L'ASSISE

Industria 4.0, appello di Confindustria: “Avanti con la fase 2: cybersecurity al centro”

L’Assise aperta a Verona focalizza l’attenzione sulla sicurezza ai tempi della smart manufacturing: “Serve un piano strategico”. Unico credito di imposta, premialità per le imprese innovative e realizzazione delle “fabbriche faro” tra le altre proposte emerse al tavolo di lavoro “L’impresa che cambia”. Boccia presenta il programma per la crescita: “250 miliardi da investire in 5 anni”

Pubblicato il 16 Feb 2018

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Dare continuità al piano Industria 4.0; rafforzare la ricerca e l’innovazione; rendere le reti d’impresa un efficace strumento di politica industriale; sostenere la crescita dimensionale delle Pmi e rafforzarne la struttura finanziaria; valorizzare la responsabilità sociale di impresa come fattore di competitività: sono i temi in discussione a uno dei principali tavoli tematici, “L’impresa che cambia”, delle Assise generali di Confindustria, che si sono aperte questa mattina a Verona con la partecipazione di circa 7mila persone. Il tavolo, tra i più partecipati, è coordinato da Giulio Pedrollo, vicepresidente dell’associazioone per le politiche industriali, e Antonello Montante, presente del gruppo Reti d’impresa e Retimpresa di Confindustria.

Il presidente Vincenzo Boccia ha esortato a non cacellare ciò che di buono è stato fatti da questo governo, “a cominciare dal piano Industria 4.0”, appunto. “Al di là delle ideologie le buone politiche si vedono dagli effetti sull’economia, a partire dalle infrastrutture”, ha sottolineato. Boccia ha elencato anche alcun degli obiettivi delle proposte avanzate da Confindustria in occasione dell’evento veronese: un milione e 800 mila occupati in più in 5 anni, un tasso dell’occupazione al 63%, un Pil a +2%, un export che cresce per 8 anni consecutivi più della domanda mondiale, un rapporto debito/Pil che scende di 21 punti. “Per fare questo occorrono risorse e noi abbiamo individuato 250 miliardi di euro in 5 anni in interventi non depressivi” , ha spiegato Boccia.

Tra le proposte esaminate dal tavolo, l’avvio della seconda fase di incentivazione di Industria 4.0 con l’introduzione di un unico credito d’imposta 4.0; premialità per le “imprese 4.0”; revisione dei coefficienti di ammortamento per i beni 4.0; realizzazione di 50 fabbriche faro; ampliamento dell’offerta formativa e numero degli studenti nei percorsi formativi con focus 4.0 a tutti i livelli di istruzione e supporto per inserimento nelle imprese 4.0; infrastrutture digitali; adozione di un piano di politica industriale per la cybersecurity.

In tema di ricerca e innovazione si è discusso della razionalizzazione degli strumenti da inquadrare in un sistema unico nazionale (rendere strutturale il credito d’imposta in R&I, Patent box e potenziare gli strumenti negoziali) e accelerare l’attuazione della strategia nazionale di specializzazione intelligente 2014-2020.

Focus anche sull’open innovation con la proposta di una creazione di una piattaforma nazionale e sul rilancio degli investimenti in capitale umano: Confindustria considera la domanda pubblica come leva per l’innovazione introducendo profili innovativi e tecnologici nelle prestazioni richieste al mercato. Sulle reti d’impresa si è inoltre discusso su come incentivare l’aggregazione in rete della domanda di innovazione delle Pmi attraverso i digital innovation hub; definire un modello di valutazione della “Qualità dei contratti di Rete” per favorire finanziamenti e agevolazioni alle imprese in rete; realizzare reti per la sostenibilità e per promuovere modelli di economia circolare.

Sul fronte Industria 4.0 centrale è la relazione con i manager che guidano le imprese. Centralità evidenziata da Stefano Cuzzilla, presidente di Federmanager, intervenuto all’Assise. “Immaginiamo cosa potrebbe accadere al nostro Paese se solo mettessimo a sistema competenze, agire manageriale, rischio di impresa, investimenti – ha detto – Questo è un momento di grande cambiamento in cui è importante che manager, imprenditori e politica agiscano insieme per agganciare la ripresa. Dobbiamo proiettarci al futuro, noi che con il rischio ci confrontiamo ogni giorno. E rivendicare un ruolo protagonista nella trasformazione”.

