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Venaria Reale battezza l’archi-tecnologia

Passato, presente e futuro mixati nel restauro della Reggia barocca. Il materiale acquisito raccolto in una banca dati che ha fatto da base per la realizzazione di un modello digitale

Pubblicato il 09 Mar 2013

l complesso di La Venaria Reale, dichiarato Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, rappresenta una delle massime espressioni dell’arte Barocca. Realizzato alla metà del Seicento dal duca Carlo Emanuele II di Savoia e in parte trasformato nel 700 e nell’800, è oggi gestito dal Consorzio di Valorizzazione Culturale “La Venaria Reale”, composto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dalla Regione Piemonte, dalla Città di Venaria Reale, dalla Compagnia di San Paolo e dalla Fondazione 1563 per l’Arte e la Cultura, che in soli 5 anni ha portato la Reggia al 5° posto tra i musei italiani più visitati.

La Venaria Reale è stata oggetto di un importante intervento di restauro e recupero funzionale promosso dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e dalla Regione Piemonte, con il sostegno dell’Unione Europea, in collaborazione con la Provincia di Torino, i Comuni di Torino, Venaria Reale e Druento. Il progetto è diventato il più imponente programma di conservazione e valorizzazione di un bene culturale in Europa: oltre 300 milioni di euro di investimenti per un intervento durato 15 anni, su una superficie di circa 245.000 mq suddivisa in 50 appalti che hanno coinvolto 400 ditte, per un totale di oltre 1.800 operatori tra tecnici e collaboratori. È stato un restauro basato sulla conoscenza. Un nuovo modo di progettare ideato e gestito dall’ingegnere Francesco Pernice che, a partire dal 1994 divenne direttore della Reggia di Venaria e dal 2002 Soprintendente per i Beni Architettonici e Paesaggistici del Piemonte: “la ricerca storica e archivistica, coadiuvata dall’attenta campagna diagnostica e stratigrafica costituita da oltre 5.800 prelievi e analisi, hanno avuto un ruolo fondamentale per il risanamento del complesso monumentale indirizzando anche le scelte di restauro e applicando soluzioni innovative nell’organizzazione dei cantieri, negli impianti tecnologici, con particolare attenzione all’abbattimento dei costi di lavorazione, di applicazione e di risparmio energetico, sperimentando tecnologie applicate all’industria, ma adattate ad un cantiere di restauro”.

Grazie alla pianificazione degli impianti tecnologici, gestita in fase di progettazione del restauro, è stato possibile ottenere, nel rispetto della struttura, la massima funzionalità; infatti, gli impianti, nascosti nei giardini, smistano calore, freddo, energia elettrica e termica e la splendida peschiera ha la funzione di raffreddamento delle acque della centrale, garantendo così il massimo risparmio energetico ed ambientale. “Negli ultimi 24 mesi – racconta Pernice – si è attuato un significativo intervento sull’impianto di illuminazione interno con la sostituzione dei corpi illuminanti di 110 piantane progettate per la Reggia da Gae Aulenti, con lampade a led appositamente studiate e realizzate per la Reggia. Questo intervento garantisce un risparmio energetico annuo di 87.600 Kwh (circa euro 72.000) e risparmi nei costi di manutenzione pari a 3 giorni/uomo al mese; la durata delle lampade è infatti passata di 15.300 ore a 25.000 ore”.

Il materiale acquisito durante il lungo restauro del complesso non è andato perso, anzi è stato opportunamente valorizzato. Tramite dispositivi scanner laser 3D, infatti, le società Digitarca e Emmequattro hanno elaborato un modello tridimensionale virtuale navigabile, texturizzato con la “pelle” reale. “Al suo interno – descrive Pernice – il visitatore può muoversi liberamente, fruendo della possibilità di osservare l’organismo architettonico con prospettive inusuali, avvicinandosi a dettagli di interesse per coglierne a fondo tutta la complessità e la maestria, accedendo a spazi normalmente esterni ai tradizionali percorsi di visita o ancora di comprenderne la logica costruttiva, attraverso la scomposizione in parti elementari e/o il sezionamento ideale”. In una fase successiva il materiale raccolto è confluito in una banca dati digitale aperta per permettere l’aggiornamento della manutenzioni e valorizzazioni future.

Tutto ciò ha permesso di perfezionare l’esperienza del visitatore all’interno del modello virtuale: è possibile spostarsi a 360° grazie all’utilizzo di mouse e tastiera, misurare la distanza tra due punti e la superficie degli ambienti ed interrogare il modello tramite hotspot contestuali realizzati con colori differenti a seconda della provenienza. Gli hotspot creano un Information System tridimensionale.

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