L'ANALISI

Turismo, il digitale non è solo “social”

Cristiano Radaelli: “Da un lato è necessario fare un salto di qualità nella promozione dei beni culturali, ma serve anche una trasformazione gestionale. Dedicare risorse a ruoli più innovativi e proporre nuovi servizi e modalità di fruizione a visitatori e turisti”

Pubblicato il 25 Mag 2017

Cristiano Radaelli, imprenditore digitale

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Dopo un periodo di tagli, le risorse pubbliche destinate dal Governo alla cultura sono aumentate sia nella legge di stabilità 2016, che in quella 2017 e nel frattempo si è portato avanti un rinnovamento della regolazione e dell’organizzazione. Ad esempio, nuovi incentivi fiscali come l’Art Bonus, un credito di imposta alle erogazioni liberali in denaro a sostegno della cultura e dello spettacolo, permettono di valorizzare il nostro patrimonio artistico. Dalla sua introduzione, l’Art Bonus ha registrato erogazioni per oltre 100 milioni di euro.

L’Italia è forse il primo paese al mondo per opere culturali, storiche, artistiche di primaria importanza e il fabbisogno economico per la conservazione e la fruibilità delle opere è enorme e non certamente sostenibile con investimenti pubblici. Abbiamo l’esigenza etica di mantenere e trasmettere a chi verrà dopo di noi il patrimonio a noi temporaneamente assegnato, abbiamo la necessità e la fortuna di poter utilizzare tale patrimonio per diffondere cultura tra i nostri concittadini per la nostra crescita e per costruire il futuro del nostro Paese, abbiamo l’opportunità di condividere queste ricchezze con gli abitanti di tutto il mondo, generando passione per l’Italia e opportunità di business per i servizi che potranno essere sviluppati per ospitare le persone che vengono ad apprezzare i nostri capolavori.

Secondo le indagini di Istat e Unioncamere (Rapporto impresa turismo 2013), quasi il 15% dei turisti stranieri ha visitato monumenti e aree archeologiche mentre quasi il 14% ha visitato mostre e musei. Percentuale molto limitata pensando al valore del nostro patrimonio artistico. L’indice RAC (Report PWC), che esprime il ritorno economico degli asset culturali, stima che l’Italia nel 2007 ha ottenuto un ritorno medio di circa 0.5 milioni di euro per sito. Per lo stesso anno, gli USA vantano un indice RAC pari a 8.16 volte quello italiano; anche le performance dei vicini europei sono migliori (Francia: 1.8 mn euro per sito; Regno Unito: 3.3 mn euro). Siamo quindi ben lontani da numeri soddisfacenti.

Il settore pubblico fatica, anche per questi motivi, a reperire le risorse per la conservazione, la tutela e la valorizzazione di un patrimonio così prezioso e diffuso. La diffusione di informazioni sulla rete riguardo alle bellezze artistiche dell’Italia risulta in generale abbastanza ridotta e l’offerta culturale non è al passo con l’evoluzione digitale.

A questi fini è necessario distinguere tre diversi campi di attività. Da un lato è necessario fare un salto di qualità nella promozione dei beni culturali per mezzo degli strumenti di comunicazione digitale, ad esempio, ma non solo, attraverso i social. Questa azione permetterebbe di incrementare il numero dei visitatori e dei turisti e in modo esponenziale i ricavi per le iniziative associate alla visita, sia culturali che commerciali. Colmando il gap di promozione digitale, il numero di turisti, anche provenienti dall’estero, interessati a visitare il patrimonio artistico, culturale e storico aumenterebbe con conseguente incremento degli introiti.

Il secondo campo di attività, è la trasformazione digitale dei processi interni gestionali degli enti e dei luoghi culturali, che potrà permettere di dedicare risorse a ruoli più innovativi e di promozione, di migliorare il controllo diminuendo i costi gestionali e di proporre nuovi servizi e nuove modalità di fruizione a visitatori e turisti.

Il terzo punto è che i visitatori dei luoghi di interesse culturale e dei musei, si aspettano di avere a disposizione nella loro visita strumenti avanzati di connessione, riconoscimento, navigazione digitale e ormai anche realtà virtuale. Anche in questo caso, nel panorama italiano esistono punti di eccellenza, ma in numero estremamente limitato.

È necessario porre in atto iniziative che permettano di fare un salto di qualità in questi campi. Ad esempio è sempre più urgente e importante che sia posto in essere un processo gestito perché i centri di eccellenza possano fungere come benchmark e traino per le altre realtà. Il progresso e lo sviluppo economico italiano nascono dall’utilizzo delle nostre risorse tramite modelli di business innovativi, nuove tecnologie e applicazioni digitali. Il contributo che il turismo e la cultura possono dare sono enormi, sia dal punto di vista economico, sia per la creazione di posti di lavoro, sia per la possibilità di diffusione della cultura e della storia italiani, cogliamo l’opportunità della crescita del turismo internazionale perché questo si realizzi.

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