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Web tax, faro dell’Italia sulla proposta Ue. Via alla consultazione

Fino al 22 giugno il Mef raccoglie osservazioni sulle misure annunciate da Bruxelles: riflettori sull’imposta temporanea e sulla definizione di “presenza digitale”

Pubblicato il 23 Mag 2018

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Il Mef accende i riflettori sulla web tax. Il ministero, scrive Italia Oggi, ha avviato una consultazione pubblica sulla proposta della Commissione europea per tassare i big del web. La consultazione durerà fino al 22 giugno e avrà l’obiettivo di raccogliere osservazioni dei player, associazioni di consuamatori e centri di ricerca e università sul provvedimento europeo.

La proposta Ue si basa su due misure. La prima proposta, quella relativa alle norme, definisce il “perimetro” entro cui è possibile la tassazione degli utili anche in presenza di una società che non abbia presenza fisica in uno Stato membro. In dettaglio, una piattaforma digitale sarà considerata una “presenza digitale” imponibile o una stabile organizzazione virtuale in uno Stato membro nel caso si superi la soglia dei 7 milioni di euro di ricavi annuali in uno Stato membro, si superino i 100.000 utenti in uno Stato membro in un esercizio fiscale e si registrino oltre 3.000 contratti commerciali per servizi digitali tra l’impresa e utenti aziendali in un esercizio fiscale. In definitiva – spiega la Commissione – il nuovo sistema garantisce un legame effettivo tra il luogo in cui gli utili sono realizzati e quello in cui sono tassati. E la misura, annuncia inoltre la Commissione, potrebbe essere successivamente integrata nel campo di applicazione della base imponibile consolidata comune per l’imposta sulle società (CCCTB), iniziativa che la Commissione stessa ha già proposto per ripartire gli utili dei grandi gruppi multinazionali in un modo che tenga maggiormente conto del luogo in cui il valore è creato.

La seconda proposta, quella sull’imposta temporanea, punta a garantire che le attività attualmente non tassate inizino a generare un gettito immediato per gli Stati membri e ad evitare che alcuni Stati membri adottino misure unilaterali per tassare le attività digitali. L’imposta indiretta in questione si applicherebbe ai ricavi generati da determinate attività digitali che sfuggono completamente al quadro fiscale attuale. Tale sistema – chiarisce la Commissione- si applicherà solo a titolo temporaneo, fino all’attuazione di una riforma globale integrata da meccanismi che limitino la possibilità della doppia imposizione. E si applicherà ai ricavi ottenuti dalle attività in cui gli utenti svolgono un ruolo fondamentale nella creazione di valore e che sono i più difficili da quantificare con le norme fiscali attuali, come ad esempio i ricavi generati dalla vendita di spazi pubblicitari online, da attività di intermediazione digitale che permettono agli utenti di interagire con altri utenti e che possono facilitare la vendita di beni e servizi tra di essi o quelli ottenuti dalla vendita di dati generati da informazioni fornite dagli utenti.

Intanto in Italia è ferma la misura di tassazione inserita nella legge di Bilancio. Il decreto attuativo avrebbe dovuto essere varato entro fine aprile ma così non è stato e dunque la palla passerà in mano al nuovo governo. Che dovrà decidere come muoversi in vista del varo delle misure Ue a anche dell’Ocse che sta lavorando a una proposta che vedrà luce nel 2019.

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