LA STORIA

Whatsapp, la vendetta di Sequoia su Zuckerberg

Il fondo d’investimento deteneva il 40% del capitale della piattaforma di messaging. Ma era stato anche vittima di uno scherzo feroce dell’inventore di Facebook, che si era presentato a una riunione in ritardo e in pigiama. Nei 19 miliardi di dollari dell’acquisizione appena annunciata potrebbe esserci il prezzo di quel peccato di gioventù

Pubblicato il 21 Feb 2014

E’ diventato un Ceo di successo e una persona generosa, ma dieci anni fa Mark Zuckerberg aveva un atteggiamento diverso. A ricordarlo è sul proprio sito Internet Business Insider, che rievoca una storia iniziata nel 2004, quando Zuckerberg giocò un brutto scherzo alla Sequoia Capital, realtà di punta tra i venture capital. A quei tempi Zuckerberg non era ancora convinto di voler rimanere a capo di Facebook e aveva in mente un’altra idea per una start up, che voleva chiamare Wirehog, e che pensava potesse avere più successo.

Così iniziò a parlarne con i fondi di investimento per ottenere il denaro che gli sarebbe servito per realizzare la sua idea. Sequoia Capital si mise in comunicazione con lui, e Zuckerberg non aveva nessuna intenzione di considerare un investimento che venisse da Sequoia, dal momento che Zuckerberg aveva assunto ed era diventato amico di Sean Parker, co fondatore di Napster: Sequoia aveva investito proprio in una startup di Parker, Plaxo, e non era andata bene. Ma anche se non c’era modo di convincere Zuckerberg ad accettare i soldi di Sequoia, lui fissò comunque l’appuntamento, perché aveva in mente uno scherzo.

Così Zuckerberg si presentò in ritardo all’appuntamento fissato per le otto del mattino, e per di più indossando un pigiama. Si avviò verso la lavagna elettronica e fece la sua presentazione mostrando delle slide in power point sullo stile di quelle utilizzate da David Letterman durante il suo “Late show”. Il titolo era “Le dieci ragioni per cui non dovreste investire”. Tra queste “Non abbiamo guadagni”, “saremo probabilmente citati in giudizio dall’industria musicale”, “abbiamo fatto tardi all’appuntamento e ci siamo presentati in pigiama”, “Sean Parker è coinvolto”, “Siamo qui soltanto perché ci hanno chiesto di esserci”. Il risultato fu che Sequoia non investì in Wirehog, e non investì mai nemmeno in Facebook.

Ma a partire dal 2010 Zuckerberg ha iniziato a sentirsi in colpa per questo scherzo, e infatti ha raccontato a David Kirkpatrick, autore di “The Facebook effect”: “Capisco che li abbiamo davvero offesi, e ora mi sento davvero male per questo”.

Ma ieri Zuckerberg ha pagato il prezzo del suo scherzo, con l’acquisizione di Whatsapp per 19 miliardi di dollari. Il gigante della messaggistica istantantanea è infatti partecipato per il 40% proprio da Sequoia Capital, che era stato l’unico fondo di investimento, secondo quanto riporta Forbes, a farsi carico di finanziare il progetto.

Così – conclude il Business Insider – lo scherzo di gioventù sarebbe costato a Mark Zuckerberg circa 6,4 miliardi di dollari.

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