IL CONTEST

IoT alla sfida interoperabilità, le soluzioni italiane sul red carpet dell’Open Lab Smart home

Tre gli use case frutto dell’hackaton lanciato dall’IoT Lab del Politecnico di Milano. Si punta all’integrazione tra ecosistemi di singoli vendor per diffondere le soluzioni a livello di massa

Pubblicato il 29 Lug 2021

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Dalla baby-sitter virtuale allo smart office fino alle soluzioni per la sicurezza e gestione energetica degli edifici. Sono i tre use case per la smart home che emergono dall’hackaton “Open Lab Smart Home: Time to Hack!” firmato dall’IoT Lab del Politecnico di Milano.

Dispositivi smart, mercato in crescita

Un mercato, quello dei sistemi per la smart home e dell’interoperabilità tra dispositivi intelligenti, destinato a crescere vertiginosamente. Dopo 801,5 milioni di dispositivi venduti nel 2020, con un incremento del 4,5% rispetto all’anno precedente, Idc prevede che il mercato crescerà a doppia cifra entro il 2025, raggiungendo 1,4 miliardi di dispositivi.

Si inserisce in questo trend la sfida affrontata dall’hackathon: attraverso la creazione in laboratorio di 3 use cases riconducibili a diversi ambiti (Safety, Assistenza alla persona e Sicurezza) sono state dimostrate le ricadute positive e le potenzialità conferite alla casa intelligente dal raggiungimento dell’interoperabilità tra soluzioni mono-vendor.

La sfida dell’hackathon

I 3 use cases integrano diversi elementi tecnologici abilitanti come piattaforme open source (ad esempio Node-RED), protocolli di messaggistica di tipo Publish/Subscribe (ad esempio MQTT), interfacce cloud Api dei vari dispositivi e assistenti vocali (ad esempio Amazon Alexa e Google Assistant).

In qualità di promotore dell’iniziativa, l’IoT Lab del Politecnico di Milano, facendo leva sul know-how del gruppo di lavoro, in collaborazione con le aziende partner, ha esplorato diverse strade per l’interoperabilità attingendo alle più rilevanti tecnologie disponibili.

I risultati del progetto sono stati presentati da Giovanni Miragliotta e Antonio Capone, responsabili scientifici dell’IoT Lab, Mattia Cerutti, responsabile operativo dell’IoT Lab, Sanders Batista, ricercatore dell’IoT Lab e i rappresentanti delle 6 aziende partner.

Integrazione parola chiave per la smart home

Dal lavoro realizzato, si legge in una nota, “emergono possibilità di arricchimento della catena di valore, dallo sviluppo di nuove funzionalità delle soluzioni esistenti fino alla creazione di nuovi servizi”.

Sia per chi utilizza dispositivi offerti dal produttore “as-is”, che per gli avventurieri del metodo DIY, l’integrazione è ancora il punto chiave per la costruzione di ecosistemi in ambito Smart Home che riescano ad offrire maggiori funzionalità rispetto ai singoli dispositivi.

Nel corso dell’hackathon squadre di studenti universitari ed appassionati di domotica hanno avuto l’opportunità di lavorare con i dispostivi messi a disposizione dalle aziende partner per creare un ambiente intelligente e connesso e sviluppare casi d’uso dimostrativi.

L’iniziativa consortile vede coinvolti i principali attori del mercato Smart Home quali Bticino, Dice, Edison, Ezviz, Beeta by Tera e Vimar che ricoprono diversi ruoli della catena di valore, dai produttori di dispositivi ai system integrator, passando per fornitori di servizi. Le aziende hanno messo a disposizione i propri prodotti e la piena accessibilità alle loro tecnologie, oltre al supporto durante lo sviluppo dell’intero progetto.

Ecco i 3 use cases realizzati

  • SmartSitter – La soluzione nasce come una funzionalità per ambienti domotici per fornire una funzionalità di babysitting di base, permettendo, attraverso una telecamera, di identificare i comportamenti più pericolosi che un bambino potrebbe intraprendere, allertando il genitore e tentando di dissuadere il bambino nel proseguire nelle sue azioni pericolose. SmartSitter solleva, quindi, il genitore dall’onere della costante vigilanza del figlio, permettendo sessioni di lavoro più tranquille e produttive. In particolare, una telecamera controlla costantemente la posizione del bambino all’interno della stanza in cui si trova; attraverso una mappa con recinti virtuali, un programma di riconoscimento ottico è in grado di riconoscere se il bambino si stia avvicinando a luoghi potenzialmente a lui pericolosi, allertando il genitore attraverso uno smart speaker e provvedendo a distrarre il bambino attraverso segnali acustici e visivi.
  • SmartOffice – Soluzione taglia-sprechi emergetici: attraverso una serie di sensori, la situazione di un ambiente, quale un ufficio, viene rilevata ed elaborata secondo una serie di regole, per impedire, per esempio, la dimenticanza di luci e altre utenze accese durante i periodi non lavorativi o l’accensione prematura dell’illuminazione elettrica qualora le condizioni di illuminazione della stanza non ne traessero particolare beneficio. È anche presente una dimostrazione di come, attraverso l’utilizzo di un calendario condiviso per riportare eventuali meeting, una sala riunioni possa essere gestita, ad esempio, accendendo i suoi sistemi di raffrescamento solo poco prima dei periodi di essere occupata.
  • SensorlessOfficeLo use case vuole porsi come unione dell’UC1 (Smartsitter) con l’UC2 (SmartOffice). Molti edifici di carattere commerciale hanno installato al loro interno impianti di videosorveglianza. Applicando la tecnologia di riconoscimento delle persone utilizzata in SmartSitter alle telecamere già presenti, è possibile sfruttare queste come veri e propri sensori virtuali, evitando l’installazione di nuovi sensori ed offrendo all’azienda un risparmio economico e di tempo nel passaggio da implementazione a utilizzo del sistema. Le telecamere possono essere, inoltre, utilizzate per controllare il numero di presenze all’interno dei vari spazi, fornendo indicazioni utili alla gestione dell’immobile

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