L'ANALISI

Open banking, via alla rivoluzione: ecco cosa cambia dal 14 settembre

Le nuove norme frutto della Psd2 avranno grande impatto sull’evoluzione dei servizi bancari e di pagamento. Le Big tech hanno già affilato le armi e rischiano di scardinare l’attuale assetto. Nel guado operatori “tradizionali” e Pmi: per tenere il passo bisognerà investire in nuove tecnologie

Pubblicato il 12 Set 2019

Umberto Piattelli

Avvocato partner dello Studio Legale Osborne Clarke

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Il 14 settembre inizia l’era del cosiddetto open banking, frutto della seconda direttiva sui servizi di pagamento (PSD2) alias delle norme entrate in vigore nell’Unione europea a inizio 2018. Si assisterà a un mutamento radicale nel settore dei servizi bancari e di pagamento, destinato ad accentuare la rivoluzione già messa in atto dalle aziende del fintech.

A fine di luglio l’Eba (l’Autorità bancaria europea) ha pubblicato una relazione sui fattori e le tendenze che attualmente impattano sui modelli d’impresa di istituti di pagamento (IP) e di istituti di emissione di moneta elettronica (Imel), interessante per comprendere lo sviluppo del settore.

Diverse fra le imprese cosiddette “BigTech” (Google, Amazon, Facebook, Apple, Samsung) hanno già ottenuto licenza come IP e Imel, e gli operatori esistenti si attendono che le stesse in futuro partecipino molto più attivamente al mercato dei servizi di pagamento europeo, in ragione del livello di sviluppo delle tecnologie innovative, dei servizi cloud, dei portafogli digitali e connessi ai dispositivi di telefonia mobile (si pensi anche all’impatto dello sviluppo del 5G) e del crescente interesse nei confronti dell’uso dell’intelligenza artificiale, dell’analisi dei Big Data e della biometria.

Secondo quanto emerso dalla relazione dell’Eba gli operatori sono di fronte ad una serie di criticità e cambiamenti con riferimento ai loro modelli di business; in particolare il potenziale impatto di una partecipazione più attiva delle BigTech e le principali dipendenze sulle banche e sul processing delle carte risultano essere le più rilevanti “minacce” alla sostenibilità dei modelli di impresa di IP e Imel unitamente alla resistenza, alla sicurezza dell’Ict, alla capacità operativa, alle modifiche normative e alla formazione del cliente.

Il business dei sistemi di pagamento sta crescendo significativamente così come cresce l’uso di servizi di shopping online. Si assiste inoltre a un significativo sviluppo nell’uso della moneta elettronica e dei servizi di pagamento con tecnologia contactless che impiegano carte e smartphone. Ancor più dirompente l’espansione delle Fintech nell’uso di portafogli digitali e connessi a dispositivi di telefonia mobile, attualmente collocati fra i mercati in più rapido sviluppo tecnologico.

In base al Registro degli istituti di pagamento (IP) e di emissione di moneta elettronica (Imel) dell’Eba, 961 IP e 297 Imel sono stati autorizzati o registrati nell’UE dall’entrata in vigore della PSD1 e nuove licenze sono state ottenute/rinnovate, dopo l’intervento della PSD2, anche da molti operatori che agivano precedentemente al di fuori del perimetro normativo.

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Alcuni IP e Imel offrono un’ampia gamma di servizi di pagamento e di moneta elettronica, mentre ce ne sono ancora pochi che hanno già ottenuto anche le licenze per operare come istituti di credito e che stanno sviluppando anche soluzioni Fintech. Inoltre, un gran numero di IP e di Imel ha già implementato o sta attivamente cercando di implementare i nuovi servizi erogabili in base alla PSD2 e cioè: i servizi di interrogazione dei conti (Account Information Services, AIS) e i servizi di avvio dei pagamenti (Payment Initiation Services, PIS), cercando di espandere il range dei servizi offerti ai propri utenti.

Dopo il 14 settembre 2019 il mercato dei servizi finanziari cambierà di nuovo significativamente.

I nuovi servizi potrebbero infatti aggiungere valore alle attività di IP e Imel, a condizione però che consentano agli utenti di avere una visione complessiva dei dati relativi ai propri conti (correnti o di pagamento), di utilizzare i canali alternativi di pagamento e di beneficiare dei servizi transfrontalieri.

Diventa dunque cruciale comprendere se la nuova cornice normativa e l’introduzione dell’open banking siano sfide significative per i nuovi operatori e quelli esistenti, di piccole e medie dimensioni, tali da impedire loro l’ingresso sul mercato e quindi di non adottare nuove tecnologie a supporto dello sviluppo dei servizi finanziati o se invece possano costituire un’enorme opportunità, non solo per le BigTech, ma anche per quegli operatori che intendono investire sia nella tecnologia sia nella conoscenza delle nuove norme, al fine di sfidare la posizione di mercato di banche e istituti di credito.

L’attuale situazione può portare allo sviluppo di operatori del mercato dei servizi di pagamento, maggiormente orientati all’utilizzo della tecnologia, che offrano soluzioni innovative ai consumatori e molti di questi operatori sembrano mutare il business verso modelli di impresa improntati sull’analisi dei dati dell’utente (ad esempio per il profilo dell’utente, gli scopi di marketing o di prevenzione delle frodi), che possono porre problemi di privacy che necessitano di essere compresi e affrontati allo scopo di proteggere correttamente la posizione dei consumatori.

Diventa quindi essenziale per ogni operatore del settore che intenda giocare un ruolo significativo nel fintech, la disponibilità ad investire nella tecnologia così come nella conoscenza della nuova normativa finanziaria, con particolare riferimento alle principali norme: PSD2, nuovi servizi di pagamento e opportunità di open banking; Rts/Sca, sicurezza dell’utente che consenta i servizi di pagamento; Aml, i servizi di pagamento devono essere forniti nel pieno rispetto della normativa antiriciclaggio e sul terrorismo; Gdpr, i flussi e le raccolte di dati sono una parte centrale dei nuovi servizi di pagamento consentiti dalla PSD2 (AIS e PIS) posto che l’approfondita conoscenza di tali disposizioni può diventare la chiave per lo sviluppo di nuove significative possibilità di business.

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