L'INDAGINE

Industria 4.0 spinge la produzione di macchinari: +4% da gennaio

Studio Kpmg: il fatturato del comparto è cresciuto del 15%. Investimenti nell’Advanced Manufacturing Solution per un’impresa su due. E nel futuro focus su cultura 4.0 e su partnership internazionali per stabilizzate la ripresa economica

Pubblicato il 13 Nov 2017

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Il piano Calenda dà sprint alla produzione di macchinari. La produzione industriale dal gennaio del 2016 è cresciuta del 4%, il relativo fatturato addirittura del 15% con una riduzione consistente delle scorte che pongono le basi per una futura ulteriore crescita della produzione industriale. Lo rileva uno studio Kpmg, presentato in occasione del XVI forum annuale del Comitato Leonardo, secondo cui risulta essere positiva anche la dinamica degli investimenti da parte delle imprese che hanno potuto beneficiare degli sgravi fiscali messi a loro disposizione dal Piano Industria 4.0. Nel I trimestre del 2017, rispetto allo stesso periodo del 2016, gli investimenti fissi lordi sono aumentati nel complesso del 9% con punte dell’11,6% per gli investimenti in macchinari e altri apparecchi e del 10,7% per gli investimenti in apparecchiature elettriche ed elettroniche. La dinamica positiva che caratterizza l’economia italiana ha di certo beneficiato del momentum positivo internazionale caratterizzato dal consolidamento della ripresa economica.

La ripresa italiana ha evidenziato propri caratteri distintivi e di forza come dimostra la crescita più ampia del fatturato interno (tra gennaio 2016 e maggio 2017) per macchinari e apparecchi e per apparecchiature elettriche ed elettroniche rispetto all’economia tedesca: rispettivamente +8% per il primo e +3,5% per per il secondo per l’Italia contro rispettivamente il -2% ed il +3% per la Germania.

A differenza di altri modelli presi in considerazione – Francia, la Germania, il Giappone, il Regno Unito e gli Stati Uniti d’America – l’Italian way ad Industria 4.0 è caratterizzata da un ampio spettro di sgravi fiscali diretti alle imprese, il governo italiano sta seguendo un’altra direzione rispetto al precedente gruppo di Paesi. Un approccio misto caratterizza infine le politiche di Francia e Regno Unito che, accanto al finanziamento di progetti di ricerca, che costituiscono comunque il cuore dell’approccio ad Industria 4.0, hanno previsto sgravi fiscali diretti alle imprese per investimenti ed attività di R&S.

Gli effetti macroeconomici delle politiche attuate a livello internazionale e più in generale della quarta rivoluzione industriale diverranno più evidenti e marcati nei prossimi anni ma è indubbio che gli interventi di riforma si sono inseriti in un contesto economico internazionale di espansione e favorevole a nuovi investimenti. Il Pil delle maggiori economie negli ultimi trimestri
evidenzia una crescita costante, anche la produzione industriale è ritornata a crescere così come l’occupazione nel settore dell’industria.

L’Italia come già detto in precedenza cavalca l’onda lunga della ripresa con performance anche migliori della media dei paesi benchmark. Se infatti la crescita del Pil italiano evidenzia ancora un contenuto gap negativo rispetto ai paesi benchmark, la crescita italiana è stata superiore alla media sia per la produzione industriale, dal gennaio del 2016, che per la conseguente crescita del numero di occupati del settore dell’industria (nel II trimestre del 2017 cresciuti dello 0,3% rispetto ad una diminuzione media dello 0,3% dei paesi benchmark).

Lo studio ha poi analizzato il sentiment degli imprenditori italiani nei confronti del Piano Industria 4.0: è emerso che il oltre tre quarti delle imprese (75,8%) è a conoscenza delle misure varate dal Governo, anche se esiste un gap di conoscenza per alcuni settori, come quello del commercio e delle costruzioni, e per le imprese più piccole. Le associazioni di categoria hanno svolto un ruolo importante nella diffusione della conoscenza del Piano: nel 62,4% dei casi la conoscenza e’ stata veicolata da loro. Emerge inoltre come, in assenza del Piano, il 47,9% delle imprese che hanno effettuato investimenti avrebbero destinato un importo minore e il 5,6% degli investimenti non sarebbe stato proprio effettuato. Gli strumenti del Piano più utilizzati sono stati il superammortamento (51,4%), l’iperammortamento (43,8%) e il credito d’imposta per Ricerca e Sviluppo (29,2%); in particolare, il superammortamento è considerato utile da oltre il 72% delle imprese a conoscenza del Piano. In generale, le imprese prevedono un impatto profondo della quarta rivoluzione industriale su come e cosa si produce, anche se l’impatto previsto sul proprio business e’ piu’ ampio al crescere della dimensione aziendale.

