IL NUOVO PATTO DI STABILITÀ

Transizione digitale, sette anni per rientrare dal debito

Lo prevede il pacchetto di riforma presentato dalla Commissione europea in merito agli investimenti nei settori ad alto contentuto di innovazione. Vale anche per il Green Deal. Proroga annullata se non dovessero essere raggiunti gli obiettivi. Il commissario all’Economia, Paolo Gentiloni: “Regole future proof”. Il ministro Giorgetti: “Passo avanti, ma avevamo chiesto l’esclusione del Pnrr”

Pubblicato il 26 Apr 2023

gentiloni

Più tempo per ridurre il debito generato dagli investimenti in settori strategici come Digitale, Green e Difesa. È quanto prevede la proposta di riforma del Patto di stabilità e crescita presentata dalla Commissione europea e che dovrà essere approvata dagli Stati entro fine anno per entrare in vigore dal 2024, quando torneranno ad applicarsi le regole fiscali sospese a causa della pandemia e della guerra.

Secondo le nuove norme i tempi di rientro non saranno più quattro ma sette ma non sono previsti esenzioni o trattamenti particolari, come la golden rule, per questo tipo di investimenti e la proroga verrebbe annullata se non dovessero essere compiute le riforme e fatti gli investimenti richiesti dagli Stati e concordati con Bruxelles.

I pilastri della proposta di riforma

I Paesi con deficit sopra il 3% o debito sopra il 60% dovranno presentare dei piani di aggiustamento di bilancio di quattro anni per ridurre il debito. Avranno l’obbligo di un aggiustamento di bilancio dello 0,5% e in caso non lo facessero saranno soggetti in automatico a una procedura d’infrazione.

Per un monitoraggio stretto del percorso di riduzione del debito gli Stati membri presenteranno relazioni annuali sullo stato di avanzamento, seguendo il modello degli attuali Piani nazionali di ripresa e resilienza.

“La situazione fiscale, le sfide e le prospettive economiche variano notevolmente nei 27 Stati membri dell’Ue – si spiega nella proposta – Pertanto, un approccio unico per tutti non funziona. Le proposte mirano a passare a un quadro di sorveglianza piu’ basato sul rischio che ponga al centro la sostenibilità del debito pubblico, promuovendo nel contempo una crescita sostenibile e inclusiva”.

Per questo i piani degli Stati membri definiranno i loro percorsi di aggiustamento di bilancio. Saranno formulati in termini di obiettivi di spesa pluriennali, che costituiranno l’unico indicatore operativo per la sorveglianza fiscale, semplificando così le regole di bilancio.

Lo strumento della “traiettoria tecnica”

Per ciascuno Stato con un disavanzo pubblico superiore al 3% del Pil o un debito pubblico superiore al 60% del Pil, la Commissione pubblicherà una “traiettoria tecnica” specifica per Paese. La traiettoria cercherà di garantire che il debito sia posto su un percorso plausibilmente discendente o rimanga a livelli prudenti e che il disavanzo rimanga o sia portato e mantenuto al di sotto del 3% del Pil nel medio termine.

Per gli Stati membri con un disavanzo pubblico inferiore al 3% e un debito pubblico inferiore al 60%, la Commissione fornirà informazioni tecniche agli Stati membri per garantire che il disavanzo pubblico sia mantenuto al di sotto del valore di riferimento del 3% anche nel medio termine.

I piani strutturali di bilancio a medio termine degli Stati membri dovranno inoltre stabilire impegni di riforma e investimenti pubblici che aumenteranno il potenziale di crescita degli Stati membri e, a loro volta, ridurranno gli elevati livelli di indebitamento.

Il rapporto tra debito pubblico e Pil dovrà essere inferiore alla fine del periodo di piano rispetto all’inizio e dovrà essere attuato un aggiustamento di bilancio minimo dello 0,5% del Pil all’anno come parametro di riferimento fintanto che il disavanzo rimane al di sopra del 3%. Inoltre, gli Stati che beneficiano di un periodo di aggiustamento di bilancio esteso dovranno realizzare la maggior parte dell’aggiustamento durante i primi quattro anni coperti dal piano.

