L'INTERVENTO

Vestager: “Mercati digitali a rischio concentrazione”. Nuovo giro di vite per le Big tech?

La concorrenza “tiene bassi i prezzi, aumenta la scelta, incoraggia l’innovazione e offre opportunità alle Pmi”, ha sottolineato la commissaria Ue. Che ora vorrebbe inasprire il Digital Markets Act

Pubblicato il 05 Lug 2021

vestager

Apertura, democratizzazione e potenziale di innovazione sono i grandi vantaggi dei mercati digitali, che moltiplicano le occasioni di scambio di informazioni, merci, idee. Ma l’importanza degli “effetti di rete” non deve far dimenticare che “i mercati digitali possono diventare piuttosto concentrati. Garantire che rimangano equi può essere difficile e richiede il pieno utilizzo dei nostri strumenti di applicazione normativa”. Lo ha affermato la Commissaria Ue alla Concorrenza, Margrethe Vestager, nel suo intervento alla Competition Summer School del College d’Europa di Bruges.

“Di recente abbiamo emesso una Comunicazione delle obiezioni nei confronti di Apple e Amazon e avviato un nuovo procedimento contro Facebook“, ha proseguito la commissaria Antitrust e vice presidente esecutivo della Commissione europea. “Questo caso di lavoro è ulteriormente supportato dalle nostre indagini di settore: ad esempio, recentemente abbiamo esaminato la struttura del mercato per l’Internet of Things consumer, dove abbiamo motivo di preoccupazione“.

Vestager ha anche avviato una nuova indagine nei confronti di Google per valutare se l’azienda abbia “violato le regole Ue sulla concorrenza favorendo i propri servizi tecnologici per la pubblicità display online nella cosiddetta supply chain ad tech a danno dei fornitori concorrenti di servizi tecnologici per l’advertising, degli inserzionisti e degli editori online”.

Secondo quanto riportato da Reuters, Vestager sta cercando anche di inasprire le regole del Digital Markets Act (Dma) per arginare il potere delle Big tech come Google, Facebook, Amazon, Apple e Microsoft.

“La concorrenza aumenta la scelta, incoraggia l’innovazione”

Nel suo intervento a Bruges la commissaria ha sottolineato il ruolo di una comunicazione trasparente sulle strategie antitrust nei confronti del pubblico e dello stesso personale governativo per far comprendere con chiarezza che “la concorrenza tiene bassi i prezzi. Aumenta la scelta. Incoraggia l’innovazione. Offre opportunità alle piccole imprese e promuove un level playing field. Se vogliamo che gli altri collaborino, non possiamo stancarci di ripeterlo”.

Per gli addetti ai lavori dell’Antrust europeo “è facile dimenticare che, al di fuori della nostra cerchia, non tutti capiscono la logica alla base della politica di concorrenza. Questo è vero anche per altri funzionari del governo”, ha chiarito Vestager. “Quindi è nostro compito diffondere chiaro il messaggio, nel nostro lavoro con il pubblico e all’interno del governo”.

La coooperazione internazionale sui mercati digitali

Sui mercati digitali la collaborazione non è però solo tra attori europei ma si svolge sempre più su scala internazionale.

“Alcuni dei nostri casi più importanti hanno riguardato una buona cooperazione con i nostri partner internazionali, anche in Asia, ad esempio nel caso Novelis/Aleris, dove abbiamo lavorato con colleghi in Cina, e nei casi Google Fitbit, in cui i nostri team hanno parlato con i loro controparti in Giappone su base quasi settimanale”, ha affermato Vestager. “Questo stesso tessuto forte – comunicazione, cooperazione, apertura – è anche il punto di partenza per ogni nuovo progetto politico che sviluppiamo”.

Contro gli aiuti di Stato (anche extra-Ue) per un mercato aperto

La commissaria ha citato il lavoro attuale sulle sovvenzioni estere come esempio di “salvaguardia dell’apertura”.

“Le sovvenzioni governative all’interno dell’Ue sono regolate dalle nostre norme sugli aiuti di Stato. Poiché questo strumento non si applica alle sovvenzioni provenienti dall’esterno, abbiamo riscontrato la necessità di uno strumento per consentire una concorrenza leale tra tutte le imprese attive nel mercato interno. Laddove le sovvenzioni estere si rivelassero dannose, che si tratti di una proposta di fusione o semplicemente di un’attività di mercato generale, il nuovo regolamento darà alla Commissione il potere di cercare rimedi adeguati. Vorrei sottolineare: non si tratta di protezionismo. È il contrario: creando più equità, garantiamo che il mercato unico rimanga aperto”.

Dieci le Big tech nel mirino dell’Ue?

Secondo quanto riporta Reuters, Vestager vorrebbe abbassare la soglia dei ricavi annuali che rendono un’azienda definibile una Big tech e passibile di indagini Antitrust all’interno del Digital markets act.

Al momento i big sono quelli che hanno fatturato più di 10 miliardi di euro in Europa negli ultimi tre anni o hanno una capitalizzazione di mercato di almeno 100 miliardi di euro. Vestager sta valutando invece di includere nelle Big tech le aziende con fatturato di più di 6,5 miliardi di euro in tre anni e valore di mercato di almeno 65 miliardi di euro; devono inoltre fornire la loro piattaforma digitale in almeno tre Paesi dell’Unione europea. Questo includerebbe nel novero non solo Google, Facebook, Amazon, Apple e Microsoft ma altre cinque tech company, scrive Reuters, anche se la commissaria Antitrust ha specificato che non è importante colpire un certo numero di Big tech; per l’Europa si tratta di vigilare sul potere di mercato.

Il Dma, ha spiegato Vestager, riguarda le aziende “con potere di fare da gatekeeper”, perché questo potere si accompagna anche a una “responsabilità”.

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