributi e le microimprese con circa 2,8 miliardi finanziamenti e circa 260 milioni di contributi. “A partire dal 2017 ha peraltro assunto particolare rilievo la componente dello strumento agevolativo relativa ai beni 4.0, in relazione ai quali, tra aprile 2017 e ottobre 2022, sono stati deliberati finanziamenti per circa 20,7 miliardi di cui poco meno di 5 miliardi nell’ultimo anno”, evidenzia la Corte.

La Lombardia in pole position

Riguardo alla ripartizione dei fondi su base territoriale nei primi dieci mesi del 2022 sono le regioni del Nord a fare da capofila: in pole position la Lombardia con il 27%, seguita da Veneto (18%), Emilia-Romagna (13%) e Piemonte (11%). Quanto ai settori la quota principale del contributo è stata assorbita dalle attività manifatturiere (49%): a seguire il settore agricolo (15%), edilizia e trasporti (11 e 10%) e il commercio (6%).

L’inflazione e i prezzi dell’energia

“Il trend in aumento sopra descritto ha avuto luogo in una fase di crescita congiunturale dei prezzi alla produzione dell’industria. Più in dettaglio, a settembre 2022 i prezzi alla produzione dell’industria sono aumentati del 2,8% su base mensile e del 41,8% su base annua (era +40,1% ad agosto). In dettaglio, si legge nel documento della Corte dei Conti, l’andamento descritto è anche influenzato dai forti rialzi dei prezzi di fornitura di energia elettrica e gas sul mercato interno. Al netto della componente energetica, la crescita tendenziale dei prezzi resta molto sostenuta, sia sul mercato interno sia su quello estero. Secondo i più recenti dati, ad ottobre si rileva un’inversione di tendenza, con i prezzi alla produzione in riduzione del 3,3% su base mensile (+28% su base tendenziale). Al netto del comparto energetico, i prezzi mostrano una dinamica congiunturale positiva contenuta (+0,6%) e una crescita tendenziale nettamente meno ampia (+12,9%). Prendendo in considerazione il trimestre agosto-settembre 2022, rispetto a quello precedente, la crescita dei prezzi alla produzione è del 7,4%.

“Va, infine, osservato come l’evoluzione futura dell’utilizzo della misura in discorso risentirà anche del trend di crescita dell’indice dei prezzi dei beni strumentali; quest’ultimo, a settembre, è aumentato dello 0,6%, su base congiunturale, e del 9,1%, su base tendenziale. Ad ottobre, si registra un ulteriore aumento di 0,2%, su base mensile, e dell’8,7% su base annuale.

Transizione 4.0: 3,8 miliardi non usati, Urso punta al rilancio

“Abbiamo una riserva di risorse finanziarie del Pnrr del piano Transizione 4.0, particolarmente importante. Sono rimasti tre miliardi e 800 milioni di euro non utilizzati malgrado le imprese abbiano molto attivato i meccanismi del credito d’imposta riferito a questa materia così significativa, che riguarda l’innovazione ecologica, la digitalizzazione, cioè la transizione, appunto, ecologica e digitale”. Lo ha detto il ministro per le Imprese e il made in Italy, Adolfo Urso: “Si tratta di strumenti corretti che il Governo punta ora a utilizzare per il prossimo anno. Chiederemo, in un confronto costruttivo con la Commissione Ue, di poter utilizzare queste risorse per gli stessi strumenti che erano stati programmati, in un tempo più lungo”.

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