INFRASTRUTTURE

Giacomelli: “Senza intervento del governo l’Italia sarebbe ferma al rame”

La Strategia nazionale per la banda ultralarga si è dimostrata un driver fondamentale per mettere l’Italia al passo con l’Europa. Senza una rete capillare in fibra ottica il 5G non è possibile

Pubblicato il 16 Ott 2017

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“Ci hanno accusato di dirigismo, ci hanno detto che eravamo statalisti, ci hanno rinfacciato di sprecare soldi pubblici: ebbene, se oggi l’Italia non è più ferma al rame ma sta mettendo a punto ambiziosi piani di cablatura in fibra ottica to the home oltre che to the cabinet lo si deve proprio all’iniziativa dei governi Renzi e Gentiloni e alla Strategia nazionale per la banda ultralarga”: Antonello Giacomelli, sottosegretario alle Comunicazioni, si toglie qualche sassolino dalle scarpe dopo le polemiche che in questi ultimi tre anni hanno accompagnato gli ambiziosi piani di connessioni ultrabroadband varati da palazzo Chigi e dal ministero delle Comunicazioni.

Per farlo, Giacomelli approfitta della cerimonia di avvio a Prato della sperimentazione, per la prima volta in Italia ma anche in Europa, dei nuovi servizi 5G, la futura rete di comunicazione mobile, fortemente integrata col network fisso in fibra. “Oggi l’Italia può vantare sul 5G un vantaggio rispetto agli altri Paesi europei” con ben cinque città che sperimenteranno i nuovi servizi contro una sola città nelle altre realtà Ue.

“Ma per funzionare il 5G ha bisogno di una rete in fibra diffusa, capillare in tutto il Paese – ha ricordato Giacomelli – Senza la nostra iniziativa il Paese sarebbe fermo al rame! Saremmo andati ancora più indietro invece che colmare il gap con l’Europa. Quando abbiamo sondato gli operatori per capire dove intendevano portare la fibra, abbiamo scoperto che puntavano a coprire solo le aree metropolitane e qualche grande città: ben 7.400 comuni italiani sarebbero rimasti scoperti”.

Situazione inaccettabile per il governo perché, insiste Giacomelli, “la nostra scelta strategica è stata quella di dotare l’Italia di una infrastruttura di telecomunicazioni assolutamente all’avanguardia, ramificata in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale perché vogliamo dare gli stessi vantaggi a tutti, cittadini ed imprese, indipendentemente da dove si trovino a vivere ed operare”.

Parlando con i giornalisti, Giacomelli ha poi confermato quanto anticipato da CorCom che nella legge di Stabilità che oggi va al Consiglio dei Ministri verranno inseriti i proventi (attorno ai 3.000 miliardi) dell’asta delle frequenze che verranno assegnate per il 5G: 26.5-27.5 GHz, 3.6-3.8 GHz, 700 MHz.

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