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Web tax, studi di settore anche per Google & Co.

Il ministro dell’Economia Padoan si è detto favorevole. Tra le ipotesi sul tavolo un meccanismo di tassazione sui dati e i profili degli utenti delle grandi piattaforme con un metodo di misurazione statistica dei consumi

Pubblicato il 05 Apr 2017

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Cantiere aperto sulla web tax. Il governo starebbe infatti valutando la possibilità di varare una forma di tassazione della web company. L’apertura è arrivata ieri in occasione dell’assemblea dei deputati Pd nella quale il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan si sarebbe detto favorevole alla webtax.

Una delle ipotesi sul tavolo potrebbe essere quella di costruire un meccanismo di tassazione sui dati raccolti e i profili degli utenti delle grandi piattaforme sulla rete con un metodo di misurazione statistica dei consumi effettuati, una sorta di studio di settore dell’economia digitale.

In realtà, una road map Padoan la aveva già delineata nel giorno della presentazione dei risultati della lotta all’evasione conseguiti dall’agenzia delle Entrate nel 2016., anticipando che il tema sarebbe stato sul tavolo del G7 di Bari, in programma a maggio.

E ancora, a febbraio davanti alle commissioni Bilancio congiunte di Camera e Senato, il ministro si era detto favorevole ad affrontare il tema della tassazione dei colossi del digitale. “Il governo è impegnato a esplorare canali come la web tax”.

“Ritengo che sia un’area assolutamente indispensabile da esplorare ma complessa per ragioni sia politiche che tecniche”, ha spiegato Padoan sottolineando che dal punto di vista politico “una tassa simile sarebbe ottimale se adottata da più paesi almeno a livello europeo e dal punto di vista tecnico ci sono problemi non semplici nell’individuazione della base imponibile e di conseguenza nell’adozione di misure pratiche”.

Anche il direttiore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi, una forma di tassazione è necessaria. “E’ un tema assolutamente complicato ma io condivido assolutamente dal punto di vista personale la necessità di una modifica strutturale della tassazione di questi mondi – ha spiegato nel corso di un’audizione alla Camera dei deputati – Un tema complesso perché significa molte cose e affronta mondi diversi”.

In generale, secondo Orlandi, “la digitalizzazione del processo produttivo e la delocalizzazione degli utili pone problemi” e per risolverli “occorre una riflessione innovativa perchè il tema pone in discussione forse i cardini stessi del diritto tributario e il concetto stesso di reddito”. “Potremmo anche trovare una soluzione unilaterale” ha aggiunto “ma questo ci pone in difficoltà con tutti gli accordi internazionali”. In ogni caso “occorre trovare una soluzione – ha concluso Orlandi – e su questo l’Agenzia con le conoscenze che ha è a disposizione dal punto di vista tecnico”.

Ieri in commissione Industria e Finanze del Senato anche il Procuratore capo di Milano, Francesco Greco aveva evidenziato la necessità di combattere l’elusione fiscale delle multinazionali attraverso “la tracciabilità dei flussi finanziari, delle merci, dei bit” e al tempo stesso “varare una normativa seria che incentivi l’uso della moneta elettronica e che ponga fine all’uso del contante in Italia”.

“La tracciabilità delle merci ha due punti di controllo che sono le dogane e i magazzini di stoccaggio che sono verificabili” mentre “la tracciabilità dei bit implica la collaborazione dei gestori”, ha spiegato Greco.

Il profitto di questi gruppi “non è allineato a quella dei normali commercianti”, ha aggiunto Greco, spiegando poi che gli “accertamenti” come quello su Apple, “ha riguardato solo la grande distribuzione” e “non le transazioni retail online che sono il 50% del ricavato” di questi colossi del web perché ci sono “grandi problemi in termini di accertamento”. Il Procuratore capo di Milano ha sottolineato che “nel mondo non è stata ancora trovata una soluzione omogenea” nell’affrontare la tassazione sul web, evidenziando anche la concentrazione di potere che hanno queste grandi multinazionali. E quindi in un quadro più ampio ha spiegato che il problema va affrontato “sotto il profilo dell’antitrust, della fiscalità e della tutela dei dati che vengono raccolti”

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