IL CASO

“Vivendi controlla Tim”: il verdetto della Consob apre la strada al golden power

Sotto accusa il ruolo dei vertici, l’uscita di scena di Cattaneo, gli impegni con la Commissione Ue e il dossier Canal Plus. Ma la società annuncia ricorso: “Nostre argomentazioni solide”

Pubblicato il 13 Set 2017

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La faccenda, per i francesi di Vivendi, si mette male. “La società detiene il controllo di fatto di Tim”: questo il verdetto della Consob secondo cui “ai sensi dell’art. 2359 c.c. e ai sensi dell’art. 93 del TUF, nonché ai sensi della disciplina parti correlate”, i francesi – con il 23,94% del capitale ordinario, ed esercitanti le attività di direzione e coordinamento – controllano eccome l’operatore di Tlc.

Non è bastato il pronunciamento di Agcom – il Consiglio odierno ha deliberato che il piano presentato da Vivendi indica le condizioni per individuare il soggetto indipendente a cui dovranno essere trasferite le quote di partecipazione in Mediaset Spa (quelle eccedenti il decimo del totale dei viti esercitabili nell’assemblea degli azionisti della società) – a far tirare un respiro di sollievo. Quasi in contemporanea la Commissione Nazionale per le Società e la Borsa si è espressa in disaccordo rispetto all’interpretazione dei legali dell’azienda secondo i quali il controllo societario non sarebbe affatto esercitato. Un pronunciamento che serve al governo una carta determinante ai fini dell’eventualità di esercitare il golden power. Non scontato prevedere le mosse dell’esecutivo; da parte sua però Tim ha prontamente annunciato il ricorso alle vie legali “a propria tutela nelle sedi competenti, sicura della correttezza dei propri comportamenti e della solidità delle proprie argomentazioni”.

Il pronunciamento della Consob fa leva su una serie di “fatti” non ultima la risoluzione del rapporto con l’Ad Flavio Cattaneo “su esclusiva iniziativa del consigliere de Puyfontaine, a seguito di una discussione con il dott. Cattaneo avente ad oggetto cambiamenti nel management con il possibile coinvolgimento di Amos Genish”, quest’ultimo entrato a far parte del management in qualità di direttore operativo. Un “indizio” non da poco e considerato evidentemente borderline nell’andamento della vicenda. Indizio che fa il paio con l’impegno di Vivendi con la Commissione Europea a cedere le quote detenute da Tim in Persidera senza preventivo coinvolgimento del Cda di Tim, – evidenzia la Consob – e dopo che la stessa Tim aveva dichiarato la strategicità di tale partecipazione nell’ultimo bilancio. Per non parlare della la sottoscrizione da parte di de Puyfontaine “di un dettagliatissimo term sheet con Canal Plus”.

Se tre indizi fanno già una prova – Agatha Chistie docet – a pesare è anche il ruolo dei tre amministratori dei dieci di designazione di Vivendi (sui quindici totali del CdA) che ricoprono ruoli dirigenziali di vertice nel gruppo Vivendi a partire dal ceo ad interim Arnaud de Puyfontaine (in attesa della nomina del nuovo ceo) “che ha rilevanti deleghe attinenti le linee strategiche del gruppo”. I Comitati interni – evidenzia inoltre la Commissione – hanno la presenza maggioritaria di consiglieri tratti dalla lista di Vivendi.

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