FISCO

Web tax, Italia con Francia e Germania “contro” Google & Co.

Il ministro Padoan sottoscrive la dichiarazione congiunta: tasse sul fatturato realizzato nei singoli Paesi. La proposta all’Ecofin di Tallin

Pubblicato il 11 Set 2017

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Anche l’Italia scende in campo per la web tax. Il ministro dell’Economia Per Carlo Padoan ha sottoscritto una dichiarazione politica congiunta con gli omologhi colleghi di Germania, Francia e Spagna a sostegno di una iniziativa per la tassazione delle imprese dell’economia digitale. La dichiarazione è stata inviata a Toomas Töniste, Ministro delle Finanze dell’Estonia – Stato che ricopre la presidenza di turno dell’Unione europea – e per conoscenza al Commissario europeo Pierre Moscovici.

I quattro ministri delle finanze dei paesi più grandi dell’Eurozona intendono presentare l’iniziativa per la tassazione della web economy nel corso della prossima riunione informale del consiglio dei ministri delle finanze dell’Ue (Ecofin), in programma a Tallinn il prossimo 15 e 16 settembre, e in particolare nella II sessione di lavoro, dedicata alle sfide della tassazione d’impresa nell’epoca dell’economia digitale.

L’iniziativa ha lo scopo di sollecitare una imposizione delle imprese che svolgono attività economica in Europa senza corrispondere un livello di tassazione adeguata, mettendo a repentaglio i principi di equità fiscale e la sostenibilità del modello economico e sociale del continente.

L’iniziativa pan-europea è stata lanciata dal ministro dell’Economia francese, Bruno Le Maire, che ha suggerito una revisione delle tassazioni nazionali per applicare un prelievo non più basato sull’utile bensì sul fatturato delle web company. La tassazione sul fatturato – anziché sugli utili – prevederebbe naturalmente una aliquota molto bassa (il Financial Times ipotizza fra il 2 e il 5% del totale): abbastanza comunque per aumentare le entrate per le casse pubbliche da zero (o quasi) a diversi miliardi di euro.

La Commissione europea ha accolto con favore la proposta di Francia, Germania, Italia e Spagna sulla tassazione dei colossi del settore digitale, anche se vuole aspettare la discussione all’Ecofin informale di questo fine settimana prima di commentare l’ipotesi di tassare i ricavi invece dei profitti. “I giganti del digitale devono pagare la tasse nei paesi in cui i profitti vengono realizzati”, ha detto una portavoce della Commissione, Vanessa Mock, ricordando che l’esecutivo comunitario sta lavorando in questo senso. “Siamo molto contenti dell’interesse politico per questa questione”, ha spiegato la portavoce. Sulla possibilita’ di tassare i ricavi invece dei profitti “non vogliamo commentare in questa fase”, ha aggiunto la portavoce.

“La prima risposta che viene spontanea è: meglio tardi che mai. Quella di oggi è sicuramente una buona notizia. Ma voglio vedere il documento dei ministri alla prova della Commissione Europea che non ha mai avuto il coraggio di superare l’intollerabile libertà delle multinazionali di decidere dove risiedere fiscalmente – commenta Francesco Boccia, autore della web tax transitoria in vigore in Italia dal 2017 – In Italia il Parlamento aveva deciso, approvando una norma già nel 2013, il superamento del concetto di stabile organizzazione al tempo del digitale – aggiunge Boccia, autore nel 2013 durante il Governo Letta della prima webtax in Europa, poi cancellata nel febbraio 2014 dal Governo Renzi – ma poi come è noto, le cose sono andate diversamente e le lobbies delle multinazionali del web, la diplomazia Usa e alcuni leader europei molto accomodanti verso le Over the Top hanno preso tempo”.

“Oggi si riparte con l’iniziativa del Governo Francese e trovo opportuno e utile che quattro grandi Paesi abbiano la stessa posizione. Va sottolineato – continua il presidente della commissione Bilancio – che l’Italia da questo punto di vista ha ottenuto alcuni risultati grazie al lavoro fatto in questi anni dal Parlamento, dall’autorità giudiziaria e dalla stessa agenzia delle entrate. Google in Italia a differenza di quello che accade in Francia è italiana e ha fissato la propria stabile organizzazione. Molte altre multinazionali invece eludono sistematicamente il fisco sia in Italia che in Francia e nel resto d’Europa. L’Italia nel 2013 questa legge l’aveva fatta, cancellata però troppo frettolosamente, oggi siamo ad uno snodo decisivo perché la Francia ha iniziato ad alzare la voce. Spero – conclude Boccia – che i ministri che hanno sottoscritto il documento possano avere la forza per spingere la Commissione Juncker ad essere immediatamente conseguente”.

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