IL CASO

Uber sul tavolo della Corte di Giustizia Ue

Attesa per il 2016 la sentenza che deve stabilire la “natura” del servizio: si tratta di una app company o è un’azienda di trasporti vera e propria?

Pubblicato il 21 Lug 2015

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Il caso Uber, la nota e contestata taxi app fatta oggetto di una serie di divieti su scala nazionale, diventa materia per la Corte di giustizia europea. Un giudice di Barcellona ha trasferito infatti le questioni che riguardano il trattamento a livello regolatorio della start-up di San Francisco direttamente alla Corte con sede a Lussemburgo: sarà questa a decidere se Uber vada considerata un’azienda dei trasporti o un servizio digitale; la sentenza è decisiva per il futuro del provider concorrente dei taxi.

Come spiega oggi il Financial Times, se la Corte di giustizia europea riterrà che Uber sia un fornitore di un servizio digitale, più difficilmente i regolatori nazionali potranno porre dei freni alle sue attività. Ma se Uber verrà definita un servizio di trasporto, questo costringerebbe la taxi app a una modifica radicale del modello di business, con un possibile aumento sostanzioso dei costi operativi; per esempio, Uber dovrebbe cambiare il modo con cui assicura i conducenti e le policy con cui aderisce agli enti regolatori locali.

Per ora Uber ha dichiarato che considera positivamente l’intervento della Corte di giustizia europea, perché a suo avviso può accelerare le sue manovre con cui cerca di appellarsi presso le istituzioni Ue contro i divieti a livello nazionale.

“Noi non vogliamo essere esentati dalle regole”, ha dichiarato Mark McGann, head of public policy di Uber for Europe, the Middle East and Africa. “Ma pensiamo che le regole debbano essere adattate all’era digitale”. McGann ha aggiunto che l’attuale “patchwork di regole nazionali viene usato dalle aziende consolidate per proteggersi dai servizi nuovi e innovativi come Uber, a scapito dei consumatori europei”.

I tempi si preannunciano tuttavia lunghi: secondo il Ft, la decisione della Corte di giustizia Ue non arriverà prima dell’autunno del 2016. Gli Stati membro hanno due mesi per presentare il loro punto di vista.

La scorsa settimana intanto la Commissione europea ha chiesto spiegazioni alla Germania in merito al bando messo in vigore nel Paese contro alcuni dei servizi di Uber, dopo che la start-up californiana ha presentato un esposto all’esecutivo europeo sostenendo che le regole tedesche sui servizi taxi e la concorrenza violano le norme dell’Ue. Uber ha presentato un esposto simile in Francia, dove i tassisti hanno chiesto di rendere Uber illegale (e due top manager della società sono anche stati arrestati). Quanto all’Italia, McGann ha riferito che Uber si sta consultando con degli avvocati per decidere se appellarsi contro il divieto deciso dal tribunale di Milano.

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