IL PROGETTO

Industria 4.0, la Cgil battezza la community online per il lavoro

Via alla piattaforma “Idea diffusa” che mette in relazione 100 esperti tra sindacalisti, manager e docenti universitari. Obiettivo: scambiarsi conoscenze sulla grande trasformazione abilitata da robot e IoT per governare il cambiamento. Solari: “Dal sindacato una spinta all’innovazione”

Pubblicato il 08 Mag 2017

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Una community online di 100 persone tra sindacalisti, docenti universitari e imprenditori per discutere di Industria 4.0 e scamrasi esperienze, con un occhio di riguardo alla grande trasformazione del lavoro abilitata dalla robotica, dallo IoT e dai sistemi di “frabbrica connessa”. E’ la piattaforma digitale “Idea diffusa”, lanciata dalla Cgil, che mira a connettere tutti coloro che si occupano di politiche industriali. Dotata di un newsfeed che raccoglie e aggrega notizie sul web e basata su un repository per una documentazione digitale, “Idea diffusa” è un’agorà, un luogo di informazione collaborazione, partecipazione e lavoro.

Tra i mebri della community spiccano Giovanni Dosi (docente della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa), Marco Bani (Agid), Diego Ciulli (policy managre di Google Italia), Stefano Musso (docente dell’Università di Torino), Edoardo Reviglio (chief economist della Luiss), Ivana Pais (docente Università Cattolica di Milano), Daniela Palma (Enea), Francesco Sylos Labini (Cnr). La piattaforma sarà presentata mercoledì presso il Luiss Enlabs di Roma.

La community è uno dei pilastri del progetto “Lavoro 4.0” appena lanciato dal sindacato guidato da Susanna Camusso, il cui timone è nelle mani di Fabrizio Solari. “Per la Cgil – spiega Solari – è obbligatorio focalizzarsi sul lavoro e per farlo occorre partire dalla reale conoscenza dei fenomeni. Si tratta di accettare un punto di osservazione non molto diffuso nella attuale normalità dei comportamenti: serve non fermarsi a pensare all’oggi ma provare ad immaginare la realtà del 2030 che è meno lontano di quanto possa sembrare”.

“Noi stessi siamo ‘portatori sani di strabismo’, sappiamo tutto dei punti di crisi e pochissimo della innovazione che pure esiste anche nel nostro Paese – evidenzia il sindacalista – Correggere con metodo questo strabismo è punto di partenza essenziale”.

E il metodo sarà scientifico. La Cgil prenderà in esame 5 settori chiave (industria, logistica, conoscenza, servizi pubblici e privati, finanza) per ognuno dei quali verrà affiancata una griglia orizzontale di dati sullo stadio di sviluppo del Paese e una traiettoria al 2030. “Acquisiti e sistematizzati questi elementi di conoscenza – prosegue Solari – occorrerà determinare un campione di aziende/imprese rappresentative dei processi di innovazione di tutti i settori sulle quali esercitare un monitoraggio nel tempo, cercando quindi di cogliere non solo l’istantanea dello stadio di innovazione conseguito, ma la traiettoria futura, i problemi che nascono e i processi di adattamento che ne derivano.”.

Dopo la fase ricognitiva, l’elaborazione riguarderà essenzialmente il ruolo che le istituzioni avranno nel governare questa transizione, come ridisegnare il welfare e la scuola e, soprattutto, quali i compiti del sindacato 4.0 nell’era del lavoro digitalizzato.

Che il sindacato debba modificare le properie strategie in relazione a Industria 4.0 è dimostrato anche dalla recente ricerca di Federmeccanica secondo cui la digitalizzazione fa emerge la nuova figura del “lavoratore imprenditivo” che opera in un contesto dove è sempre più necessaria la collaborazione tra impresa e lavoratori.

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