IL REPORT

Le Pmi del Sud hanno ripreso a crescere grazie al digitale

E’ quanto si evince dal report Confindustria-Cerved che fotografa lo stato dell’arte dell’imprenditoria nel Mezzogiorno. Industria 4.0 ingrediente chiave per riportare le aziende ai livelli pre-crisi

Pubblicato il 28 Mar 2017

A.S.

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Le piccole e medie imprese del Sud Italia hanno ripreso a crescere, trainate tra le altre cose dall’innovazione digitale. Un trend ancora timido, che per portarle ai livelli pre-crisi ha bisogno di una forte accelerazione. Il fatturato delle Pmi cresce grazie a un aumento degli investimenti e a un debito che diventa più sostenibile, mentre diminuiscono le chiusure e cresce il numero delle imprese innovative. Sono i dati che emergono dal rapporto Pmi mezzogiorno 2017, curato da Confindustria e Cerved con la collaborazione di Srm-Studi e Ricerche per il mezzogiorno, che fotografa la realtà delle piccole e medie imprese di capitali del Sud alla fine del 2016.

Le prime 10 province del Mezzogiorno per tasso di innovazione totale

Nel miglioramento del clima economico meridionale, si legge nel report, timidi ma significativi segnali vengono dall’innovazione e dall’industria, i due elementi chiave della rivoluzione 4.0. Attraverso un’analisi condotta sulle partecipazioni degli investitori specializzati in innovazione e una ricerca sui siti internet di startup e Pmi italiane sono state identificate più di 3mila società che producono innovazione, in molti casi non iscritte ai registri ufficiali. Questo insieme di imprese impiega oltre 23mila addetti e produce ricavi per 3 miliardi di euro. Ancora poche, se paragonate con il resto d’Italia, ma posizionate in cluster dalle grandi potenzialità come il biotech, il software e internet of things, il settore mobile e quello dell’ecosostenibilità. Dal canto loro, le Pmi industriali, sebbene meno presenti al Sud rispetto al resto del Paese, costituiscono un insieme altrettanto dinamico. Il loro fatturato cresce, infatti, più della media nazionale, ma con una accelerazione doppia rispetto all’anno precedente (+3,2%). I loro margini sono più contenuti, al contempo, gli oneri finanziari sono più sostenibili e la loro rischiosità è minore.

L’implementazione del piano Industria 4.0, inoltre, con la creazione di una rete di Digital Innovation Hub capace di portare tutte le imprese a contatto con le opportunità legate alla digitalizzazione della propria attività di impresa rappresenta, infine, recita il report, una grande occasione per far fare al sistema produttivo meridionale un salto decisivo verso l’innovazione, un salto che deve essere guidato dalle imprese industriali. “Ci sono tutti gli ingredienti, dunque, per un grande sforzo di innovazione dell’economia del Mezzogiorno – conclude il rapporto – che sarà tanto più efficace quanto più saprà riguardare, non solo le imprese, ma tutto l’ecosistema in cui esse operano, a partire dal funzionamento della Pubblica Amministrazione meridionale”.

In campo più generale, i dati del rapporto certificano un miglioramento della fiducia nelle prospettive dell’economia meridionale: 18mila nuove imprese di capitali sono nate al Sud solo nei primi 6 mesi dell’anno, ma in gran parte si è trattato di piccolissime imprese, con meno di 5mila euro di capitale versato. La voglia di fare impresa, al Sud, resta dunque molto alta, ma le imprese nuove nate non hanno dimensioni tali da sostituire la capacità produttiva andata distrutta con la crisi.

Per le circa 25mila imprese di capitali che rispettano i requisiti europei di Pmi (10-250 dipendenti e fatturato compreso tra 2 e 50 milioni di euro) e che sono rimaste sul mercato dopo la crisi, cresce il fatturato (+3,9% tra il 2014 e il 2015) anche oltre la media nazionale; aumenta il valore aggiunto che supera per la prima volta i valori pre-crisi (+4,9%); tornano a crescere gli investimenti (7,4% in rapporto alle immobilizzazioni, contro il 5,1% dell’anno precedente e oltre il 7,2% del 2009) e i margini operativi lordi (+5,7%), che proseguono la risalita dopo anni di difficoltà. Ancora troppo poco però per compensare la pesante caduta dei profitti degli anni precedenti: nonostante la ripartenza, infatti, i margini lordi delle Pmi meridionali rimangono del 33% più bassi di quelli del 2007. Un gap profondo che richiederà anni per essere colmato. I debiti finanziari tornano a salire dopo un periodo di contrazione, segnale che la morsa del credit crunch si è ormai attenuata, ma sono più sostenibili rispetto al passato.

I conclusione, il rapporto restituisce dunque una fotografia di un sistema in cui prevalgono i segnali positivi, che dovrebbero confermarsi anche nelle previsioni per i prossimi anni: secondo Confindustria e Cerved, infatti, nel 2017 e nel 2018 le prospettive delle imprese meridionali dovrebbero migliorare ancora, con fatturato e valore aggiunto che cresceranno a buoni ritmi e a tassi superiori rispetto a quelli del resto del Paese. “Credito, investimenti, innovazione sono le 3 parole chiave per consolidare questo scenario – conclude il rapporto – ma soprattutto per irrobustire un tessuto imprenditoriale vitale ma ancora troppo frammentato”.

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