“I clienti sono quelli che comandano, quindi da questa operazione noi ci aspettiamo di essere addirittura ancora più competitivi rispetto ad oggi”, dice l’ad di Wind, Maximo Ibarra, per progetto di fusione con 3 Italia. Il nome del nuovo marchio commerciale? “Presto per dirlo”, risponde a margine del Meeting di Rimini.
Se l’operazione andrà in porto, con le necessarie autorizzazioni antitrust, “saremo più competitivi – dice Ibarra – perché saremo più forti, dal punto di vista qualitativo avremo una rete più grande, dal punto di vista dei sistemi di information tecnology saranno più forti, con una rete distributiva più capillare, ci permetterà di essere ancora più competitivi e solidi agli occhi dei nostri clienti e dell’audience italiana”.
L’ operazione è “nella fase di richiesta di autorizzazione alle Autorità europee e nazionali, e ci aspettiamo che una autorizzazione possa arrivare nell’ ambito dei prossimi dodici mesi. Nella misura in cui questo accada è chiaro che il risultato sarà l’operatore più grande in Italia nella telefonia mobile, e che nel fisso potrà godere del supporto del marchio Infostrada quindi della forza della clientela fissa, e siccome il mercato ormai sta andando sempre più nella direzione di una integrazione tra mobile e fisso non potrà che trarre giovamento da questa fusione”.
Gli incentivi del Governo per lo sviluppo della banda ultralarga rappresentano una opportunità da cogliere? Noi avremo un ruolo importante nell’ambito della telefonia fissa – risponde -. Il tema dell’integrazione fisso-mobile per la clientela è centrale, quindi lo sviluppo della banda larga e ultralarga e quindi della fibra è sicuramente nelle prime posizioni dell’agenda di Wind oggi e, nel momento in cui dovessero arrivare le autorizzazioni per la nuova realtà che nascerà con la fusione, sarà così anche per questa nuova realtà”.
Stiamo vivendo una rivoluzione tecnologica senza precedenti – continua Ibarra – che sta trasformando profondamente comportamenti di consumo, modelli di business, lo stesso nostro modo di pensare e di agire. La velocità di questi processi è incredibile sulla spinta di uno sviluppo esponenziale delle tecnologie. Credo, aggiunge Ibarra, che in questo contesto gli approcci tradizionali siano inefficaci. La disintermediazione delle catene del valore e la disruption dei classici modelli di produzione e consumo richiedono sforzi nuovi che facciano leva anche sulle innovative piattaforme digitali. E il primo terreno sul quale investire riguarda quello della scuola e della formazione. È qui, conclude Ibarra, che dobbiamo subito colmare il gap con le altre economie avanzate. È qui che dobbiamo costruire percorsi formativi che valorizzino le competenze digitali, stimolino la creatività, individuino e sviluppino i talenti all’insegna della meritocrazia per affrontare le nuove sfide del futuro.