DIGITAL ECONOMY

Web tax, l’Europa rincara la dose. Nel calcolo anche la cessione di dati

Via ai lavori della Commissione per gli Affari economici dell’Europarlamento. Si punta a aumentare la quota del 3% sui ricavi di Google & Co.

Pubblicato il 30 Ago 2018

web-tax

Web tax, l’Europa si rimette in moto. La commissione per gli Affari economici e monetari del Parlamento europeo ha dato il via al lavoro alla progettazione delle leggi fiscali per le aziende digitali come Google, Amazon e Facebook.

Dai tavoli emerge la necessità di garantire un regime che preveda aliquote più alte per le aziende che gestiscono grandi profitti. L’imposta del 3% sui ricavi delle società che fatturano almeno 50 milioni di euro a livello europeo, proposta dalla Commissione, potrebbe aumentare, secondo quanto è emerso nella commissione parlamentare.

Contrariamente a quanto proposto dalla Commissione, non si esclude una futura tassazione anche per le entrate e i profitti che derivano dalla vendita di dati. I progetti di relazione verranno presentati il 9 ottobre e saranno sottoposti al voto il 3 dicembre. Il Parlamento europeo esprimerà il suo parere probabilmente a gennaio in seduta plenaria.

Le posizioni dei Paesi Ue, sul tema, non sono omogenee. Italia e Francia spingono per accelerare sull'”adozione in tempi brevi della proposta della Commissione europea sulla tassazione dei servizi digitali a partire dalla fine del 2018, con l’obiettivo di iniziare ad affrontare il tema della tassazione dell’economia digitale” aveva ribadito un comunicato congiunto diffuso dai ministri dell’economia francese Bruno Le Maire e italiano Giovani Tria a inizio agosto.

I ministri “concordano sul fatto che la questione sia della massima importanza per i cittadini e garantirebbe maggiore equità ed efficienza”.

L’Unione europea punta ad adottare entro fine anno una formula “provvisoria” che tasserà i ricavi dei colossi di Internet. Nel comunicato finale scaturito dall’incontro dei ministri delle Finanze del G20 e dei governatori delle banche centrali a Buenos Aires si ribadisce l’impegno ad affrontare l’impatto della transizione a un’economia digitale sul sistema fiscale internazionale entro il 2020, ma senza fornire dettagli. L’Unione europea non intende aspettare e preme per avere subito una forma di tassazione che rimetta i giganti del web “in riga”: “I colossi del digitale devono pagare la loro quota di tasse, qui parliamo fondamentalmente di equità”, ha affermato Moscovici. Moscovici ha detto che porterà avanti la proposta di una tassa sui ricavi da adottare entro la fine del 2018, in linea con quanto dichiarato nei giorni scorsi dal ministro delle finanze austriaco Hartwig Löger: una web tax da realizzare entro la fine del 2018 sarà tra gli obiettivi prioritari della presidenza austriaca nella seconda metà di quest’anno.

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