L'OSSERVATORIO MECSPE

Industria 4.0, Pnrr occasione imperdibile. Ma le imprese non lo sanno

Solo il 13% è a conoscenza delle opportunità offerte dal Piano. Sul piatto ci sono 350 milioni per Digital Innovation Hub e competence center che però sono ancora poco sfruttati: solo il 4% delle aziende ha collaborato con almeno una di queste realtà mentre il 21% non le conosce affatto

Pubblicato il 24 Nov 2021

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Digitalizzazione, sostenibilità e formazione sono i tre asset su cui il comparto manifatturiero deve puntare per la ripartenza, come emerge dai dati dell’ultimo Osservatorio Mecspe di Senaf sul II quadrimestre 20211. L’analisi, volta ad approfondire lo stato di salute dell’industria in Italia, è stata presentata in occasione della 19ᵃ edizione di Mecspe, la fiera per la manifattura in Italia, in corso per la prima volta a BolognaFiere fino al 25 novembre.

Secondo il report il processo di trasformazione digitale, che interessa già le aziende di grandi e piccole dimensioni, subirà un’ulteriore accelerata grazie ai fondi del Pnrr. Molte aziende, anche se si ritengono ‘imprese sostenibili’, per le numerose azioni pratiche intraprese o in programmazione, spesso non possiedono un livello di conoscenza soddisfacente dei criteri Esg (Environment, Social, Governance). È necessario, inoltre, che le aziende dispongano di tutte le competenze e strumenti per realizzare la trasformazione 4.0, percorso già avviato dalla maggioranza di esse a seguito della pandemia.

Digitalizzazione Pnrr e Competence Center

Anche l’industria manifatturiera è coinvolta nel processo di trasformazione digitale, che interessa già le imprese di grandi e piccole dimensioni e che subirà un’accelerata grazie ai fondi del Pnrr. La pandemia ha dato una grande spinta alla crescita digitale: oltre il 61% ritiene di avere adeguato le proprie tecnologie a seguito del Covid-19. In particolare si punta su sicurezza informatica, 5G, IoT e robotica collaborativa, anche se rimangono ancora in pochi (13%) a essere a conoscenza delle opportunità del Pnrr nel dettaglio. Altro aspetto di rilievo è il ruolo di primo piano che proprio il Pnrr affida ai Competence Center e ai Digital Innovation Hub, introdotti dal Mise nel 2018 nell’ambito del Piano Nazionale Industria 4.0, con lo stanziamento di 350 milioni per il 2021-2026, ma ancora poco sfruttati dalle imprese: solo il 4% ha collaborato con almeno una di queste realtà e sono ancora tante a non conoscerle affatto (21%).

Le trasformazioni dell’ultimo anno e mezzo spingono poi ad una riflessione sull’Industrial Smart Working (Isw), un metodo di lavoro che permette la gestione e l’esecuzione dei processi produttivi in fabbrica da remoto. Tra i vantaggi percepiti spiccano la maggiore flessibilità per i dipendenti (50%) e la riduzione dei costi (41%). Inoltre, solo una piccola parte degli imprenditori (18%) non ritiene l’Industrial Smart Working adatto all’ambiente industriale, indicando la presenza fisica come unica modalità di lavoro, mentre la maggior parte (oltre un terzo) ritiene l’Isw utile ma solo come supporto e integrazione alla presenza fisica in fabbrica. Per tanti, invece, è interessante, ma è necessaria prima una grande riorganizzazione delle risorse e dei processi/strumenti industriali.

Le aziende alla sfida green

Come emerso dalla recente Cop26 di Glasgow, i cambiamenti climatici in atto nel nostro pianeta coinvolgono tutti, dalle grandi potenze fino ad arrivare ai singoli. Questa coscienza permea anche il nostro tessuto industriale, che certo ha margini di miglioramento, ma che già dimostra di avere a cuore queste tematiche. Ad oggi sono già tante (40%) le aziende a considerarsi sostenibili, grazie a numerose azioni pratiche già intraprese o in corso d’opera come l’uso di dispositivi a basso consumo energetico, l’acquisto di macchinari e/o impianti efficienti di nuova generazione e l’installazione di impianti di produzione d’energia elettrica e termica da fonti rinnovabili. Meno soddisfacente è invece il livello di conoscenza dei criteri ambientali, sociali e di governance che definiscono il nuovo comportamento virtuoso delle imprese (i criteri Esg). Questi rappresentano i parametri attraverso cui valutare l’impatto di un’attività imprenditoriale e saranno sempre più decisivi per poter attrarre investimenti e migliorare la reputazione dell’azienda. Eppure, solo un’azienda su tre (34%) li conosce. Tra gli accorgimenti applicati, quelli di gestire l’azienda ispirandosi a buone pratiche e principi etici (73%) e quelli di introdurre misure per il miglioramento del benessere e della qualità del lavoro dei dipendenti (48%).

Il ruolo delle competenze

Per attuare il cambiamento è necessario essere preparati a esso e dunque è compito delle aziende disporre di tutte le competenze utili per realizzare la trasformazione 4.0, aspetto considerato centrale per il 52% delle imprese. In questo senso la metà degli intervistati (49%) ha risposto di aver già formato il personale e di prevedere corsi di aggiornamento. Circa un’impresa su dieci (11%) ha preferito invece rivolgersi al mercato assumendo lavoratori già formati e un altro 17% intende farlo. La formazione resta il fattore fondamentale per poter rimanere competitivi sul mercato e il ruolo di Università e di Istituti Tecnici Superiori (Its) si fa determinante: il 48% delle imprese già collabora con figure di questo tipo. E’ ormai consolidato infatti che maggiori competenze in azienda incidono direttamente sull’incremento di fatturato.

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