LO SCONTRO

Trump inasprisce la guerra ai social: nuovo ordine esecutivo contro il ricorso di Twitter & co.

Le big tech si sono appellate al Primo emendamento: il provvedimento di maggio, firmato dal presidente Usa che rimuove l’immunità penale per i social vìola la libertà di parola. La Casa Bianca rilancia chiedendo al tribunale di rigettare la causa

Pubblicato il 13 Ago 2020

trump

Botta e risposta nello scontro fra Donald Trump e i social media: con un nuovo ordine esecutivo del presidente, l’amministrazione americana ha presentato una mozione che chiede al tribunale di respingere la causa intentata dal Center for democracy and technology (Cdt), gruppo con sede a Washington finanziato da Facebook, Google e Twitter. La causa, intentata per invalidare l’ordine esecutivo di maggio firmato dal presidente degli Stati Uniti contro le piattaforme social, si appella alle violazione del Primo emendamento. Il governo federale, nella mozione visionata da Reuters, definisce la causa frutto di un grave “misunderstanding”.

Battaglia legale

La causa del Cdt sostiene che l’ordine esecutivo di Trump contro i social media viola i diritti garantiti a queste piattaforme dal Primo emendamento della Costituazione americana, con la conseguenza di mettere il bavaglio alla libertà di espressione online e di ridurre la libertà di parola degli americani su Internet. Avery Gardiner, general counsel della Cdt, definisce l’ordine esecutivo di Trump “inconstituzionale”.

L’amministrazione Trump sostiene a sua volta di essere nel giusto perché l’ordine esecutivo indirizza l’azione solo delle agenzie del governo e non delle aziende private.

“L’ordine esecutivo che viene contestato non impone alcun obbligo a nessun soggetto privato”, si legge nella mozione depositata dal dipartimento di Giustizia presso la U.S. District Court for the District of Columbia. “Indirizza funzionari esecutivi verso l’adozione di misure che potrebbero portare alcune agenzie federali a esaminare….le asserzioni secondo cui le grandi piattaforme online di social media hanno mostrato un pregiusizio politico nel moderare i contenuti”, sostiene la mozione.

“Invece di cercare di entrare nel merito della questione e di affrontare la causa in tribunale, che porterà alla luce gravi deformazioni della Costituzione da parte dell’ordine esecutivo, il governo preferisce ricorrere alle cortine di fumo legali”, ha commentato Gardiner.

La Casa Bianca ha replicato a sua volta che la Cdt (definita “lobby di sinistra”) non ha alcun argomento valido dal punto di vista legale e sembra non capire come funzionano l’amministrazione e il sistema giudiziario americani.

L’ordine esecutivo contro i social

A fine maggio Trump ha firmato l’ordine esecutivo che toglie di fatto a tutti i social lo “scudo penale” per i contenuti postati sulle loro piattaforme.

L’ordine modifica il “Communications Decency Act”, una legge del 1996 che garantisce immunità penale alle piattaforme digitali rispetto ai contenuti pubblicati da terze parti. Poiché per emendare una legge occorre il via del Congresso, lo stesso presidente ha previsto che ci saranno una raffica di ricorsi in tribunale contro il suo decreto ma ha mostrato fiducia sul verdetto finale.

Il decreto prevede che il dipartimento del Commercio presenti una petizione presso la Federal communications commission (Fcc), perché definisca il raggio di azione della “sezione 230” – la parte del Communications Decency Act che è stata toccata dal provvedimento – che, suggerisce Trump, potrebbe “venire rimossa o totalmente modificata”. Viene inoltre ordinato alle agenzie governative di tagliare gli investimenti pubblicitari sui social media e alla Fcc di raccogliere le accuse di censura o faziosità perché vengano valutate.

La bocciatura del regolatore delle Tlc

Tuttavia in pochi giorni il regolatore ha fatto sapere, tramite il presidente Ajit Pai (che pure è un “fedelissimo” di Trump), che la Fcc non appoggia la proposta del presidente degli Stati Uniti di modificare la legge che finora ha concesso l’immunità penale a Twitter & co. riguardo ai contenuti pubblicati dagli utenti.

Pai ha chiarito che si tratta di un dibattito importante e che la Fcc passerà a un attento vaglio ogni richiesta di nuova legislazione da parte di Trump. Ma fin dal 2018 il presidente della commissione aveva evidenziato che la Fcc non ha il potere di regolare i siti Internet come i social media e ha ribadito: “Non possono essere regolati in termini di libertà di parola. Il governo non è qui per regolare queste piattaforme. Non abbiamo l’autorità per far questo”.

“Come conservatore, mi preoccupa che le grandi aziende hitech liberali soffochino la nostra voce”, ha dichiarato uno dei commissari Repubblicani della Fcc, Mike O’Rielly. “Al tempo stesso, credo fermamente nel rispetto del primo emendamento della nostra Costituzione, e la questione ha molto a che fare con questo emendamento”.

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