Gli investimenti effettuati e quelli che saranno effettuati nell’immediato futuro in ragione di Industria 4.0 porteranno a un forte incremento di domanda di conoscenze e competenze da parte delle imprese, domanda testimoniata dal 68,8% delle imprese che hanno già effettuato investimenti produttivi grazie al Piano Industria 4.0 e che hanno in programma di attuare iniziative specifiche di formazione professionale nell’immediato futuro. Come si declinerà nel concreto dipende in gran parte anche dalle caratteristiche delle tecnologie innovative maggiormente richieste dalle imprese. Tra le 9 tecnologie abilitanti della quarta rivoluzione industriale, l’Advanced Manufacturing Solution è stata oggetto di investimento da parte di un’impresa ogni due, investimenti che poi hanno interessato in misura meno ampia le altre tecnologie abilitanti tra cui gli investimenti effettuati nell’Industrial Internet (dal 28,5% delle imprese), nei Big Data and Analytics (dal 27,1%) e nel Cloud (dal 25,7%).

Insomma come dimostrano i primi risultati sul piano degli investimenti e le conferme ottenute dalla Survey tra gli imprenditori, il Piano Industria 4.0 varato dal Governo italiano, cavalcando l’onda del momentum positivo e con la semplicità di attivazione dei propri strumenti, ha raccolto un’adesione immediata e ampia da parte delle imprese catturando gli animal spirits che da sempre guidano gli imprenditori. Che fare dunque per mettere a valore quanto realizzato finora? Cinque le mosse chiave.

Proseguire sull’Italian way: il sistema industriale italiano presenta caratteristiche che lo differenziano dai sistemi industriali degli altri paesi. Coerentemente il Piano Industria 4.0 varato dal Governo italiano si basa su un approccio differente rispetto a quello seguito dagli altri paesi per promuovere la quarta rivoluzione industriale. La domanda è stata stimolata dall’offerta di prodotti / servizi che peraltro è in buona misura un’offerta “made in Italy” quindi in grado di generare ampie esternalità positive collegate alle agevolazioni. Risulta quindi necessario proseguire e concentrare i prossimi sforzi che il Governo porrà in essere sugli strumenti che hanno funzionato ovvero l’iperammortamento, il superammortamento e il credito d’imposta in R&S.

Rilanciare su università e ricerca: in tema di politiche di sostegno a livello internazionale è emersa la grande attenzione sui progetti di ricerca che in molti casi costituiscono l’unico strumento di promozione e sviluppo di Industria 4.0. La diversa strada percorsa dall’Italia fino a oggi per le ragioni sopra esposte, non deve tuttavia fare in modo che la ricerca ed il mondo delle Università italiane continuino a percorrere nel complesso un binario parallelo rispetto al tessuto imprenditoriale italiano. Sono necessarie politiche volte a rilanciare l’università e la ricerca per non ritrovarsi domani a inseguire gli altri competitors internazionali sul piano delle innovazioni. La fame di formazione professionale espressa dalle imprese è testimone inoltre della rivoluzione che deve coinvolgeresoprattutto le risorse umane attraverso politiche che colleghino efficacemente la formazione universitaria con il tessuto produttivo con lo sguardo rivolto alle tecnologie abilitanti della quarta rivoluzione industriale.

Dotarsi di adeguate infrastrutture: uno dei capisaldi di Industria 4.0 è la connettività che caratterizza la Smart Factory, connettività per cui sono necessarie adeguate infrastrutture a servizio delle imprese. Risulta a tal fine prioritario proseguire verso il raggiungimento degli obiettivi dichiarati dal Governo in infrastrutture come la banda larga per permettere l’accesso più efficiente ed efficace e la diffusione più ampia possibile delle tecnologie abilitanti nel tessuto produttivo italiano.

Rafforzare la “cultura 4.0”: la quarta rivoluzione industriale è, e deve essere, in primis una rivoluzione culturale sia nel modo di pensare e vivere i futuri luoghi di lavoro e produzione che i prodotti e i servizi offerti come tutti gli aspetti della vita economica e non solo impattati da Industria 4.0. La gran parte degli imprenditori italiani sono ben consapevoli dei grandi impatti che la rivoluzione in atto porterà nell’immediato futuro sulle proprie aziende. Restano tuttavia alcune importanti fasce del sistema produttivo nazionale poco consapevoli di Industria 4.0 (quali i settori delle costruzioni e del commercio e le imprese di più piccole dimensioni) e su cui diventa prioritario svolgere un’azione di rafforzamento della conoscenza e della cultura 4.0.

Riconoscere la dimensione globale del fenomeno: è strategico riconoscere la dimensione globale che caratterizza il fenomeno della quarta rivoluzione industriale. Le future politiche di incentivazione del fenomeno dovranno necessariamente tenere conto di tale carattere confrontandosi e collaborando con le realtà più all’avanguardia a livello internazionale. Segnali positivi provengono in tale direzione, il Governo italiano negli ultimi mesi ha avviato assieme al Governo tedesco e a quello francese una collaborazione su Industria 4.0 per la definizione di standard univoci e lo scambio delle esperienze dei diversi approccio adottati al fine del miglioramento delle politiche future. È auspicabile allargare anche al di fuori dei confini europei tali collaborazioni per condividere esperienze e conoscenze utili al miglioramento futuro.

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