IL PIANO

Competence center, si parte: online il bando. Calenda: “Strumento strategico per Industria 4.0”

Le domande potranno essere presentate a partire dal 1° febbraio fino al 30 aprile. Il ministro: “Facilitiamo il trasferimento tecnologico verso le imprese italiane”. Ma non mancano le criticità

Pubblicato il 30 Gen 2018

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Competence center al via. Dopo la pubblicazione in Gazzetta del decreto istitutivo, è online il bando per la presentazione di progetti per la costituzione  dei centri ad alta specializzazione previsti dal Piano nazionale Industria 4.0.

Si tratta di poli di innovazione costituiti nella forma di partenariato pubblico-privato da almeno un organismo di ricerca e da una o più imprese. I centri di competenza hanno come finalità l’orientamento e la formazione delle imprese (in particolare Pmi) e l’attuazione di progetti di innovazione, ricerca industriale e sviluppo sperimentale in ambito 4.0. Le domande possono essere presentate a partire dal 1 febbraio 2018 fino alle ore 24 del 30 aprile 2018.

“La pubblicazione del bando dei Competence Center – dice il ministro Carlo Calenda – da avvio ad uno strumento strategico nel supporto alle imprese per affrontare le sfide della quarta rivoluzione industriale. I processi di trasformazione in atto richiedono un forte investimento anche e soprattutto in competenze e formazione professionale dove scontiamo ancora oggi un divario troppo forte rispetto ai principali paesi europei. Con l’istituzione dei competence center vogliamo attrezzare il Paese di poli di eccellenza valorizzando le competenze di Università ed industria con l’obiettivo di facilitare il trasferimento tecnologico verso le imprese italiane”.

Il bando mette a disposizione ulteriori 10 milioni di euro che si vanno ad aggiungere ai 20 milioni stanziati nel 2017 ma non utilizzati e ai 10 della manovrina di maggio scorso. Complessivamente sono disponibili 40 milioni.

I competence center dovranno essere costituiti con un contratto che oltre ai partner dovrà specificare l’attività e gli obiettivi strategici; l’entità e i tempi dei conferimenti; il divieto di ripartizione degli utili; la previsione di un organo comune che agirà in rappresentanza delle imprese partner su alcune procedure, ad esempio per accedere a garanzie sul credito o a strumenti per l’internazionalizzazione.

Ai competence center selezionati saranno assegnati fondi pubblici per un massimo teorico di 7,5 milioni di finanziamento per singolo polo. L’erogazione delle risorse avrà cadenza annuale e in funzione degli obiettivi conseguiti. E’ previsto che il Mise possa revocare i fondi se, a seguito di controlli  e sopralluoghi  gli ispettori del ministero rilevino che il cetri non espletino le funzioni oreviste dal decreto istitutivo.

Tra le funzioni che dovranno espletare i centri quello di orientamento alle imprese, in particolare Pmi, attraverso la predisposizione di una serie di strumenti volti a supportare le imprese nel valutare  il  loro  livello  di  maturità  digitale  e tecnologica. Cruciale anche il ruolo che svolgeranno sul fronte formazione, al fine di promuovere e diffondere le competenze in ambito Industria 4.0 mediante attività di formazione in aula e sulla linea produttiva. Si occuperanno infine dell’attuazione di progetti di innovazione, ricerca industriale e sviluppo sperimentale, proposti dalle imprese, compresi quelli di natura collaborativa tra le stesse, e fornitura di servizi di trasferimento tecnologico in ambito Industria 4.0, anche attraverso azioni di stimolo alla domanda di innovazione da parte delle imprese, in particolare delle Pmi.

Critiche arrivano però dagli esperti. Elena Prodi, Francesco Seghezzi e Michele Tiraboschi di Adapt puntano il dito contro la mancanza di un tema chiave: quello dei cambiamenti legati all’organizzazione del lavoro, che non viene affrontato nel regolamento.

“Non mancano criticità – spiegano i tre esperti – che dovrebbero essere messe al centro del dibattito politico per apportare in tempi brevi i necessari correttivi prima che sia troppo tardi. Parliamo infatti di una impostazione strettamente tecnologista e di concezione del paradigma Industria 4.0 quasi esclusivamente associata alla digitalizzazione delle filiere industriali”.

I centri di competenza, quindi, offriranno alle imprese servizi nei principali ambiti di operatività di Industria 4.0 senza “fare menzione delle attività rientranti nell’ambito della gestione dei cambiamenti legati alla organizzazione del lavoro – prosegue il documento – in virtù dell’ingresso delle nuove tecnologie nei processi produttivi, del cambiamento dei tradizionali rapporti uomo-macchina, della gestione delle risorse umane e di altri profondi cambiamenti di natura non solo tecnologica ma che della tecnologia sono presupposto e conseguenza”.

Adapt ha elaborato un progetto per definire compiti e funzioni dei centri di competenza con proposte “imperniate sul raccordo circolare e aperto di sistemi intelligenti”, tratto caratterizzante della quarta rivoluzione industriale”.

“Di queste proposte e della visione di relazioni industriali che dovrebbe accompagnare una rivoluzione tecnologica, che non è un destino ma un percorso – concludono – abbiamo estremamente bisogno, e occorre che si apra al più presto una fase nuova della strategia italiana che metta al centro questi aspetti. Per il nostro Paese si tratta di non perdere un appuntamento cruciale col futuro il futuro del lavoro che vorremo e sapremo costruire”.

 

 

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