IL CASO

Datagate, il Parlamento Ue in pressing su Zuckerberg: “Ora risarcire gli utenti”

Le reazioni a caldo dei parlamentari europei dopo l’intervento in Aula del ceo di Facebook. Bullman (socialisti e democratici): “Poche risposte e deludenti”. Verhofstadt: “Risposte inadeguate, l’autoregolamentazione ha fallito”. Zullo (M5S): “Buoni propositi, ma ora serve passare all’azione”

Pubblicato il 23 Mag 2018

European Parliament President Antonio Tajani, right, welcomes Facebook CEO Mark Zuckerberg upon his arrival at the EU Parliament in Brussels on Tuesday, May 22, 2018. European Parliament President Antonio Tajani, right, welcomes Facebook CEO Mark Zuckerberg upon his arrival at the EU Parliament in Brussels, Tuesday, May 22, 2018. European Union lawmakers plan to press Zuckerberg on Tuesday about data protection standards at the internet giant at a hearing focused on a scandal over the alleged misuse of the personal information of millions of people. (ANSA/AP Photo/Geert Vanden Wijngaert) [CopyrightNotice: Copyright 2018 The Associated Press. All rights reserved.]

I parlamentari europei prendono atto delle scuse di Mark Zuckerberg su caso Cambridge analytica, ma non si accontentano. L’intervento del Ceo di Facebook ieri in aula a Bruxelles, con le scuse solenni e la promessa di non mettere più a rischio i dati degli utenti non sono sembrati sufficienti all’aula, che continua a incalzare Zuckerberg. “E’ chiaro che non abbiamo fatto abbastanza per evitare che i nostri strumenti creassero danni – aveva detto Zuckerberg -. Ci scusiamo per gli errori commessi, ci vorrà del tempo ma sono impegnato a impedire che si ripeta”.

A dare la linea per primo è stato il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, che aveva apprezzato le scuse di Zuckerberg, annunciando che però “non bastano”. “Ci sono questioni irrisolte – afferma – e l’Europarlamento vigilerà sulle rassicurazioni ricevute. “Credo che il Parlamento abbia ottenuto un successo. Ci siamo dimostrati i difensori degli interessi dei cittadini affermando la centralità di questa istituzione”.

Deluso dall’intervento di Zuckerberg Udo Bullmann, coordinatore dei Socialisti e democratici (S&D) al Parlamento Ue: “Zuckerberg non ha risposto a molte delle domande dirette rivolte a lui, e le poche risposte che abbiamo sentito sono state deludenti – sottolinea – Incredibile che, di tutte le società, Facebook apparentemente non sia pronto per essere aperto su questa materia. Come può Zuckerberg pretendere di connettere le persone se lui stesso non è pronto a contribuire pienamente a questo – conclude Bullmann – Come può continuare a guadagnare miliardi e miliardi di dollari con le informazioni degli utenti e quindi rifiutarsi di essere completamente trasparenti? Non consentiremo questo genere di doppi standard”.

Dal cento suo Guy Verhofstadt, presidente dei liberali (Alde) al Parlamento europeo, si spinge a chiedere una sanzione per gli errori commessi dal social network nella protezione dei dati degli utenti: “Le risposte che abbiamo ricevuto oggi da Zuckerberg sono state totalmente inadeguate – attacca – serve un risarcimento per coloro i cui dati sono stati utilizzati impropriamente. Non ho dubbi che Zuckerberg sia un genio, ma c’è il rischio che la sua eredità sia di avere creato una società simile al mostro di Frankenstein, che è uscito dal suo controllo – scrive l’europarlamentare in una nota – Facebook sostiene di avvicinare il mondo, ma in pratica le politiche lassiste hanno dato spazio a coloro che desiderano dividere le nostre comunità. E’ chiaro che l’autoregolamentazione ha fallito e se Facebook non è disposto ad applicare anche le nostre leggi, sarà necessario un ulteriore regolamento per garantire che non possa più essere manipolata dalla cosiddetta ‘alt-right’ o attori di uno stato straniero per minare i nostri processi democratici”.

“Prendiamo atto delle scuse di Mark Zuckerberg, ma adesso bisogna passare ai fatti – aggiunge Marco Zullo, eurodeputato del movimento 5 stelle – Ci sono alcune questioni che rimangono tuttora irrisolte: le compensazioni per gli utenti truffati, l’applicazione del Gdpr, la trasparenza sugli introiti pubblicitari e sulle altre entrate del social network, così come le tasse pagate in ogni Paese e gli strumenti a disposizione diretta di chi naviga sul web per proteggere i propri dati, anche se non è utente di Facebook. Ci saremmo aspettati inoltre risposte puntuali su chi decide cos’è pubblicabile o no e chi sono questi famigerati fact checkers, perché la libertà di espressione non può essere messa in pericolo”.

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