L'EMENDAMENTO

Industria 4.0, il Governo “raddoppia” sui competence center

Trenta milioni in più per il biennio 2018-2019 in un emendamento dell’esecutivo alla manovrina. Intanto il bando per la loro costituzione è al vaglio di Consiglio di Stato e Corte dei Conti

Pubblicato il 26 Mag 2017

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Rafforzare i competence center, raddoppiando le risorse a loro disposizione. In un emendamento dell’esecutivo alla manovrina, infatti, si propone di stanziare altri 10 milioni per il 2018 e 20 per il 2019 per i centri di alta formazione che fanno parte del piano Industria 4.0, in aggiunta ai 10 milioni già previsti per quest’anno e ai 20 per il prossimo.

L’emendamento, che dovrebbe essere votato a breve, consentirà ai centri di eccellenza, che nelle intenzioni del Governo dovrebbero essere cinque o sei distribuiti su tutto il territorio nazionale, di contare su risorse più sostanziose per avviare e svolgere la propria attività.

I Competence center saranno affidati al coordinamento di alcuni atenei e centri di ricerca con l’obiettivo di diventare centri di eccellenza tecnologica che possano aiutare le imprese nella trasformazione digitale e a trarre il massimo dei vantaggi dalla quarta rivoluzione industriale. La partecipazione delle aziende all’interno dei competence center sarà prevista con la formula del partenariato pubblico-privato, mentre il bando pubblico per selezionare i centri, che in questi giorni è all’esame del Consiglio di Stato e della Corte dei conti, dovrebbe essere pubblicato a breve.

Nei giorni scorsi il ministro per lo Sviluppo Economico, Carlo Calenda, aveva presentato insieme ai vertici di Unioncamere, Confindustria, Confcommercio, Confartigianato e Cna il “network nazionale Industria 4.0”.

Una rete disegnata e in parte già in fase di implementazione, che conta sul dispiegamento di una serie di punti sul territorio per accompagnare e supportare le imprese nella trasformazione digitale 4.0. Del network fanno parte, insieme ai competence center nazionali, che si occupano di alta formazione e sviluppo di progetti di ricerca industriale anche a livello sperimentale, i 77 “punti impresa digitale” (Pid) di Unioncamere (per la diffusione a livello locale della conoscenza di base sulle tecnologie), e 100 “digital innovation hub”. Si tratta in particolare dei 21 Dih di Confindustria insieme ai 30 di Confartigianato e ai 28 di Cna, oltre che i 21 “ecosistemi digitali di innovazione” di Confcommercio. Punti cioè che si occupano di formazione avanzata su tecnologie e soluzioni specifiche, oltre che di consolidare e coordinare le strutture di trasformazione digitale e i centri di trasferimento tecnologico.

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