Entra nel vivo il dossier Cedacri. Secondo il Sole 24 Ore, alla scadenza delle offerte vincolanti, sarebbe arrivata sul tavolo del gruppo la proposta di Ion Investment da oltre 1 miliardo di euro ma più bassa di quanto atteso dagli azionisti di Cedacri (1,6 miliardi).
Multinazionale del fintech, Ion Investment ha sede a Londra, ma fa capo all’imprenditore italiano Andrea Pignataro, ed è specializzata nello sviluppo di piattaforme per intermediari, corporation e banche centrali.
Dal 2004 ad oggi Ion ha condotto 26 acquisizioni per un enterprise value di 10 miliardi di dollari. Dal 2019 controlla Arcuris e nel 2017 ha ricapitalizzato Dealogic.
Fino ad oggi, ricorda il Sole, Ion era data per sfavorita ma ora le cose potrebbero cambiare. Resta da capire le prossime mosse di Accenture, altra società in lizza per l’operazione, che avrebbe avuto intenzione di mettere in campo una partnership azionaria con alcuni attuali soci di Cedacri. L’acquisizione di Cedacri, per Accenture, sarebbe la più grande mai realizzata nella sua storia.
Alla finestra anche Engineering che però non ha presentato offerte vincolanti.
Cedacri, specializzata nella fornitura in outsourcing di servizi IT per le banche, sulla spinta della strategia messa in campo dall’Ad Corrado Sciolla, è molto cresciuta negli ultimi anni raggiugendo un fatturato pari a 400 milioni, 90 milioni di margine operativo loro e 2400 dipendenti.
A pagare le acquisizioni: nel 2019 c’è stato l’acquisto di Oasi, la piattaforma di Nexi per l’antiriciclaggio valutata 150 milioni, e Cad.it, il gruppo specializzato nella regolamentazione e nello scambio dei servizi finanziari. Anche questa società era stata valutata 150 milioni.
L’azienda è ormai una realtà con numeri importanti e con una valutazione molto cresciuta dall’ingresso di Fsi, il gruppo finanziario guidato da Maurizio Tamagnini e partecipato dai maggiori fondi sovrani al mondo, che ha comprato il 27,1% di Cedacri nel gennaio 2018.
Fsi aveva investito quasi 100 milioni di equity, con un’opzione per salire al 33 per cento.
La compagine azionaria dei soci di Cedacri è molto frammentata. Dopo l’ingresso di Fsi, erano rimaste nel capitale di Cedacri, per il restante 73%, 14 tra le principali banche clienti: Mediolanum (15,6%), CrAsti (11,1%), Banco di Desio e della Brianza (10,1%), Unipol Banca (7,5%), Popolare di Bari (6,6%), Cr Bolzano (6,5%), Banca del Piemonte (4,2%), Credem (3,9%), Cassa Sovvenzioni e Risparmio del Personale di Banca d’Italia (2%), Reale Mutua (1,3%), Banca del Fucino (1,1%), Banca Valsabbina (1,1%), Cassa di Risparmio di Cento (1%) e Cassa di Risparmio di Volterra (ancora con un 1%).
Se la vendita non dovesse andare a buon fine non si esclude di rilanciare con la quotazione in Borsa.