EDILIZIA

Smart building, specialisti Ict solo nel 6% delle imprese di costruzioni

Ambrosetti lancia il nuovo spin-off della InnoTech Community per avviare il dibattito sulle opportunità di un massiccio impiego di nuove tecnologie come IoT, robotica e intelligenza artificiale. Il Politecnico di Milano svela la prima mappa nazionale delle startup: 16 le aziende in campo con soluzioni innovative, l’81% nell’ambito Building devices and solutions

Pubblicato il 10 Nov 2022

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Più innovazione per l’edilizia italiana. Sicurezza, efficienza e sostenibilità di infrastrutture e grandi opere passa dalla diffusione delle tecnologie digitali. Eppure le imprese di costruzione italiane investono appena lo 0,17% del valore aggiunto in R&S e solo nel 6% dei casi sono dotate di specialisti Ict. Parte da qui il lancio dello spin-off dedicato alle “Costruzioni del futuro” di InnoTech Community di The European House – Ambrosetti, che punta a individuare  necessità e fattori critici di successo del settore, con la proposta dell’inserimento delle nuove tecnologie digitali e dell’Iot. Intanto accende i riflettori sulle startup italiane specializzate in smart builiding un report redatto redatto dall’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano secondo cui le startup italiane risultano dedicate in netta prevalenza a Building devices and solutions.

Smart building, Italia a due velocità

Su costruzioni e infrastrutture emerge un’Italia a due velocità, secondo Ambrosetti. Il 24% delle imprese di costruzione utilizza già dispositivi Iot, ma di contro il Paese è terzultimo per percentuale di spesa in infrastrutture rispetto al Pil, nonostante siano necessari interventi di manutenzione e rinnovamento delle grandi opere. In tal senso, il Pnrr e gli altri interventi previsti sono un’opportunità importante per dare impulso all’innovazione nel settore delle costruzioni.

I numeri dello scenario

L’Italia è terzultima in Europa per percentuale di spesa in infrastrutture rispetto al Pil (1,8%), nonostante sia manifesta la necessità di interventi di manutenzione e rinnovamento delle grandi opere. Proprio l’elevata età media dell’infrastruttura stradale (quasi 60 anni) si attesta tra le cause di morte per incidente: con interventi di manutenzione predittiva sull’infrastruttura stradale si potrebbe invece monitorare lo stato di usura e identificare problemi e guasti con tempestività.

Per quanto riguarda i tempi di realizzazione, in media sono necessari 4 anni e 5 mesi per il completamento delle grandi opere. Un tempo enorme se confrontato con i ritmi di aggiornamento delle tecnologie. È fondamentale, oltre a snellire la burocrazia, accelerare le fasi di progettazione e realizzazione con il contributo delle nuove tecnologie digitali, dalla valutazione e verifica virtuale dei modelli progettuali.

Anche sul fronte emissioni la situazione non è rosea. A livello di sostenibilità, il consumo finale di energia del settore dei trasporti è aumentato del 9% tra il 1990 e il 2019. Occorre pertanto continuare ad investire nel rinnovamento del settore dei trasporti, introducendo soluzioni più sostenibili e meno inquinanti e supportando il potenziamento dell’infrastruttura di ricarica di veicoli elettrici e a idrogeno. Si tratta di un’ulteriore frontiera di sviluppo per le infrastrutture in cui è imprescindibile la capacità di creare sistemi digitali interoperabili per mettere in relazione il sistema delle infrastrutture, con quello della mobilità e quello dell’energia.

Iot tecnologia per edifici future proof

In Italia il 24% delle imprese di costruzione già utilizza dispositivi Iot (l’8% in più rispetto alla media Ue). Nel 2020, più di 109 milioni di euro (corrispondenti all’1% circa del Pil) sono stati dedicati alle attività di ricerca e sviluppo, molto più di altri paesi europei. Tuttavia, le imprese edili investono appena lo 0,17% del valore aggiunto in R&D, assai meno di altri comparti come ad esempio il manifatturiero, che investe 23 volte tanto. Sarà inoltre necessario investire sul personale qualificato in grado di favorire la transizione digitale: solo il 6% delle imprese di costruzione italiane è dotato di specialisti Ict.

A livello amministrativo, le risorse non mancherebbero. Il Pnrr dedica 30,05 miliardi di euro alle infrastrutture, e il Pnc 450 milioni per il monitoraggio dinamico delle stesse. Il Mims avrà a portafoglio tra il 2021 e il 2036 115,5 miliardi di euro per le infrastrutture e la mobilità sostenibile. Diventa perciò necessario sfruttare al meglio i fondi allocati per digitalizzare le infrastrutture e ampliare le ricadute positive sull’economia nazionale.

Serve un cambio di passo al nostro Paese

“Infrastrutture datate, insufficienza di personale qualificato, ma anche necessità di investimenti in manutenzione e di interventi per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità ambientale e climatica sono le sfide che il settore delle infrastrutture deve superare: la risposta è rappresentata dall’IoT – spiega Alessandro Viviani, Senior Consultant di The European House – Ambrosetti –. L’Italia sta attraversando un momento cruciale per la digitalizzazione delle infrastrutture esistenti e di quelle future. È necessaria una riflessione su come liberare questo potenziale: si tratta di un tema non solo tecnologico, ma anche culturale e normativo”.

Il quadro sulle startup italiane

Sul fronte startup fa luce il report dell’Energy&Strategy della School of Management del Politecnico di Milano: un primo campione comprende 219 startup europee, statunitensi o israeliane indipendenti, fondate tra il 2017 e il 2021 e con almeno un finanziamento raccolto. Quelle attive in ambito Building devices & solutions sono le più numerose (62%, quasi la metà nel settore energia) e offrono soluzioni integrate che comprendono dispositivi in cui è presente sempre di più una componente software embedded: la categoria più rilevante si conferma quella legata all’efficientamento energetico degli edifici (38%).

Si tratta prevalentemente (87%) di startup a uno stadio di sviluppo avanzato, quindi con una proposta di offerta validata e vendibile sul mercato, concentrate maggiormente in Europa, soprattutto in Germania, Regno Unito e Francia. Rispetto al Report precedente, si evidenzia una distribuzione più equa dei finanziamenti medi tra startup americane ed europee.

Quanto all’Italia, grazie al coinvolgimento diretto di 27 incubatori è stato costruito un campione di 16 startup, in netta prevalenza (81%) nell’ambito Building devices and solutions. Le startup italiane propendono verso la servitization, includendo nel 56% dei casi anche la componente service nella loro offerta.

Sul versante consumatori, appena il 9% si ritiene bene informato sullo smart building, sempre secondo il report del Polimi. I più informati sono giovani (generazioni Y e Z) che abitano in grandi comuni del Nord Italia – e tuttavia la grande maggioranza del campione (85,7%) ha avuto almeno una volta esperienza diretta di tecnologie di gestione intelligente, ormai piuttosto diffuse e distribuite sul territorio, in genere però utilizzate in ambito energetico e non fruite in maniera integrata.

Gli elevati costi di installazione restano la barriera principale alla diffusione di tecnologie smart, lasciando intuire come chi li adotta sia spinto più da motivi economici che da una reale consapevolezza di tutti i benefici ottenibili, mentre l’obiettivo primario degli edifici intelligenti è proprio quello di accrescere il benessere degli occupanti, focalizzandosi sulle loro reali necessità attraverso l’utilizzo di interfacce semplici.

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