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Vertenza Gepin in stallo: ammortizzatori verso scadenza

I 350 lavoratori in attesa di essere convocati al Mise dal 7 aprile. Sale la preoccupazione dei sindacati: “Da luglio famiglie senza reddito”. Ancora nulla di fatto per il piano assunzioni promesso dalle aziende subentranti alla commessa Poste, E-care e System House

Pubblicato il 19 Mag 2017

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Uno stallo lungo un anno. Non si sblocca la situazione dei 350 lavoratori – 220 solo a Napoli – di Gepin Contact addetti alla commessa di Poste che attendono di essere convocati dal ministero dello Sviluppo economico dal 7 aprile. “A luglio scadranno gli ammortizzatori sociali per i lavoratori al di sotto dei 40 anni – sottolinea il segretario della Fistel Campania, Salvatore Topo – e siamo purtroppo ancora lontani da una soluzione definitiva che restituisca non solo il lavoro ma soprattutto la dignità a queste persone”.

“Dopo un anno e mezzo” – aggiunge il Segretario Regionale Fistel Cisl Campania Giuseppe Di Marzo – siamo di fronte ad un immobilismo istituzionale per precise responsabilità di Poste Italiane che ha appaltato il servizio con il criterio del massimo ribasso. È arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti e di avallare quell’ accordo del 5 settembre che aveva garantito la continuità occupazionale a tutto il bacino degli ex lavoratiri Gepin Contact. Poste Italiane scopra le carte in tavola”.

Preoccupazione è espressa anche dalla Slc Cgil. “Siamo molto preoccupati – dice Alessandra Tommasini Segretario Generale Slc Cgil Campania – per l’assenza di risposte da parte del Governo nazionale e di Poste Italiane nonostante più volte sia stato sollecitato l’intervento nelle varie fasi della vertenza .

“A questo punto – conclude Alessandra Tommasini – dato lo stallo in cui si trovano le lavoratrici e lavoratori di Gepin e l’imminente termine di scadenza degli ammortizzatori sociali, chiediamo l’intervento diretto del Governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca, affinché solleciti il Ministero e Poste Italiane per una risoluzione positiva dell’intera vertenza”.

Lo scorso 7 aprile al Mise si erano aperti spiragli per i lavoratori di Gepin Contact. che operavano nella commessa Poste. La viceministro Teresa Bellanova aveva assicurato che System House avrebbe provveduto ad assumere i lavoratori di Roma mentre E-care aveva disponibilità ad assumere quelli di Napoli”. Le due aziende si sono aggiudicate la nuova commessa per i call center messa a gara da Poste Italiane.

Sulla commessa che interessa i lavoratori di Napoli c’è pendente un ricorso al Consiglio di Stato contro l’assegnazione a E-Care. Serao ha chiesto al Governo “tempi certi. E’ incomprensibile che un’azienda a controllo pubblico continui a ignorare il disagio di centinaia di lavoratori. La crisi dei call center, alla quale il Governo sta lavorando per trovare soluzioni, non può essere aggravata dall’indifferenza di uno dei più grandi gruppi pubblici. La situazione va risolta in tempi brevi, trovandoci alla vigilia della scadenza degli ammortizzatori sociali. Si rischia di degenerare sul piano sociale e dell’ordine pubblico”.

La vicenda di Gepin Contact è complessa e si interseca con quella di UpTime, azienda di customer care, nata dalla cessione di un ramo di Sda Express con gli stessi vertici di Gepin. Una fetta delle attività di Poste è stata affidata ad Uptime da Poste Italiane e poi riversata su Gepin Contact. Nel 2014 la situazione comincia a incrinarsi poiché le attività di customer care di Gepin e di Uptime vengono messe in gara d’appalto. Mentre per i cento lavoratori Uptime è stato stipulato un accordo con cui Poste Italiane si fa carico della loro situazione, per i trecentocinquanta lavoratori di Gepin (duecentoventi a Napoli e centotrentadue a Roma) Poste non ha firmato un accordo.

Nel maggio 2016 c’è un barlume di speranza, il vice ministro del ministero per lo sviluppo economico, Teresa Bellanova, dichiara che ci sarebbe stata continuità lavorativa per i dipendenti di Gepin Contact, ma tra la fine di luglio e l’inizio di agosto 2016 i lavoratori vengono licenziati. La gara viene vinta da due società: System House a 0,29 centesimi e E-Care a 0,34 centesimi. Poste Italiane sceglie di assegnare la gara a E-Care, ritenendo la proposta di System House davvero bassissima, anche in una gara a massimo ribasso. A settembre 2016 viene stipulato al ministero un accordo che prevede che la società vincitrice della gara si faccia carico dei lavoratori. Poco dopo la firma dell’accordo, il Tar sospende l’assegnazione dei lotti di gara a E-Care, in seguito al ricorso della prima azienda, System House.

Il 27 gennaio 2017, la tanto attesa sentenza del Tar ha dichiarato la vincita di System House, quella dell’offerta bassissima, che a differenza dell’altra azienda non intende farsi carico dei trecentocinquanta lavoratori.

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