LA PROPOSTA

Web tax, Iab Italia: “Cambiare la legge per evitare lo strapotere degli Ott”

L’associazione chiede di rivedere le regole stabilite dalla legge di Bilancio 2018, limitando l’applicazione solo all’adv online e introducendo un credito di imposta. Noseda: “Sull’equità fiscale si gioca la crescita dell’intero comparto del digitale”

Pubblicato il 05 Nov 2018

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Senza una “nuova” web tax le imprese italiane del digitale sono destinate a sparire. L’allarme è lanciato da Iab Italia, secondo cui se non si modifica la tassa così come prevista dalla legge di Bilancio 2018, si rischia di accentuare ulteriormente la disparità fiscale tra i colossi del web e le aziende tricolore che operano nell’advertising online.

“Nella sua veste attuale, la norma determinerebbe infatti – commenta Carlo Noseda, presidente di Iab Italia – uno svantaggio per le imprese digitali italiane, perché si aggiungerebbe alla tassazione ordinaria, penalizzando ulteriormente le imprese locali nei confronti dei competitor esteri la cui sede legale è spesso in Paesi caratterizzati da un trattamento fiscale vantaggioso”.

La norma della manovra 2018 stabilisce che la tassa sia applicata come ritenuta alla fonte sulle transazioni e colpirà solo i soggetti che effettuano oltre 3mila transazioni di servizi nell’anno solare. Come contraltare scompaiono sia le comunicazioni all’agenzia delle Entrate – e dunque lo spesometro per tracciare le imprese digitali – sia il credito d’imposta riconosciuto alle imprese residenti per evitare doppie tassazioni; via anche il ruolo di sostituti d’imposta a carico delle banche. La norma è in attesa dei decreti attuativi del Mef per diventare operativa.

“Del resto – prosegue Noseda – l’equità fiscale è uno dei punti cruciali su cui si gioca la crescita dell’intero comparto, un comparto che occupa oltre 250.000 professionisti a tempo pieno e ove per ogni euro investito in adv digitale ce ne sono 25 euro in indotto. Un valore che negli anni ha proseguito a crescere in maniera sostanziale, ma che rischia di arrestarsi proprio per l’attuale iniquità fiscale che pesa esclusivamente sulle nostre imprese”.

Secondo Iab bisogna contenere l’applicazione delle norma solo alla pubblicità online e alle aziende di più grandi dimensioni. Le imprese devono avere la possibilità di ottenere un credito di imposta nel caso dimostrino di aver assoggettato a tassazione congrua i ricavi derivanti dai servizi in oggetto e di rispettare determinati requisiti di trasparenza e collaborazione.

L’identificazione del livello di tassazione congruo potrebbe essere una percentuale fissa (ed esempio il 25%), oppure ci si potrebbe ispirare a meccanismi analoghi a quelli previsti dalla disciplina Cfc( tassazione effettiva superiore alla metà di quella italiana). Infine, il meccanismo premiale potrebbe essere di due tipi: esenzione da digital tax vs. riconoscimento di un credito d’imposta, in entrambi i casi da riconoscere solo a seguito della dimostrazione delle condizioni descritte sopra.

“L’obiettivo di queste proposte è quello di attenuare la disparità concorrenziale oggi in atto sul mercato, andando a colpire solo le posizioni di abuso e garantire l’intercettazione della reale capacità contributiva di un’azienda senza gravare sulle piccole e medie imprese locali”, conclude Noseda.

Iab Italia ha dato il via da pochi giorni alla campagna mediatica per sensibilizzare mercato e istituzioni sulla necessità di modificare la web tax italiana.

Non si spengono dunque i riflettori sul tema della tassazione dei big del web. La Gran Bretagna si sgancia dall’Unione europea anche procedendo autonomamente alla creazione di una tassa sui servizi delle web company. Il “balzello” scatterà dal 2020 e si prevede un gettito da 400 milioni di sterline l’anno (poco meno di 450 milioni di euro ai cambi attuali).

Nell’Unione europea la Web tax è fortemente sostenuta da Francia, Italia e Austria. I tre paesi vorrebbero adottare entro fine anno la proposta avanzata dalla Commissione europea: prelievo del 3% sul fatturato dei gruppi dell’economia digitale che fatturano nell’Ue più di 50 milioni di euro l’anno. La soluzione europea verrebbe adottata temporaneamente, mentre proseguono i negoziati su scala Ocse per arrivare a una formula condivisa anche al di fuori dell’Ue. La presidenza austriaca è in pressing sui ministri delle Finanze Ue e ha chiesto di non cedere alla “tentazione di agire unilateralmente”: undici paesi europei sarebbero pronti a procedere con la loro web tax nazionale.

Le trattative in Europa si sono scontrate con l’opposizione di alcuni paesi Ue come Lussemburgo e Irlanda, che vogliono aspettare la soluzione internazionale, e con l’ostracismo della Germania, che vuole evitare la “demonizzazione” di Google & co. Berlino insiste  tuttavia nel garantire che la decisione sulla Web tax ci sarà e anche Francia e Austria hanno parlato di “progressi”.

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