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Virtualizzazione, la cyber resilienza entra nei servizi infrastrutturali


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Costi, prevedibilità della spesa e sovranità del dato spingono le imprese a rivalutare gli ambienti locali e ibridi. Per Denis Cassinerio di Acronis, il rientro delle macchine virtuali offre l’occasione per integrare sicurezza, recovery e compliance in un unico modello di gestione

Pubblicato il 29 ott 2026

Denis Cassinerio

Vice President Sales South Europee CEE di Acronis



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virtualizzazione e cyber resilienza


Punti chiave

  • Rivalutazione del cloud: controllo dei costi, prevedibilità e sovranità del dato spingono verso infrastruttura locale, modelli ibrido o riduzione del multicloud.
  • Sostituzione delle piattaforme permette di ripensare l’esecuzione delle VM, la gestione e i modelli di spesa; fenomeno interessa oltre gli MSP, anche realtà medio-grandi.
  • Integrare virtualizzazione, gestione e cyber resilienza come servizio riduce la frammentazione; soluzioni iper-convergenti come Cyber Frame di Acronis uniscono recovery, sicurezza e compliance.
Riassunto generato con AI


Per anni il cloud ha rappresentato una delle principali direzioni dell’evoluzione infrastrutturale delle aziende. Oggi, però, il quadro sta cambiando. Il tema del controllo dei costi e della prevedibilità della spesa è diventato centrale e, insieme alle esigenze di compliance e di sovranità del dato, sta portando un numero crescente di organizzazioni a valutare nuovamente il ruolo delle infrastrutture locali.

Per alcune aziende, la risposta può essere rappresentata da un modello ibrido o dalla scelta di mantenere determinati workload all’interno della propria infrastruttura. Anche il multicloud, pur offrendo flessibilità, può aumentare la complessità e i costi di gestione. In questo scenario, il rapporto tra cloud e infrastruttura locale torna quindi a essere oggetto di una valutazione più articolata.

Quando il cloud non è più la scelta univoca

La crescente attenzione alla sovranità del dato è uno dei fattori che stanno così spingendo le organizzazioni a considerare il rientro delle macchine virtuali e dei dati. Per alcune realtà, mantenere i dati e i workload all’interno di infrastrutture locali può rispondere meglio a specifiche esigenze di compliance e di controllo.

Anche l’aumento dei costi del cloud sta portando le aziende a interrogarsi sulla sostenibilità di determinati modelli infrastrutturali nel medio periodo. Quando poi le organizzazioni adottano più ambienti cloud, la gestione può diventare ulteriormente articolata.

Il multicloud può infatti comportare una maggiore complessità operativa e costi di gestione più elevati. Per questo, per alcuni workload, l’infrastruttura locale o un modello ibrido possono tornare a essere opzioni interessanti.

La conseguenza è che il cloud non rappresenta più necessariamente un percorso a senso unico. La scelta può dipendere dal tipo di workload, dalle esigenze dell’organizzazione e dal livello di controllo richiesto su dati e infrastruttura.

La sostituzione della virtualizzazione apre una nuova fase

Il tema del rientro delle VM on-premise si intreccia con un’altra dinamica del mercato, quella della sostituzione delle piattaforme di virtualizzazione esistenti. Per le aziende, questo passaggio rappresenta un’occasione per valutare non soltanto quale tecnologia utilizzare per eseguire le macchine virtuali, ma anche come gestire l’infrastruttura e i servizi associati. Il fenomeno non riguarda più esclusivamente il tradizionale mondo degli MSP, ma interessa anche aziende di dimensioni medio-grandi.

In questo scenario, il controllo dei costi e la prevedibilità della spesa diventano elementi importanti nella valutazione delle alternative. La scelta della piattaforma di virtualizzazione si inserisce quindi in una riflessione più ampia sul modo in cui l’infrastruttura viene gestita e sui servizi che possono essere costruiti intorno ai workload. È proprio questa evoluzione che sta ampliando il mercato di riferimento e creando nuove opportunità anche nel segmento enterprise.

La sicurezza deve essere parte del servizio

Riportare una macchina virtuale all’interno dell’infrastruttura aziendale non significa però limitarsi a sostituire una piattaforma di virtualizzazione con un’altra, perché uno degli aspetti più rilevanti è la possibilità di integrare la componente di sicurezza direttamente nel servizio. In questa prospettiva il valore non risiede più soltanto nell’erogare una macchina virtuale, ma nella capacità di combinare virtualizzazione, gestione e cyber resilienza.

Questo approccio consente di considerare insieme elementi che, in precedenza, potevano essere gestiti attraverso componenti e strumenti distinti. Per le organizzazioni che stanno valutando il rientro delle VM o la sostituzione delle piattaforme esistenti, la possibilità di integrare questi aspetti all’interno dell’infrastruttura può (e deve) quindi rappresentare un elemento importante della scelta.

La cyber resilienza non viene così trattata come un livello separato rispetto alla virtualizzazione, ma come una componente del servizio infrastrutturale. Scegliere la nuova sede per le proprie macchine virtuali non è più solo una questione di puro calcolo delle performance o dei costi di licenza, ma significa ridefinire il concetto stesso di continuità operativa direttamente dalle fondamenta.

Un equilibrio tra controllo e flessibilità

Il ritorno delle VM on-premise va quindi letto all’interno di un’evoluzione più ampia. Non significa che tutte le aziende debbano riportare i workload in casa, né che il cloud perda il proprio ruolo. Significa piuttosto che le organizzazioni stanno valutando con maggiore attenzione dove sia più opportuno collocare dati e applicazioni.

La questione diventa quindi quella di poter scegliere l’ambiente più adatto senza aumentare ulteriormente la complessità tecnologica. Per farlo, virtualizzazione, gestione e cyber resilienza devono essere considerate all’interno dello stesso modello, contribuendo a ridurre la frammentazione nella gestione dell’infrastruttura. L’obiettivo non è semplicemente eseguire una macchina virtuale, ma poter gestire il workload all’interno di un ambiente nel quale anche la cyber resilienza sia integrata.

In questa direzione si inseriscono soluzioni iper-convergenti come Cyber Frame di Acronis, all’interno di un contesto in cui la virtualizzazione evolve da semplice tecnologia per l’esecuzione dei workload a componente di un servizio infrastrutturale più completo, capace di rispondere alle nuove esigenze delle organizzazioni. Cyber Frame, infatti, ha le capacità di combinare virtualizzazione, gestione e cyber resilienza e il suo valore, non risiede soltanto nell’erogare una macchina virtuale, ma nella possibilità di integrare la componente di sicurezza all’interno del servizio. La stessa evoluzione sta ampliando il mercato di riferimento di Acronis: accanto agli MSP e alle organizzazioni più piccole, l’azienda registra interesse crescente da parte di realtà medio-grandi, interessate a integrare virtualizzazione, recovery, sicurezza e compliance in un unico approccio.

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