PAGAMENTI DIGITALI

Cashless in volata,oltre 1.000 miliardi di transazioni al 2026

Secondo il “World Payments Report 2019” di Capgemini, il mercato mondiale dei pagamenti digitali cresce del 14% anno su anno, trainato soprattutto dall’Asia (+32%) e dai Paesi in via di sviluppo. Ma le banche hanno ancora un atteggiamento difensivo nei confronti dell’innovazione

Pubblicato il 17 Set 2019

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Con l’esplosione delle transazioni non-cash e l’incremento della concorrenza, molte banche sono ancora restie ad abbracciare l’Open Banking attraverso condivisione dei dati, partnership e piattaforme aperte. Diversi operatori tradizionali sono ancora prudenti quando si tratta di cambiamenti e percepiscono l’Open Banking come una potenziale sfida quando, in realtà, si tratta di una condizione necessaria per migliorare la customer experience e fidelizzare i clienti nel lungo periodo. Questo è in sintesi quanto emerge dal “World Payments Report 2019” di Capgemini, che definisce e analizza il volume delle transazioni non-cash, le iniziative normative e di settore e la digital transformation nel mercato globale dei pagamenti.

Il report evidenzia che il volume delle transazioni dei pagamenti non-cash sta crescendo rapidamente, in particolare nei mercati in via di sviluppo in Asia (+32%) e nell’area Cemea, composta da Europa centrale, Medio Oriente e Africa (+19%). Si stima che verranno raggiunti i 1.046 miliardi di transazioni non-cash a livello globale entro il 2022, equivalenti a un tasso composto di crescita annuale del 14%. Tuttavia, in un mercato guidato dall’innovazione, molti operatori tradizionali temono la velocità e la direzione del cambiamento, piuttosto che adottare un atteggiamento ottimista. In molti casi, sono intimoriti dalla minaccia delle BigTech e affermano di aver adottato solamente gli aspetti dell’Open Banking richiesti dalle autorità di regolamentazione, non considerandolo come un’opportunità per offrire differenziazione, fidelizzare la clientela e consolidare la leadership di mercato.

I Paesi emergenti trainano un mercato pronto a esplodere

Secondo il report, la crescita dei pagamenti non-cash è destinata a salire alle stelle. I mercati in via di sviluppo stanno trainando la crescita del settore dei pagamenti non-cash, riportando un tasso composto di crescita annuale del 23,5% tra il 2017 e il 2022. Presto i mercati emergenti detteranno e definiranno il panorama globale dei pagamenti in termini di innovazione, capacità di gestione delle transazioni e trend di settore.

Nel 2017, questi mercati hanno rappresentato il 35% della crescita globale, quota destinata a salire al 50% nei prossimi anni. Tra i principali contribuenti troviamo la Russia, dove le transazioni non-cash sono cresciute del 40% nel 2017, seguita da India (39%) e Cina (35%).

Al contrario, i mercati maturi, tra cui Asia-Pacifico, Europa e Nord America, hanno registrato un tasso di crescita più stabile, attestatosi al 7%. A livello globale, il volume delle transazioni non-cash è aumentato del 12% nel periodo 2016-2017, raggiungendo i 539 miliardi di euro.

Le carte di debito sono state lo strumento di pagamento che ha registrato il maggior numero di transazioni, con un incremento del 17% nel 2017, seguite da carte di credito (11%) e dai bonifici (10%).

Gli operatori tradizionali sono diffidenti nei confronti dell’Open Banking

Il panorama dei pagamenti sta diventando sempre più complesso, in quanto nuovi operatori di mercato e tecnologie emergenti generano cambiamenti dirompenti. Inoltre, le aspettative mutevoli dei consumatori e le esigenze in ambito normativo costringono le banche a far evolvere i propri modelli di business relativi ai pagamenti, anche se molte sono ancora restie al cambiamento.

Meno della metà (48%) degli intervistati ha dichiarato di voler portare l’utilizzo di Api aperte oltre il livello richiesto dalla normativa.

La netta maggioranza (63%) ritiene invece che le principali minacce sono rappresentate dai competitor BigTech che sfruttano la loro portata globale, la brand equity, la fiducia dei clienti, la custromer experience migliore e, infine, l’infrastruttura dei pagamenti.

Nonostante le banche stiano procedendo in maniera graduale, sebbene troppo lenta, verso un approccio più aperto, basato sui dati e sul cloud, permane una certa riluttanza ad abbracciare pienamente l’Open Banking. Il 90% degli intervistati ritiene che modelli di business basati sugli ecosistemi siano la chiave del successo a lungo termine, ma solo il 44% ha manifestato interesse a costruire e orchestrare un ecosistema proprietario.

La regolamentazione spinge verso il cambiamento, ma i progressi sono lenti

La transizione verso un ecosistema di pagamenti convergente è stata in parte guidata da cambiamenti normativi incentrati su standardizzazione e interoperabilità, come una piattaforma di identità digitale condivisa, linee guida per l’interoperabilità e clearing dei pagamenti in tempo reale.

La maggior parte degli sforzi in tema di digital transformation, intrapresi dal 60% delle banche, riguarda la necessità di essere conformi alle normative. C’è inoltre una scarsa adozione di Api in misura maggiore rispetto a quanto stabilito dalla legge: la maggior parte delle banche non ha in programma di implementare Api che espongono i dati di determinate aree, come gli estratti conto intrabancari (53%), i pagamenti condizionati (53%) e l’ubicazione di filiali e Atm (67%). Nei casi in cui le banche non sono obbligate a condividere un maggior numero di dati, generalmente scelgono di non farlo: le Api aperte vengono infatti viste come un elemento necessario per adempiere alla normativa piuttosto che come un’opportunità di crescita.

“Il panorama globale dei pagamenti è in significativa evoluzione, ma non tutti i partecipanti sono a proprio agio con il ritmo e la direzione del cambiamento”, spiega in una nota Monia Ferrari, Financial Services Director di Capgemini Business Unit Italy. “Le banche stanno chiaramente riconoscendo l’importanza dell’adozione di un modello basato su ecosistemi per soddisfare le mutevoli esigenze dei clienti e crescere in un panorama competitivo. Incoraggiamo le banche tradizionali a prendere in considerazione soluzioni a breve termine che le preparino per il mercato futuro, come l’implementazione di un’architettura di microservizi per aggirare i limiti dell’infrastruttura legacy”.

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