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Web tax, il dossier sul tavolo della Ue

Il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, presenta le diverse opzioni, così come richiesto dall’Ecofin. Tassa sui ricavi o in base al numero di clienti? Tappa successiva il Digital Summit del 29 settembre a Tallin

Pubblicato il 21 Set 2017

F.Me

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La Ue accelera sulla web tax. Il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis presenterà oggi le diverse opzioni sulla web tax, cosí come richiesto dall’Ecofin. Si tratta di una sintesi delle opzioni già sul tavolo, da quella francese, italiana, tedesca e spagnola di tassare il fatturato delle aziende dell’economia digitale, a quella estone di superare il principio di “residenza fisica permanente. Le proposte della Commissione finiranno poi sul tavolo del digital summit dei capi di Stato e di governo previsto il 29 settembre a Tallin.

Per una proposta concreta si dovrà attendere invece la prossima primavera, quindi metà 2018. Dombrovskis ha precisato che la soluzione preferita è un accordo a 28, per una serie di elementi tra cui quello di preservare il mercato unico.

Tuttavia il cammino verso una soluzione condivisa non è così scontato: come noto, le politiche fiscali variano di Paese in Paese e tra alcuni Ministri delle Finanze le opinioni sono divergenti.

Ad ogni modo, se non ci fosse unanimità, un blocco di Paesi capofila potrebbe procedere autonomamente e la proposta elaborata dai quattro big dell’Area Euro – Francia, Germania, Italia e Spagna – ha già totalizzato circa una decina di nazioni che l’appoggiano.

Ma quali sono le proposte sul tavolo? A Tallin dieci ministri hanno firmato una proposta che prevede una web tax da applicare ai fatturati delle compagnie digitali, e non più ai loro utili. Tra i firmatari: Francia, Italia, Germania e Spagna, Austria, Bulgaria, Grecia, Portogallo, Slovenia e Romania. Nella dichiarazione si sottolinea come gli Stati non possano più “accettare che queste società facciano business in Europa pagando tasse minime”, perché “in gioco c’è l’efficienza economica, così come l’equità e la sovranità fiscale”.

La proposta non ha incontrato l’unanimità: non è condivisa, ad esempio, dall’Estonia, attualmente presiedente di turno del Consiglio dell’Unione europea, che punta invece a una tassazione sul numero dei clienti registrati in ogni singolo Paese.

Secondo un rapporto del Parlamento europeo, i 28 Paesi dell’Unione hanno perso gettito fiscale per 5,4 miliardi di euro tra il 2013 e il 2015 per mancati versamenti da parte di Google e Facebook. Per la sola Italia la perdita stimata è di 549 milioni nel triennio.

Intanto inizia ad aumentare l’interesse per la soluzione indiana. L’India ha introdotto il cosiddetto equalization levy , cioè un’imposta compensativa sui ricavi delle imprese che non hanno una presenza economica significativa (digitale) nei vari Paesi. Una imposta digitale che fa affidamento su una misurazione fisica dei contenuti digitali delle varie attività economiche. Potrebbe essere una soluzione di passaggio, in attesa di trovarne una definitiva.

Intanto le multinazionali iniziano a mobilitarsi contro proposta di direttiva del Consiglio per la modernizzazione dell’IVA per il commercio elettronico transfrontaliero da impresa a consumatore (B2C), chiamando in causa i clienti. eBay sta inviando una mail ai suoi acquirenti per invitarli a firmare una petizione contro le proposte di tassazione al vaglio Ue che potrebbero determinare un aumento dei prezzi finali.

“Non solo i prezzi aumenteranno- spiega il colosso dell’e-commerce – ma anche la tua scelta verrà drasticamente ridotta poiché le piccole aziende faranno fatica a esportare nell’Ue”.

“Unisciti a noi e schierati contro la proposta di una nuova normativa fiscale sull’Iva dell’Ue”, invita eBay.

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