Trasformazione digitale, Cutillo (Idm): “La sfida è il change management”

L’amministratore delegato della società del gruppo Canon: “Bisogna vincere le resistenze nelle aziende e nelle PA. Formare il personale sarà fondamentale per cogliere le opportunità offerte dalle nuove tecnologie”

Pubblicato il 13 Set 2016

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“Il mercato oggi offre tutto ciò di cui le aziende hanno bisogno per mettere in atto la trasformazione digitale. La sfida principale è legata al così detto change management, ovvero la capacità di intraprendere un approccio strutturato al cambiamento, sia all’interno delle realtà di business che della pubblica amministrazione. Per questa ragione è necessario che l’azienda venga dotata dei giusti strumenti e processi di gestione. Se pensiamo che sia sufficiente riprodurre ‘in digitale’ le procedure attuali, il rischio e di non cogliere le opportunità offerte dalle nuove tecnologie”. Così Michele Cutillo, Amministratore Delegato di IDM Gruppo Canon, fotografa la situazione attuale della trasformazione digitale delle aziende e della PA in Italia. 51 anni, di cui più di venticinque trascorsi nel campo dell’IT, Cutillo è convinto che i tempi siano ormai maturi per cogliere le numerose opportunità offerte dalla digitalizzazione.

Michele, come si posiziona IDM Integra Document Management nel contesto della trasformazione digitale?

Canon è uno dei brand più riconosciuti sul mercato mondiale dell’imaging e della stampa e da qualche anno sempre di più impegnata con continuità anche nel campo dei servizi a valore. Di fatto, con l’acquisizione di IDM può contare su un’offerta ampliata, oltre che su più di 1.200 nuovi dipendenti. La peculiarità è quella di una multinazionale giapponese che, a differenza di quanto avviene per le aziende con base negli Stati Uniti, concede al management dei singoli paesi deleghe importanti sulla definizione della strategia commerciale, puntando su soluzioni “tailor made” per l’information management e i processi di business in outsourcing. Nel nostro caso ogni singolo mercato verticale viene valorizzato per le sue necessità specifiche. Riusciamo infatti a unire la forza di una multinazionale con l’elasticità e il time to market di chi è ben presente sul territorio. Mantenendo come punto di riferimento centrale della nostra offerta il fatto che sulla qualità non si transige. Canon è l’unica in grado di offrire in questo campo un portafoglio completo di soluzioni: dai device ai software alle soluzioni di gestione documentale.

E’ il momento della trasformazione digitale. Anche la riforma Madia spinge in questa direzione. A che punto siamo secondo lei nella Pa?

Il punto centrale, dicevo, è il change management. Si tratta di cambiare il modo di operare delle organizzazioni, ma esiste una sostanziale resistenza al cambiamento, ancora più forte all’interno della PA, dovuta ad abitudini e modalità di lavoro consolidate. Non dobbiamo però fermarci a questo: è importante dire anche che all’interno della PA si sono sviluppate aree di eccellenza che hanno fatto scuola a livello internazionale, come nel caso di Consip, Digit PA o dei contratti Spc. Iniziative italiane che sono state prese come esempio anche in altri paesi europei. In più c’è il tema della formazione del personale, che deve essere messo nelle condizioni di utilizzare al meglio le nuove tecnologie, oltre che della riqualificazione delle risorse. Sarà infatti essenziale riuscire a valorizzare al meglio coloro che grazie al digitale non saranno più impegnati in mansioni “di base”, facendo sì che possano contribuire ad attività più “core” dell’azienda o dell’ente. L’altra gamba su cui dovrà poggiare il cambiamento è l’alfabetizzazione digitale dei cittadini e degli utenti, che dovranno acquisire sensibilità e competenze per poter essere coinvolti nel cambiamento.

Il Governo si sta muovendo nella giusta direzione?

Secondo me sì. Oggi le regole per digitalizzare esistono tutte: standard, processi e il disegno di come deve essere riorganizzata l’attività. Ora è il momento di definire la transizione passando dai modelli precedenti a quelli nuovi e digitali. Esistono tutte le basi per poterlo fare. La PA infatti può contare su eccellenze anche fra le file del suo personale, con risorse molto competenti, anche se talvolta vincolate da una burocrazia e un sistema di regole particolarmente stringenti che ne limita il potenziale.

Se dovessimo indicare quali sono i principali drive di sviluppo del vostro settore per il futuro, quali suggerirebbe?

Il punto di partenza è senza dubbio la digitalizzazione e dematerializzazione degli attuali processi aziendali e della documentazione in generale. Un cambiamento necessario, sul quale si giocherà la competitività del paese a livello internazionale. Dobbiamo avere ben chiaro che il digitale entrerà sempre più nelle nostre vite, e che questo processo non si può arrestare. Dobbiamo entrare in questa nuova era preparati, cavalcando il cambiamento. Anche perché la PA, come nel caso della fatturazione elettronica, può fare da volano e da spinta nei confronti dei privati.

Partendo da questo, le evoluzioni possibili attraverso un archivio digitale sono tante, tutte abilitate da un accesso molto più veloce e semplificato alle informazioni con soluzioni di business intelligence. Dalla gestione dei documenti occorre passare alla gestione delle informazioni, che devono essere accessibili in modo semplice e rapido. Rimanendo nel campo della PA, le modalità di gestione dei servizi al cittadino stanno assumendo un aspetto sempre più digitale. Solo per fare un esempio potremmo citare le tecnologie che utilizzano i dati biometrici per l’identificazione delle persone e l’erogazione dei servizi. Si tratta di una serie di applicazioni che sono già a disposizione dei diversi enti interessati.

Quali sono i principali risultati che avete raggiunto nell’ultimo periodo e che segnali arrivano dal mercato?

E’ stato un anno interessante. L’ ingresso di IDM nel Gruppo Canon, è stata il frutto di un’analisi di mercato molto attenta. Canon Italia ha portato all’interno di questa società anche le proprie risorse impegnate nel campo dei servizi e i propri clienti. Il fatto che tutti i clienti con contratti in scadenza abbiano deciso di rinnovare il loro rapporto con noi è una testimonianza della qualità della nostra offerta. Tra le case history più importanti citerei il nostro progetto con Anac, l’autorità nazionale anticorruzione, per l’incoming e la presa in carico dei documenti. Ma casi di successo sono anche quelli con UnipolSai e Carrefour Bank. Quanto alla PA stiamo consolidando la nostra presenza sul mercato, anche grazie a una serie di assunzioni che vedono protagoniste risorse con competenze approfondite sui processi di business di questo particolare settore.

Inoltre crediamo molto nella verticalizzazione dei mercati, perché per essere davvero utile al cliente devi saper parlare il suo stesso linguaggio.

Infine mi piace soffermarmi sull’importanza che la formazione professionale riveste nella nostra azienda: impieghiamo parte del nostro tempo e del tempo delle nostre risorse per assicurare il continuo sviluppo di nuove competenze. Perché la differenza la fanno le persone. Anche per questa ragione vantiamo un’altissima percentuale di assunzione tra gli stagisti. Ci piace formare e accompagnare le persone nella loro crescita professionale.

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