NUOVI LAVORI

Più diritti per i lavoratori della gig economy: a fine anno la proposta Ue

L’intenzione della Commissione è di allargare il perimetro di attuazione della direttiva europea sui contratti a tutte le forme di impiego. La commissaria Thyssen: “Tutele di base per tutti”

Pubblicato il 27 Set 2017

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La Ue vuole regolare i lavori della gig economy: la proposta di legge sarà presentata entro la fine dell’anno. L’idea della Commissione è di allargare il perimetro di attuazione dell’attuale Direttiva europea sui contratti (la cosiddetta Written Statement Directive) a tutte le forme di impiego, come i lavoratori a chiamata, voucher e i lavoratori della gig economy o su piattaforme online.

La Commissione sta proseguendo la discussione con i sindacati e le associazioni datoriali a livello europeo su come modernizzare le regole dei contratti di lavoro, così da renderli più giusti e conosciuti a tutti i tipi di lavoratori. “I lavoratori hanno il diritto di essere informati sui loro diritti e doveri quando iniziano un lavoro – dice la commissaria al Lavoro, Marianne Thyssen (nella foto) – Voglio che tutti i lavoratori in Europa siano coperti da tutele di base, aldilà del proprio stato di impiego, siano lavoratori di piattaforme online o fattorini”.

I sindacati potranno contribuire con un proprio documento entro il 3 novembre 2017. La Commissione europea vuole presentare una proposta di legge entro la fine dell’anno.

“Il ruolo delle parti sociali è centrale per andare avanti col Pilastro Europeo dei Diritti Sociali – spiega Valdis Dombrovskis, vice presidente e responsabile Ue del Dialogo Sociale – In particolar modo quando si tratta di prendere di petto le sfide con le nuove forme di impiego e fornire adeguate condizioni di lavoro per i lavori atipici”.

Il prossimo 17 novembre 2017 a Göteborg, in Svezia, si terrà il Summit sui diritti sociali per la crescita e un lavoro giusto, dioce l’attenzione verrà focalizzata proprio sul lavoro ai tempi della gig economy.

Negli ultimi mesi, anche gli sforzi del Parlamento Europeo sono andati in questa direzione. Il testo licenziato dalla Commissione per il mercato interno e la protezione dei consumatori , a maggio scorso, prova a bilanciare la necessità di promuovere l’innovazione con l’urgenza di assicurare i valori sociali dell’Unione, i diritti dei lavoratori e la parità di condizioni tra iniziative imprenditoriali.

Nella proposta di risoluzione sulla sharing economy, si sottolinea l’importanza fondamentale di tutelare i diritti dei lavoratori nel settore dei servizi collaborativi, primi fra tutti il diritto dei lavoratori di organizzazione e il diritto di azione e di contrattazione collettive, in linea con la legge e la prassi nazionali. I parlamentari europei ricordano che “tutti i lavoratori nell’economia collaborativa sono dipendenti o autonomi in base al primato dei fatti, e che devono essere classificati di conseguenza”. Strasburgo gli Stati e la Commissione, nei rispettivi ambiti di competenza, a garantire condizioni di lavoro eque e una protezione sociale e giuridica adeguata a tutti i lavoratori dell’economia collaborativa, a prescindere dal loro status.

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