IL CASO

Utenti profilati via Facebook: Casaleggio come Cambridge Analytica?

Secondo quanto riportato da Linkiesta sarebbe stata utilizzata un’app terza per sottrarre informazioni. Ma la società smentisce: “Dati correttamente raccolti e cancellati come da normativa vigente”. E annuncia: “Faremo causa”

Pubblicato il 05 Dic 2019

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La Casaleggio Associati avrebbe sottratto dati personali da Facebook ben tre anni prima che lo facesse Cambridge Analytica. Lo afferma un articolo de Linkiesta, citando quanto riferito da Marco Canestrari, ex collaboratore della società e ora programmatore informatico a Londra.

Secondo quanto ricostruito da Canestrari, nel febbraio 2013, il blog di Beppe Grillo diede l’annuncio del debutto di una app per sostenere la campagna elettorale del Movimento 5 Stelle: accedendo all’applicazione e accettando le condizioni si poteva aggiungere il logo ufficiale del 5 Stelle alla proprio foto profilo, diffondere il programma elettorale e appoggiare i candidati nonché raccogliere i fondi. Secondo Linkiesta questo metodo nascondeva, in realtà, “una gigantesca cessione di dati personali”a fini profilazione: dall’indirizzo e-mail fino al luogo di nascita e residenza.

Per Canestrari, “l’app consentiva agli amministratori di Casaleggio Associati una serie di operazioni. Tra cui monitorare le attività dell’utente attivista. Ora l’app non è più attiva, ma Web Archive conserva le informazioni che permettono di risalire ai permessi richiesti da Casaleggio Associati”.

Secondo Linkiesta, Casaleggio “scelse di richiedere il maggior numero di permessi, ossia di dati, anche quelli non pertinenti all’attività politica. Ma non solo: come è successo con Cambridge Analytica, la srl milanese ha potuto ottenere ogni dato disponibile non solo sugli attivisti ma anche sui loro amici di Facebook, quindi chiunque avesse avuto tra gli amici un attivista del movimento che si era scaricato l’app potrebbe aver subito un accesso ai propri dati da parte della Casaleggio”.

L’operazione sarebbe stata replicata anche nel 2014 e nel 2018, anche qui attraverso un’app di Facebook, ma in quel momento il social – a detta di Canestrari – “aveva probabilmente già limitato la possibilità di accedere ai dati, proprio in seguito allo scandalo di Cambridge Analytica. Non possiamo sapere – dice l’ex braccio destro di Gianroberto Casaleggio – se li hanno effettivamente scaricati, né che cosa ne abbiano fatto. Bisognerebbe chiedere al Garante se hanno tabelle da poter confrontare, oppure indurlo ad aprire una nuova istruttoria ma credo sia passato troppo tempo”.

La replica della Casaleggio Associati

La Casaleggio Associati nega di aver impropriamente utilizzato i dati dei propri utenti ed annuncia di aver proceduto per le vie legali a “tutela” della propria reputazione. “In merito all’articolo “Scoop, la Casaleggio Associati ha sottratto dati personali di utenti Facebook tre anni prima di Cambridge Analytica” pubblicato dal sito www.linkiesta.it, Casaleggio Associati precisa che in maniera completamente errata è stato comparato un caso in cui sono stati utilizzati milioni di dati senza il consenso degli utenti, a un caso profondamente diverso in cui legittimamente un sito chiedeva individualmente alle singole persone di poter utilizzare alcuni dati per verificare la propria classifica di attivismo (es. per aver cambiato la propria immagine di Facebook, o avere tanti amici che utilizzavano l’app)” si legge in una nota in cui si precisa che “i dati raccolti nel 2013 non sono stati utilizzati dalla Casaleggio Associati per altre finalità e sono poi stati cancellati alla fine dell’iniziativa in piena sintonia con la legge, con le politiche di Facebook e con la normativa sulla privacy”. La Casaleggio Associati, dunque, “ha proceduto a tutelare la propria reputazione per vie legali già nella giornata di oggi nei confronti de Linkiesta. Questa azione legale si somma a molte altre già attive e diverse già concluse con successo contro una diffamazione sistematica da parte di alcune testate o singoli individui che hanno già dovuto pagare per il danno arrecato”.

Le reazioni politiche

“Oggi Linkiesta.it pubblica un articolo molto interessante in cui sostiene che la Casaleggio abbia fatto esattamente la stessa cosa di Cambridge Analytica. Da leggere. In attesa, ovviamente, della auspicabile smentita della Casaleggio. Arriverà?”. Scrive su Twitter Matteo Renzi.

Un altro esponente di Italia Viva, Michele Anzaldi chiede l’intervento del Garante Privacy. “Il Garante della Privacy valuti di aprire al più presto una nuova istruttoria sulla Casaleggio Associati dopo le pesanti rivelazioni del sito Linkiesta.it, secondo cui l’azienda di Casaleggio, per conto del Movimento 5 stelle e del Blog di Beppe Grillo, in occasione delle elezioni del 2013, del 2014 e del 2018 avrebbe sottratto illecitamente dati personali di utenti di Facebook, esattamente come fatto da Cambridge Analytica in Usa e Regno Unito – scrive su Facebook –  Presento un esposto al Garante. E deposito un’interrogazione parlamentare”. L’interrogazione, spiega, sarebbe rivolta al presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, “poiché a gestire materialmente l’applicazione che avrebbe sottratto i dati, secondo quanto rivelato a ‘Linkiesta’ da un ex dipendente di Casaleggio, sarebbe stato l’allora dipendente della Casaleggio Associati Pietro Dettori, che oggi risulta essere collaboratore del ministro degli Esteri Di Maio alla Farnesina e che nel precedente Governo lavorava addirittura presso gli uffici di Palazzo Chigi”.

In trincea anche FI. “Cosa dicono Casaleggio, Grillo e Di Maio? Come commentano l’articolo pubblicato oggi da Linkiesta sulla base delle rivelazioni dell’ex grillino Marco Canestrari? – si chiede il senatore Andrea Cangini – L’accusa è gravissima: negli scorsi anni i militanti del Movimento 5stelle furono indotti a scaricare un’applicazione grazie alla quale la Casaleggio Associati ha carpito tutti i loro dati e quelli dei loro contatti su Facebook. Che uso è stato fatto di quei dati? Se l’accusa fosse provata, saremmo di fronte ad uno scandalo analogo a quello che travolse la società britannica Cambridge Analytica. In attesa che la magistratura e l’Autorità per la privacy si interessino al caso, sarebbe opportuno che i grandi capi grillini e il loro dante causa, Davide Casaleggio, dicessero come stanno le cose. Non erano loro, del resto, i teorici della trasparenza?”.

Per Giordano Masini di +Europa gli abusi rivelati “sono di una gravità inaudita. Per un fatto della stessa portata eversiva il premier austriaco Kurz ha cacciato i fascio-populisti di Strache dal governo e ha aperto la crisi”.

“Su questo si giudica oggi la credibilità del Pd e di Italia Viva – dice Masini – O continuano a coprire e ad assecondare questa vergogna nazionale oppure no. Non si può sostenere la democrazia e lo stato di diritto ed essere al tempo stesso complici della Casaleggio Associati e del M5S. Renzi e Zingaretti – conclude Masini – ci dicano subito da che parte stanno, e lo dimostrino coi fatti”.

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