La clausola di salvaguardia generale

La clausola di salvaguardia generale che permette la sospensione del Patto, sarà mantenuta e attivata in caso di grave recessione economica nell’Ue e/o nell’area dell’euro. La clausola consente agli Stati membri di adottare misure per affrontare adeguatamente una crisi, discostandosi dai requisiti di bilancio che si applicherebbero normalmente nell’ambito del quadro di bilancio dell’Ue. E’ prevista inoltre una clausola di salvaguardia nazionale per casi eccezionali.

Digitale, nessuna golden rule sugli investimenti

Il commissario Ue all’Economia, Paolo Gentiloni, ha assicurato che l’allungamento del periodo di rientro dal debito generato da inevestimenti in transizione digitale, green e Difesa, produrranno lo stesso risultato di una golden rule.

“Noi – ha spiegato Gentiloni – incoraggiamo gli investimenti con un meccanismo che non è il classico meccanismo di contabilità di alcuni investimenti rispetto agli altri, quella che in gergo si chiama Golden rule. Naturalmente le Golden Rule non cancellano il debito, ma contabilizzano, per la contabilità europea, una parte degli investimenti in un modo diverso rispetto agli altri e in questo modo creano più spazio fiscale”.

“Noi questo maggiore spazio fiscale – ha puntualizzato il commissario Gentiloni – lo creiamo, invece, allungando il tempo dell’aggiustamento fiscale. Quindi tu devi ridurre il tuo debito già in modo molto graduale rispetto alle regole attuali, ma lo puoi ridurre in modo ancora più graduale se ti concentri su quegli investimenti”. In questo modo, “guadagni spazio fiscale, avendo tre anni in più per la riduzione del tuo debito, invece che avendo una contabilità diversa per alcuni” tipi di investimenti. “Direi che è un modo differente per ottenere più o meno lo stesso risultato”, ha concluso.

Una riforma per affrontare le nuove sfide

“Per un quarto di secolo, il Patto di Stabilità e crescita ha fornito una base condivisa per le politiche fiscali dell’Ue e un sostegno essenziale per l’Unione economica e monetaria – ha ricordato Gentiloni – Tuttavia, le carenze del Patto sono state anche fin troppo evidenti, sia che si guardi all’andamento del debito pubblico nell’Ue, ai livelli di investimento o ai nostri risultati di crescita economica negli ultimi due decenni”.

“Inoltre, le sfide che affrontiamo oggi sono lontane un mondo da quelle degli anni ’90 – ha aggiunto – Il debito pubblico è aumentato, così come le nostre esigenze di investimento, che si tratti di transizioni verde e digitale, sicurezza e difesa o resilienza delle nostre catene di approvvigionamento industriali – aggiunge – Le proposte odierne affrontano entrambi questi aspetti: mirano a realizzare una riduzione più graduale ma più costante dei livelli del debito e a promuovere una crescita sostenibile e inclusiva attraverso investimenti e riforme. Siamo arrivati a questo punto dopo ampi confronti e consultazioni, e siamo convinti che questo nuovo quadro sosterrà sia la stabilità che la crescita dell’Unione Europea negli anni a venire”.

E anche per la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, il pacchetto di regole sarà uno strumento chiave per affrontare nuove sfide. “Abbiamo bisogno di regole fiscali adatte alle sfide di questo decennio: le nuove regole contribuiranno a ridurre gli elevati livelli di debito pubblico in modo realistico, graduale e sostenuto – ha sottolineato la presidente – Inoltre, miglioreranno la titolarità nazionale sulla base di regole comuni dell’Ue e ne rafforzeranno l’applicazione

“Finanze pubbliche sane ci permettono di investire ancora di più nella lotta al cambiamento climatico, di digitalizzare la nostra economia, di finanziare il nostro modello sociale europeo inclusivo e di rendere le nostre economie più  competitive”, ha detto von der Leyen, auspicando un rapido accordo sulla proposta di riforma.

La reazione del governo italiano

Non completamente convinto della proposta di riforma il governo italiano.  “Prendiamo atto della proposta della commissione sul nuovo patto di stabilità. È certamente un passo avanti ma noi avevamo chiesto con forza l’esclusione delle spese d’investimento, ivi incluse quelle tipiche del Pnrr digitale e green deal, dal calcolo delle spese obiettivo su cui si misura il rispetto dei parametri – ha evidenziato il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti – Prendiamo atto che così non è. Ogni spesa di investimento poiché è rilevante e produce debito per il nuovo patto deve essere valutato attentamente. Quindi occorre privilegiare solo la spesa che effettivamente produce un significativo impatto positivo sul Pil”.

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