Partecipando al tavolo dedicato al tema “L’impresa che cambia”, accanto ai principali imprenditori italiani impegnati nella sfida di Industria 4.0, il presidente Federmanager ha sottolineato il bisogno di “trasformare il Paese, non solo riformarlo”. “Dobbiamo essere capaci di costruire una nuova cultura d’impresa, investendo in managerialità e innovazione – ha chiarito Cuzzilla – I manager sono portatori sani di innovazione. Le competenze manageriali sono specialistiche ma sono soprattutto trasversali: sono un elemento imprescindibile per le imprese che vogliono crescere e competere nel contesto di Industria 4.0″.

“Significa saper fare bene le cose, ma anche aver chiara la rotta. Quindi – ha aggiunto il presidente Federmanager – dobbiamo remare tutti in una direzione condivisa”. Ciò vale per raggiungere gli obiettivi di Impresa 4.0 e digitalizzazione, e vale anche per gli Organismi di rappresentanza. “I corpi intermedi stanno dimostrando di essere il motore del cambiamento. Negli ultimi mesi Federmanager e Confindustria hanno avviato progetti comuni che intervengono direttamente nel tessuto produttivo, sostenendolo e producendo valore aggiunto“. “Stiamo costruendo un nuovo modello di relazioni industriali, più propositivo, più cooperativo, più visionario”, dichiara Cuzzilla presentando alla platea degli industriali la nuova realtà bilaterale 4.Manager, costituita a ottobre 2017 e oggi alla sua prima partecipazione pubblica.

Fondimpresa chiede al nuovo Governo va chiesto un piano straordinario di formazione e di ridurre i vincoli che appesantiscono l’accesso ai finanziamenti, per offrire nuove opportunità a giovani e lavoratori ed uscire dal paradosso del mismatch tra competenze disponibili e fabbisogni delle imprese. Il presidente del Fondo interprofessionale di Confindustria Cgil Cisl e Uil, Bruno Scuotto, ha esortato a ingranare una marcia in più per coprire i tanti ruoli cui è chiamata la formazione nell’era digitale. “Su questo terreno – ha osservato – l’esperienza di Fondimpresa testimonia la positività di un percorso, non solo politico ma anche gestionale, che vede al centro la partnership fra attori sociali”. Grazie al Fondo, oltre 120.000 piani di formazione, per metà dedicati a obiettivi di competitività e innovazione ma anche a sostenibilità, nuove assunzioni e lavoratori in cig, sono finora stati realizzati in decine di migliaia di imprese, al 90% PMI, contribuendo alla loro crescita.

Oggi Fondimpresa associa oltre 180.000 aziende e 4.500.000 lavoratori e le risorse risultano “ampiamente insufficienti a soddisfare la loro crescente richiesta di formazione”. Va rivista quindi la decisione, messa in atto durante la crisi, di stornare a favore della fiscalità generale una parte ingente dei soldi destinati all’aggiornamento dei lavoratori. “Dobbiamo richiedere al Governo – ha sottolineato il presidente Fondimpresa – che l’intero gettito dello 0,30 vada riassegnato ai Fondi Interprofessionali e che le regole di spesa, sia pure certe ed assicurate ad una vigilanza pubblica, vengano semplificate, per abbattere i pesanti costi burocratici e consentire maggiore efficacia”. Bisogna dunque, incalza, “lavorare subito su una semplificazione delle normative, rispettandone i principi, che riduca i tempi di accesso ai finanziamenti, soprattutto per le piccole e medie imprese”.

Lo scenario di Industria 4.0 rende determinante un’azione di sistema: “Avremmo bisogno di un grande piano straordinario e poliennale di formazione, incentivato fiscalmente, che si intrecci con uno sforzo finalizzato dei Fondi Interprofessionali – è la proposta di Scuotto – per consentire al mondo delle imprese di trovare più agevolmente figure professionali oggi di difficile reperimento”. Va inoltre aperta, conclude, “una nuova stagione di politiche attive del lavoro che faccia perno sul protagonismo delle parti sociali”.

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