NEW MEDIA

Video online, il mercato ha fame: ecco le sfide della tv connessa

Rapporto ITMedia Consulting e Luiss Dream: aumentano i player, si consolida il settore delle Tlc e cresce il peso dei contenuti esclusivi. Ma l’intero settore è ancora in fase di sviluppo

Pubblicato il 05 Apr 2016

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L’Internet of Things cambierà la vita economica e sociale di ognuno di noi e su questo non ci sono grossi dubbi. Ma tra servizi in mobilità, banda larga, app innovative, geolocalizzazione e big data c’è una componente che più di ogni altra potrebbe rappresentare la vera rivoluzione dell’era 3.0: i video. A far crescere il peso di questa componente sul processo evolutivo della Rete è, come spesso capita, la crescita della domanda che orienta il mercato.

Il rapporto che sarà presentato domani all’università Luiss Guido Carli di Roma, intitolato “Il video e la terza rivoluzione di Internet: tendenze di mercato e prospettive di policy” ed elaborato da ITMedia Consulting e Luiss Dream, si focalizza proprio sul video come driver fondamentale del cambiamento. “La rivoluzione del broadband video sull’industria dei contenuti porta con sé un esponenziale incremento della domanda dei servizi di video online, come fattore di crescita del traffico di banda e dunque come volano per lo sviluppo delle reti – spiega il rapporto -. La crescente varietà e disponibilità dei device ha portato a un cambiamento radicale nelle abitudini dei consumatori, ampliando le opzioni e modalità di fruizione non legate più soltanto al device televisivo (tv connessa)”. I dati raccolti da ITMedia Consulting e Luiss Dream segnalano un aumento della competizione nella distribuzione dei contenuti video sul mercato europeo, imputabile ad alcuni fattori precisi:

· l’ingresso di nuovi attori globali, a cominciare da Neflix;

· il consolidamento, attraverso fusioni e acquisizioni, da parte dei grandi operatori di telecomunicazioni che ha permesso lo sviluppo dell’offerta quadruple play, integrando voce, dati con accesso a Internet fisso e mobile, e video (TV);

· l’accesso diretto dei nuovi attori a contenuti premium in esclusiva, non più soltanto cinema e serie, ma anche sport e calcio in particolare (campionato nazionale e Champions League), in grado di accrescere la domanda di dati e il traffico sulle reti (Regno Unito e Spagna).

In uno scenario come questo i nuovi attori cercano di far leva sulla massa critica di utenti raggiunta grazie all’attività originaria, beneficiano così di esternalità di rete per espandersi nel nuovo mondo connesso dei contenuti. In ogni caso, sottolinea la ricerca, “si tratta di un settore ancora in una fase di sviluppo e dove struttura del mercato, strategie di posizionamento e rapporti di forza sono ancora lontani dall’essere consolidati”. Ma l’enorme impatto che Internet sta avendo e avrà sul mondo dei contenuti aprirà la strada a nuovi modelli di business e nuovi player, quindi anche a nuove sfide per le autorità controllo e regolazione dei mercati.

Tutto in un’ottica di processo che deve reperire idee e conoscenze tanto dalla “nuova” che dalla “vecchia” economia, tenendo presente che il “mantenimento del focus sul consumatore piuttosto che sulla protezione di determinati concorrenti consente che i benefici di Internet si estendano a tutta l’economia”. Dal punto di vista della metologia regolatoria, evidenzia il rapporto “il tradizionale paradigma del command and control, è gradualmente sostituito da forme di co-regolamentazione e auto-regolamentazione dal basso, più flessibili, dinamiche, complete ed articolate, che realizzano una redistribuzione delle responsabilità regolatorie e favoriscono più efficacemente il benessere del consumatore”.

Non è da escludere inoltre che modelli complementari di regolazione possano riguardare “anche materie nelle quali siano coinvolti diritti fondamentali”, ponendo problemi di individuazione di norme primarie saldamente ancorate ai valori di cui gli stessi i diritti fondamentali sono espressione. I sistemi di autoregolamentazione, aggiungono i ricercatori di ITMedia Consulting e Luiss Dream, “prevedono delle forme di condizionamento ed orientamento degli attori privati per il perseguimento di un interesse pubblico” e bisognerà dunque “verificare, ‘on a case by case basis’, quali forme di cooperazione potrebbero eventualmente essere esigibili, funzionali e proporzionate per il miglior perseguimento degli obiettivi generali sottesi al mondo degli old e new media nelle democrazie contemporanee”.

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