LO SCANDALO

Volkswagen, software-truffa. Il ministero: “Valutare lo stop alla vendita in Italia”

Lo vicenda delle auto diesel “taroccate” diventa globale e coinvolge 11 milioni di veicoli in tutto il mondo. La casa tedesca accantona 6,5 miliardi per le sanzioni ma rischia 18 miliardi di dollari di multa dagli Usa. In Italia parte l’inchiesta del ministero dei Trasporti, mentre quello dell’Ambiente lancia l’ultimatum

Pubblicato il 22 Set 2015

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E’ costato alla Volkswagen un crollo del titolo di quasi il 20% in Borsa lunedì (pari a 15 miliardi di dollari di valore) più un accantonamento di 6,5 miliardi di dollari lo scandalo che ha portato alla luce l’utilizzo di un software-truffa che ha permesso al produttore d’auto tedesco di “barare” negli Stati Uniti sui test per le emissioni inquinanti dei suoi veicoli diesel. Ma le ripercussioni probabilmente non finiranno qui perché Volkswagen sarà costretta a rivedere le stime di utili di gruppo per il 2015 e negli Stati Uniti rischia 18 miliardi di dollari di sanzioni da parte dell’Epa, oltre a un danno di immagine che, come sottolineato anche dall’agenzia Fitch, sarà difficile da sanare, tanto più negli Usa dove l’azienda sta cercando di aumentare la quota di mercato.

L’agenzia per la protezione ambientale statunitense Epa (Environmental protection agency) ha accusato Volkswagen di aver infranto la legge federale installando un software per aggirare gli standard ambientali per la riduzione dello smog in circa 482mila vetture diesel vendute negli Stati Uniti dal 2009 al 2015: le Volkswagen Jetta, Beetle, Golf e Passat, e l’Audi A3. Si tratta, spiega oggi anche il quotidiano Repubblica, di un software capace di rilevare quando la macchina è sottoposta ai test sulle emissioni, in modo da tenere attivo il sistema di controllo sulle emissioni solo in quel periodo di tempo. Negli altri momenti, è l’accusa dell’Epa, i veicoli inquinano molto più di quanto comunicato dalla casa produttrice. Il software è stato creato per nascondere l’emissione di monossido di azoto.

Volkswagen (che è il maggior produttore d’auto nel mondo per volumi di vendite, come ricorda oggi Reuters) ha ammesso di aver falsato la misurazione degli scarichi di gas delle sue auto diesel vendute negli Usa per aggirare gli standard ambientali e ha sospeso immediatamente la vendita dei modelli diesel negli Stati Uniti e ritirato quasi 500mila vetture già sul mercato, come ordinato dall’Epa. Ciò non ha evitato l’apertura da parte del dipartimento americano di Giustizia di un’inchiesta penale per presunto reato ambientale: il software trovato nelle centraliine di alcuni modelli Volkswagen e Audi sarebbe grado di ridurre le emissioni fino al 40% durante i test dell’Epa, in pratica facendo rilevare un tasso di inquinamento dell’atmosfera molto inferiore a quello reale.

La vicenda non si limita al mercato americano perché sarebbero 11 milioni le auto Volkswagen “truccate” in giro per il mondo – una cifra superiore alle immatricolazioni di un anno della casa di Wolfsburg. La società ha già assicurato che “sta lavorando con la massima celerità per chiarire le irregolarità” e assicurato che “tutti i veicoli Euro 6 e successivi sono a norma”.

Immediate le reazioni del governo tedesco: il ministro dell’Economia, e vice cancelliere, Sigmar Gabriel ha parlato di “un brutto incidente. Siamo davanti a un clamoroso inganno ai danni dei consumatori. Siamo preoccupati che ne soffra la reputazione dell’industria dell’auto tedesca e in particolare quella di Volkswagen“. Il ministro dei Trasporti, Alexander Dobrindt, ha annunciato su Bild “test approfonditi” su tutti i modelli diesel della casa da parte di esperti indipendenti.

Anche il Ceo del gruppo, Martin Winterkorn, ha annunciato l’avvio di un’inchiesta indipendente per chiarire l’accaduto e si è “personalmente scusato”, ribadendo che Volkswagen “non tollera alcuna violazione delle regole o delle leggi” e “farà tutto il possibile per recuperare la fiducia persa” e collaborare con le autorità.

La motorizzazione tedesca potrebbe anche decidere di indagare se ci siano state analoghe manipolazioni in Germania: se ciò fosse vero, il dubbio sorgerebbe per ogni paese europeo e “sarebbe un rischio incredibile visto che in Europa le vendite di auto diesel sono molto più elevate che negli Usa”, osserva Repubblica. Il ministero tedesco dell’Ambiente ha indicato che “a breve sono previsti colloqui tra il governo” e i vertici Volkswagen.

Chiede addirittura un’inchiesta europea Bernard Sapin, ministro francese delle Finanze: per “rassicurare i cittadini”, ha dichiarato parlando alla Radio Europe1, sarà “necessario” condurre controlli anche sugli altri costruttori europei. Anche da noi il ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, chiede di valutare lo stop alla vendita di auto in Italia, nel caso da noi fosse stato utilizzato lo stesso software incriminato, mentre il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, riporta l’agenzia Ansa, interpellerà oggi sull’accaduto, sia il KBA, Kraftfahrt-Bundesamt, soggetto terzo, il maggiore omologatore delle auto in questione, sia Volskwagen. Il nostro ministero chiede di conoscere se il medesimo illecito, avvenuto negli Usa dove vigono però regole differenti per l’omologazione, risulti essere praticato su omologazioni della stessa autorità tedesca per l’Europa e se i veicoli sono stati commercializzati in Italia.

C’è da aspettarsi dunque nuovi capitoli in questa vicenda, su tutte e due le sponde dell’Atlantico e con ripercussioni anche per altri produttori d’auto: mentre la Commissione europea fa sapere che sorveglierà attentamente le evoluzioni del caso, il dossier è già arrivato alla Casa Bianca e un panel della Casa dei rappresentanti terrà un incontro ad hoc nelle prossime settimane. L’Epa ha anche annunciato che condurrà test sui veicoli diesel di altre aziende per verificare che il “trucco” della Volkswagen non sia utilizzato da altri, come General Motors o Fiat Chrysler Automobiles, che vendono auto e Suv diesel negli Stati Uniti, riporta Reuters. Non finisce qui: la Corea del Sud ha avviato un’indagine su modelli diesel Volkswagen per assicurarsi che la casa automobilistica di Wolfsburg non abbia violato anche le norme antismog del paese asiatico.

“E’ un disastro oltre ogni immaginazione”, ha commentato Ferdinand Dudenhoeffer, direttore del Center of Automotive Research dell’Università di Duisburg-Essen. E il capo dell’istituto economico tedesco Diw, Marcel Fratzscher, ha messo in guardia dalle ampie e gravi conseguenze dello scandalo, prefigurando perdite di posti di lavoro e possibili effetti sul made in Germany: le multe che Volkswagen dovrà pagare sono il meno.

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