“Lo schema di decreto legislativo in materia di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle Pubbliche amministrazioni approvato dal Consiglio dei ministri il 20 gennaio 2016, pur riconoscendo il principio dell’universalità dell’accesso, di fatto lo compromette”. E’ questa la posizione di Federico Anghelé di Riparte il futuro (Foia4Italy), la comunità digitale che promuove la trasparenza e la certezza del diritto, durante l’audizione con le commissioni Affari costituzionali di Camera e Senato.
“Si sarebbe dovuto arrivare – prosegue Arghelé – a una più organica riorganizzazione del diritto d’accesso con una revisione del capo quinto della legge 241/90. La possibilità di un doppio accesso, in assenza di disposizioni precise anche per i funzionari pubblici, causerà confusione e spreco di tempo”.
“Il nuovo accesso civico generalizzato verrebbe fortemente limitato dalla moltiplicazione delle eccezioni che giudichiamo troppo numerose, per nulla delimitate e tassative, e destinate perciò ad aumentare la discrezionalità – argomenta il rappresentante di Riparte il Futuro – Un esempio legato alle informazioni riguardanti gli interessi economici e commerciali di una persona fisica o giuridica: escludendole tout-court si pregiudicherebbe la possibilità di rendere più simmetrico il mercato, magari rintracciando dati essenziali sui fornitori dell’amministrazione pubblica”.
“Lo schema di decreto, contravvenendo alle prescrizioni internazionali che parlano di obbligo di collaborazione da parte dell’amministrazione, prevede che il richiedente indichi chiaramente i dati e le informazioni di cui fa domanda. Andrebbe rimosso l’avverbio ‘chiaramente’ – prosegue Arghelé – perché il richiedente non può essere vincolato a conoscere dove si trovano gli atti richiesti. Ed è inoltre necessario anche individuare un responsabile unico cui fare capo per indirizzare le richieste d’accesso: lo schema di decreto prevede che possa essere trasmessa all’ufficio che detiene i dati o all’ufficio relazioni con il pubblico. Noi siamo invece convinti che attribuire tale mansione al responsabile della trasparenza semplificherebbe il processo”.
Nettamente contraria, infine, la posizione di Riparte il futuro nei confronti del principio del silenzio-diniego: “Riteniamo – spiega Arghelé – che i richiedenti abbiano diritto a ricevere una motivata risposta per il mancato accesso, sia esso imputabile all’assenza di documentazione disponibile presso l’amministrazione contattata o perché in presenza di una delle molteplici eccezioni. L’impugnabilità del mancato accesso non può essere onerosa come previsto dallo schema di decreto: accanto al ricorso alla giustizia amministrativa, che implica il contributo unificato, l’impiego di un legale e tempi prolungati, va per questo introdotto un percorso stragiudiziale, da affidare ad esempio all’Autorità Nazionale Anticorruzione che ha già la competenza in materia di trasparenza”.
Infine, secondo Riparte il futuro, “il decreto è del tutto privo di un quadro sanzionatorio. Chiediamo che vengano introdotte sanzioni previste per quelle amministrazioni che dovessero rifiutarsi di fornire la documentazione richiesta”.