GOVERNO DRAGHI

Vittorio Colao, ministro alla Transizione Digitale

A capo della task force voluta da Conte, l’ex numero uno di Vodafone è chiamato a una delle sfide più importanti per il Paese. Riflettori forti sulla trasformazione della PA e delle imprese. Banda ultralarga e 5G fra le priorità nel Piano svelato a giugno 2020

Pubblicato il 12 Feb 2021

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Vittorio Colao è il nuovo ministro per l’Innovazione Tecnologica e la Transizione Digitale. Il manager, ex ceo di Vodafone e già nella task force dell’ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, è stato dunque chiamato a guidare il dicastero che si occuperà di una delle maggiori sfide del Paese, perno insieme al “green” del Next Generation Ue e che dovrà gestire una parte consistente degli oltre 200 miliardi di fondi del Recovery Plan italiano.

Colao aveva già tracciato chiaramente il suo “programma” qualche mese fa -nell’ambito della task force da lui capitanata – nero su bianco nel documento “Iniziative per il rilancio Italia 2020-2022” (QUI IL DOCUMENTO INTEGRALE). Il piano prevedeva una roadmap per spingere l’infrastrutturazione in fibra a livello nazionale e in particolare per portare la banda ultralarga nelle aree grigie ma anche in tutte le strutture pubbliche, in particolare scuole e ospedali. Spinta forte anche al 5G partendo dall’innalzamento dei limiti elettrosmog. La digitalizzazione era stata a suo tempo classificata come il primo dei tre “assi di rafforzamento” per la trasformazione del Paese, seguito da Rivoluzione verde e Parità di genere e inclusione.

Piano Fibra Nazionale per le aree grigie con fondi pubblico-privati

Riguardo alla banda ultralarga fissa il Piano Colao puntava al completamento della copertura nazionale della rete in fibra estendendo l’intervento pubblico alle cosiddette aree grigie, quelle dove si concentra la maggior parte dei distretti industriali e delle imprese italiane. Lo Stato, secondo quanto suggerito dal super-consulente di Governo – dovrà sostenere parzialmente i costi con finanziamenti governativi e imporre al fornitore vincente delle gare condizioni cogenti di realizzazione nonché garanzia di accesso competitivo a pari condizioni tecnico/operative a tutti gli operatori nonché sanzioni per la mancata realizzazione delle aree oggetto dei bandi.

La posa delle nuove infrastrutture in fibre era stata considerata prioritaria anche nella Pubblica amministrazione coinvolgendo tutti gli edifici della PA, con particolare attenzione a scuole e strutture socio-sanitarie e amministrazioni locali per rendere possibile il passaggio a servizi digitali al cittadini, smart working degli impiegati e accesso universale a dati della PA.

5G, adeguare i limiti elettrosmog a quelli europei

È sull’innalzamento dei limiti elettrosmog che faceva leva la strategia per la spinta al 5G. Il team aveva suggerito di adeguare i limiti italiani a quelli europei “oggi circa 3 volte più alti e radicalmente inferiori ai livelli di soglia di rischio”. E si puntava a escludere l’opponibilità locale – molte le amministrazioni che stanno emettendo ordinanze per bloccare l’installazione delle nuove antenne.

Strategia Cloud: risparmi di risorse, più sicurezza e interoperabilità

Più in generale il digitale e l’innovazione furono indicati come strategici per far evolvere tutti i settori produttivi e dell’economia. E i riflettori si sono accesi soprattutto sulla PA: il piano puntava ad una forte accelerazione della trasformazione digitale come strumento fondamentale per modificare radicalmente processi, comportamenti e relazioni con cittadini e imprese, agendo tramite una serie di azioni. E la strategia puntava anche a lanciare e finanziare il piano di migrazione al cloud per garantire rilevante risparmio di risorse, maggiore sicurezza, coerenza e interoperabilità delle banche dati.

Piano di digital health nazionale

Determinante lo sviluppo di un Ecosistema Digitale Salute a livello nazionale, per connettere tutti gli attori della filiera e renda disponibili tutti i dati sanitari del paziente agli operatori autorizzati, per permettere una cura integrata a casa, presso strutture sanitarie pubbliche/private e in ospedale, attraverso personalizzazione, monitoraggio ed interventi più efficienti.

La sfida delle competenze

Last but not least la strategia puntava a lanciare una piattaforma digitale di education-to-employment su scala nazionale, focalizzata in ambiti definiti in base all’offerta e sussidiata da accordi pubblico/privati. Previsto anche il rafforzamento della formazione continua per gli ordini professionali, progettando corsi trasversali fra i diversi ordini su tematiche comuni relativi a organizzazione del lavoro, nuove competenze green, digitale, etc. per favorire lo scambio di competenze e massimizzare la velocità di apprendimento.

Ecco la squadra dei 23 ministri

Una squadra di 23 ministri 9 senza portafoglio e 14 con portafoglio. 15 politici – 4 M5S, 3 a testa per Pd, Lega e Forza Italia, uno Italia viva e uno Leu – e 8 tecnici.

Questi i nomi: allo Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti; al ministero per il Sud Mara Carfagna; alla Salute confermato Roberto Speranza; al Lavoro Andrea Orlando; alla Transizione ecologica Roberto Cingolani che presiederà il coordinamento del comitato per la transizione ecologica; alla Innovazione tecnologica e transizione digitale Vittorio Colao; alla Giustizia Marta Cartabia; all’Istruzione Patrizio Bianchi; ai Trasporti Enrico Giovannini; all’Università Cristina Messa; all’Interno Luciana Lamorgese; agli Esteri Luigi Di Maio; alla Difesa Lorenzo Guerini; ai Rapporti con il parlamento Federico D’Incà; all’Economia Daniele Franco; all’Agricoltura Stefano Patuanelli; ai Beni culturali Dario Franceschini; alla Pubblica amministrazione Renato Brunetta; agli Affari regionali e le autonomie Maria Stella Gelmini; alle Politiche giovanili Fabiana Dadone; alle Pari opportunita’ Elena Bonetti; alla Disabilita’ Erica Stefani; al Turismo Massimo Garavaglia. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio sara’ invece Roberto Garofoli.

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