Industria 4.0, Padoan: “Ecco le tre mosse per spingere l’Italia”

Il ministro dell’Economia svela la strategia del governo: “Favorire il business environment, semplificare il fisco e incentivare gli investimenti ad alto contenuto tecnologico”. Ma avverte: “Serve un’Unione dell’Innovazione che impegni tutti gli stati europei”

Pubblicato il 08 Giu 2016

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L’azione del governo per spingere lo sviluppo del settore industriale, in particolare quello manifatturiero verso l’economia 4.0 caratterizzata dalla rivoluzione dei processi, si fonda su tre principi. Li ha annunciati il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, in audizione in commissione Attività produttive della Camera nell’ambito dell’indagine su Industria 4.0.

“Favorendo un business environment che promuova l’iniziativa imprenditoriale e la formazione del capitale umano – ha puntualizzato – Poi su burocrazia e fisco si lavora a norme più semplice ed a ridurre le tasse su famiglie e imprese. Il terzo riguarda l’innovazione attraverso una politica che incentivi gli investimenti ad alto contenuto tecnologico e digitale”.

Per Padoan “la dinamica della produttività è oggi “insoddisfacente. E’ innegabile che serva uno scatto in Europa ed anche in Italia “In sede europea – ha quindi aggiunto – il governo italiano si adopera per sostenere un Unione per l’innovazione che impegni tutti gli Stati membri a investire in innovazione come leva per la crescita e l’occupazione“.

Entrando nel merito dell’Industria 4.0, Padoan ha ricordato che questa è “soprattutto una rivoluzione dei processi” alla quale serve soprattutto un interlocutaore adegiato. In questo senso ci vuole una pubblica amministrazione 4.0. “Una amministrazione che usa i media digitali, veloce ed efficace – ha spiegato il ministro – E’ per questo che la riforma della pubblica amministrazione è una priorità del governo”, perché “può essere motore della crescita”.

“Stiamo assistendo alla quarta rivoluzione industriale – ha sottolineato Padoan – L’Ict è sempre più presente nella vita dei cittadini, ma nell’industria entra in modo sempre più pervasivo. Le nuove tecnologie giocano un ruolo sempre più importante nei processi produttivi, ma sta generando un nuovo paradigma di produzione con quattro caratteristiche: diversi segmenti della catena tra loro interconnessi, che rendono le decisioni più automatiche; una personalizzazione prodotto possibile anche in ordini di vasta scala; risorse allocate in maniera più efficiente; una programmazione è altamente flessibile se assegna alle risorse umane, che chiamerei ormai capitale umano, un ruolo
che lo valorizza”.

“Europa è in ritardo” sui temi dell’Ict, nessuno dei 20 players digitali globali è europeo – ha detto – Le cause di questo vanno ricercate in diverse ragioni, una di queste è il ritmo di integrazione del mercato europeo, troppo lento in particolare nel mercato dei servizi”.

“Un altro aspetto riguarda i mercati del lavoro che restano frammentati e rigidi e dunque non promuovono la corretta allocazione del capitale umano – ha aggiunto – Tra le conseguenze c’è una dinamica insoddisfacente della produttività, difficile da misurare, ma è innegabile che su questo piano serve uno scatto, in Europa ma certamente anche in Italia”.

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