L'INDAGINE

Pagamenti digitali, il Covid spariglia le carte: l’e-wallet conquista metà degli italiani

Secondo un sondaggio condotto da Skrill è il metodo alternativo più popolare, il preferito dal 55% dei consumatori per gli acquisti online, più di carte di credito e debito

Pubblicato il 07 Mag 2021

Hands holding smart phone with euro banknotes on grey background. Making money online

Più di otto consumatori su dieci (86%) affermano che le loro abitudini di pagamento sono cambiate dall’inizio della pandemia, con il 59% che prova per la prima volta un nuovo metodo di pagamento, un numero che sale al 77% nella fascia di età che va tra i 18-24 anni. È quanto emerge da una ricerca di Skrill – brand di pagamenti digitali che fa capo a Paysafe, piattaforma attiva a livello globale – che per l’ultima versione dello studio “Lost in Transaction” ha coinvolto 8.111 consumatori a cavallo di Stati Uniti, Regno Unito, Canada, Germania, Austria, Bulgaria, Italia. Le interviste sono state condotte online da Sapio Research nel periodo marzo-aprile 2021 utilizzando un invito e-mail e un sondaggio online.

I risultati dell’indagine

Non sorprende che il fattore chiave evidenziato dagli intervistati per l’adozione di nuovi metodi di pagamento sia stato l’impossibilità di effettuarli di persona (33% a livello globale, 36% in Italia), ma emergono anche come forti tendenze il desiderio di monitorare meglio le spese (26% in Italia, in media con gli altri Paesi) e le preoccupazioni sulle frodi (25% globale contro il 28% in Italia).

In termini di consapevolezza, in Italia più di un terzo (42% contro il 38% della media) dei consumatori dice di essere ora più informato sull’ampia gamma di metodi di pagamento disponibili rispetto a prima della pandemia, e quasi un terzo (33% rispetto al 31%) è ora più propenso a utilizzare un metodo di pagamento alternativo quando si effettua un acquisto online piuttosto che usare automaticamente la propria carta di credito o di debito. Italia in controtendenza, crescono i portafogli digitali e le carte prepagate tra i metodi di pagamento alternativi

Se, in generale, per completare una transazione nel mese di aprile, i pagamenti con carta sono stati il metodo di pagamento online dominante, con più della metà dei consumatori a livello globale che ha usato una carta di debito (54%) o di credito (52%), in Italia si è assistito a un fenomeno in controtendenza, con i portafogli digitali che stanno emergendo come il metodo di pagamento alternativo più popolare, preferito dal 55% dei consumatori (vs. 43% a livello globale), seguito dalle carte prepagate con il 51% (contro il 20% nel resto dei Paesi). Del resto il 45% degli intervistati italiani utilizza i portafogli digitali più frequentemente rispetto a un anno fa, più di qualsiasi altro metodo di pagamento, una percentuale decisamente alta se paragonata al 32% dei consumatori a livello globale. Sorprendente, inoltre, la crescita in Italia dell’utilizzo delle carte prepagate online: il 39% dei consumatori italiani la usa più spesso rispetto a 12 mesi fa, un numero decisamente elevato se confrontato con quello di altri mercati (13% la media globale).

Le nuove aspettative degli utenti

La ricerca mostra inoltre che avere una maggiore scelta di pagamenti al momento del checkout è un fattore chiave di differenziazione, e lo è stato ancora di più durante la pandemia, con oltre la metà (53%) di tutti i consumatori che concorda sul fatto che non sceglierebbe lo stesso rivenditore online in caso di esperienza negativa o mancanza di scelta. In Italia, questa percentuale si attesta al 47%.

Anche se la maggioranza degli intervistati (63%, come in Italia) concorda su misure di sicurezza più rigorose per i pagamenti, il numero di consumatori che dà priorità alla praticità è aumentato del 110% negli ultimi 12 mesi.

Quando si tratta di acquisti in negozio, il 43% (36% in Italia) dei consumatori ha anche notato quali retailer si sono sforzati di aggiornare il proprio metodo di checkout in reazione alla pandemia, con il 28% (esattamente come in Italia) che afferma che le aziende non hanno reagito abbastanza rapidamente per renderlo più sicuro. Tuttavia, quasi la metà (48%) degli intervistati italiani dichiara di voler fare acquisti nei negozi con la stessa frequenza con cui lo ha fatto prima del Covid-19, sottolineando l’importanza di un checkout aggiornato anche per i rivenditori offline.

Post pandemia: ritorno ai contanti e agli acquisti in-store?

Mostrando un ritorno forse inaspettato per i contanti dopo la pandemia, il 47% dei consumatori italiani (contro il 50% della media internazionale degli intervistati) prevede di effettuare almeno il 25% delle proprie transazioni utilizzando contanti in futuro. Dato che evidentemente si accompagna all’andamento e al successo della campagna vaccinale che inciderà sulle abitudini di acquisto in negozio: complessivamente, il 57% dei consumatori ha infatti evidenziato che questa avrà un impatto sulle future attività in-store, percentuale significativamente più alta in Italia (67%) e in Germania (64%). In particolare, in Italia ben il 39% dichiara di non voler effettuare acquisti in negozio o di ridurli significativamente, limitandoli ai soli beni essenziali, finché non avrà ricevuto il vaccino.

“I consumatori si sono adattati e, nel corso dell’ultimo anno, hanno preso confidenza con metodi di pagamento alternativi, in parte a causa della pandemia”, commenta Lorenzo Pellegrino, Ceo di Skrill. “Le preoccupazioni sulla sicurezza dei pagamenti sono state un tema costante che emerge dalla nostra ricerca e i consumatori sono sempre più attenti alla minaccia dei rischi informatici, quindi non si tratta solo di offrire una scelta, ma anche di garantire la tranquillità dal punto di vista della sicurezza, insieme a un’esperienza di acquisto fluida. Non c’è dubbio, questo è stato un anno difficile per il retail, ma stiamo anche vedendo molti commercianti – sia online che offline – adattarsi rapidamente a queste tendenze e modificare la loro offerta di pagamenti per rimanere competitivi; quelli che riusciranno a farlo saranno quelli che emergeranno da questa crisi più forti di prima”.

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