IL REPORT DI BANKITALIA

Fintech, le banche italiane mettono sul piatto 530 milioni per il biennio 2021-2022

Budget in crescita rispetto al passato. Salgono a 330 le partnership siglate per acquisire tecnologie e soddisfare i requisiti di open banking. Investimenti puntati su Api, biometria, automazione e intelligenza artificiale

Pubblicato il 22 Nov 2021

Banche

Le tecnologie fintech si diffondono nell’industria finanziaria italiana: la spesa 2021-2022 in innovazione per i servizi bancari ammonta a 530 milioni di euro ed è in crescita rispetto al biennio precedente (456 milioni). Lo rivela la terza indagine conoscitiva fintech condotta dalla Banca d’Italia nel primo semestre 2021 coinvolgendo l’intero sistema bancario, composto da 59 gruppi bancari e 53 banche non appartenenti a gruppi; sono stati inoltre coinvolti 51 intermediari non bancari, selezionati in base ai volumi di operatività; alcuni, anche se di scala ridotta, sono stati inclusi in funzione dei particolari modelli di business adottati e della loro propensione ad innovare.

Rispetto alla precedente rilevazione è aumentato il numero degli intermediari investitori (da 77 a 96 unità) e dei progetti (da 267 a 329). A partire dal 2023 e fino alla messa in produzione, i progetti censiti comporteranno ulteriori spese per 281 milioni di euro.

A rallentare o impedire gli investimenti hanno pesato sia fattori di ordine economico che tecnologico, evidenzia Bankitalia. Da un lato, quindi, si collocano l’insufficiente domanda attesa per i prodotti e i servizi generati dagli investimenti, il costo finanziario dell’investimento e il reperimento del personale; dall’altro c’è la scarsa interoperabilità tra vecchi e nuovi sistemi e la complessità nel controllo dei rischi per la sicurezza informatica.

Investitori e partecipazioni, fintech italiano in evoluzione

La spesa resta distribuita su un limitato numero di intermediari, in ulteriore concentrazione rispetto alla precedente rilevazione: il peso dei primi 10 investitori è infatti aumentato di circa 5 punti percentuali, all’84,7%. Il contesto risulta tuttavia diversificato e in evoluzione: tra i primi dieci investitori figurano banche di piccole e medie dimensioni e intermediari creditizi non bancari; soltanto tre intermediari sono presenti in questa particolare graduatoria in entrambe le ultime due rilevazioni; si osserva, inoltre, un apprezzabile aumento della scala dell’investimento.

Ad arricchire ulteriormente il quadro va considerato che alcuni intermediari hanno sviluppato un modello di investimento, che, accanto all’investimento produttivo, prevede la partecipazione diretta in imprese fintech: il valore di queste partecipazioni ammonta a 204 milioni di euro ed è riferibile a 28 intermediari.

Quattro quinti dei progetti sono sviluppati con la collaborazione di società e istituzioni terze oppure affidando ad esse l’intero ciclo di realizzazione del progetto. Il ricorso alle collaborazioni risponde principalmente all’esigenza degli intermediari di assicurarsi tecnologie avanzate altrimenti non disponibili al proprio interno e di accelerare i tempi di realizzazione dei progetti, riducendo il time to market. Sono 330 gli accordi di partnership segnalati in questa rilevazione e sono riferibili a 199 imprese, di cui circa i due terzi con sede legale in Italia. I rapporti tra imprese e intermediari sono quasi sempre esclusivi: solo poche imprese hanno instaurato rapporti di collaborazione con più di un intermediario.

Le aree di business e la Customer experience

I progetti per innovare l’erogazione del credito e i pagamenti digitali (in particolare, quelli per il mobile banking, il digital lending e i servizi connessi con l’open banking) si distinguono per numerosità e risorse assorbite. Sono numerosi anche i progetti per l’innovazione dei processi delle business operations e della governance, per quanto significativamente inferiori sotto il profilo delle risorse investite. Il peso dei progetti per l’innovazione dei servizi di investimento e assicurativi resta contenuto sia in termini di progetti avviati che di spesa.

È rimasto elevato il peso degli investimenti in interfacce applicative e infrastrutture tecnologiche (Api), che rappresentano il 58% della spesa.

Si sono inoltre consolidati i progetti basati sulla biometria, legata prevalentemente alle procedure di onboarding, e sulla Robot process automation (Rpa), nei progetti riguardanti le business operations e la governance. I progetti fondati sull’intelligenza artificiale (Ai), comprendenti il machine learning e il Natural language processing (Nlp), pur riducendosi di numero, sono cresciuti in termini di spesa, trainati principalmente dalle applicazioni per il digital lending.

I destinatari delle innovazioni sono costituiti in oltre la metà dei casi dalle famiglie consumatrici e in un quarto dalle imprese. È atteso un miglioramento della customer experience grazie alla dematerializzazione della documentazione, alla firma digitale, agli strumenti di assistenza automatica; più in generale le interazioni con la clientela dovrebbero beneficiare degli investimenti per migliorare la navigabilità delle app e dei siti internet.

Open banking al centro dei progetti. Nessuna cripto-attività

Poco più di un quarto dei progetti censiti presuppone lo sviluppo di attività che ricadono nel perimetro dell’open banking. Questi progetti, nel biennio 2019-2020 hanno generato flussi di cassa in uscita e in entrata rispettivamente pari a 202 e 97 milioni; a partire dal 2021, a fronte di un profilo degli investimenti relativamente costante, è attesa una sensibile accelerazione dei flussi in entrata.

Nessun intermediario detiene crypto-attività nei propri bilanci, sia nella forma di esposizioni dirette sia come sottostante di derivati od oggetto di investimento di fondi comuni. I servizi di gestione di crypto-attività sono offerti solo da 4 intermediari attraverso operatori terzi.

L’epidemia di Covid-19 non ha inciso sostanzialmente sullo stato di avanzamento dei progetti, determinando una rimodulazione degli investimenti soltanto in 39 casi, pari all’11% del totale.

I vantaggi sulla gestione dei rischi e l’impiego dell’Ai

Secondo gli intermediari i progetti lascerebbero pressoché invariati i rischi strategici, di credito e di mercato; i maggiori effetti sono attesi per i rischi operativi. La crescente automazione dei processi e l’irrobustimento dei controlli sulle frodi e sulle violazioni delle normative dovrebbe migliorare i profili legali e reputazionali. Per contro, forme di investimento basate sulla collaborazione con società terze o sviluppati in outsourcing, potrebbero generare controversie legali non sufficientemente disciplinate dai contratti tra i diversi operatori coinvolti nell’erogazione di un servizio tecnologicamente innovativo.

La digitalizzazione dei servizi bancari e finanziari ha orientato i processi antiriciclaggio di adeguata verifica a distanza verso tecnologie basate su identità digitali, certificati di firma digitale, biometria. Resta limitata la diffusione di soluzioni basate sull’intelligenza artificiale per la profilatura del rischio della clientela e il monitoraggio delle transazioni sospette.

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