IL RAPPORTO

Ocse: “Per battere evasione fiscale Italia punti su e-payment”

Dal Rapporto economico sul nostro Paese emerge una ancora scarsa propensione all’innovazione. Tra le raccomandazioni: maggiori investimenti pubblici nell’Ict e spinta alla fatturazione elettronica. Giudizio positivo sul piano Industria 4.0 ma bisogna puntare sulle nuove skill e su un rapporto più stretto fra mondo della ricerca e delle imprese

Pubblicato il 15 Feb 2017

Andrea Frollà

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Aumentare il gettito fiscale incoraggiando l’adempimento spontaneo degli obblighi tributari, tramite un maggiore utilizzo di tecnologie dell’informazione che spinga l’uso della fatturazione elettronica, e riducendo la soglia massima di pagamento con denaro contante a favore dell’e-payment. Sono queste due delle raccomandazioni più stringenti che emergono dal Rapporto Ocse sull’Italia, presentato oggi a Roma.

Gli esperti dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico dedicano un intero capitolo del report al contrasto dell’evasione fiscale, indicando gli investimenti nelle tecnologie Ict e la spinta alla diffusione dei sistemi di e-payment come due vie obbligate per risolvere i problemi del sistema tributario italiano. Tra il 2009 e il 2013, ricorda l’Ocse, le spese per le tecnologie digitali dell’Agenzia delle entrate hanno rappresentato appena il 5% delle spese totali. L’ente ha speso meno della metà della media dei Paesi Ocse e questo rappresenta un freno allo sviluppo perché, rileva lo studio comparativo Ocse Tax Administration, “una spesa più elevata per i sistemi 2.0 è associata a risultati migliori in termini di deposito elettronico, pagamento telematico, costi inferiori di raccolta delle imposte e minori arretrati fiscali”.

L’utilizzo di strumenti innovativi da parte del sistema tributario, aggiunge l’Ocse, è anche essenziale per “ampliare l’uso della fatturazione elettronica e migliorare il rispetto degli obblighi in materia di Iva”. Pur non esprimendo giudizi di merito, il rapporto mette in luce la recente applicazione della e-fattura, oltre che alle vendite alla PA, anche alle transazioni B2B ricordando però che questa avviene solo su base volontaria.

La raccomandazione dell’Ocse si inquadra in un indirizzo di carattere più generale, ossia quello di continuare a migliorare il livello di efficienza e trasparenza di tutta la pubblica amministrazione mediante l’utilizzo ulteriore di piattaforme digitali per l’erogazione dei servizi pubblici (e-service).

L’altro problema legato al tema fiscale riguarda lo scarso utilizzo dei mezzi di pagamento diversi dal contante che “facilitano l’evasione fiscale”. Per arginare questo fenomeno dannoso per la tenuta dei conti pubblici l’’Organizzazione propone di fare un passo indietro sul tetto all’utilizzo del contante, riportandolo dai 3mila euro fissati dalla Legge di stabilità 2016 ai 1.000 euro precedenti. Questo abbassamento, spiega senza mezzi termini l’Ocse, consentirebbe di diminuire il fenomeno dell’evasione dando ossigeno alle casse dell’Italia. L’Italia deve “continuare a contrastare l’evasione fiscale che resta il tallone d’Achille del sistema fiscale italiano”, ha affermato il segretario generale dell’Ocse, Angel Gurria, in occasione della conferenza stampa di presentazione dei risultati.

Un altro capitolo particolarmente denso di appelli all’innovazione è quello che riguarda la politica italiana in materia di ricerca e sviluppo, che l’Ocse definisce “frammentata”. Questa frammentazione, sottolinea il rapporto, è dovuta alla presenza di una serie di agenzie ed enti a livello nazionale e subnazionale e a un sistema di finanziamento che pecca di una visione sistemica.

L’Italia, ricorda l’Ocse, è un innovatore modesto dell’Unione Europea, con una spesa pubblica e privata in ricerca e sviluppo e un numero di ricercatori inferiori agli standard indicati dall’Ocse. Tuttavia, la performance italiana è buona se si considera il numero di brevetti per ricercatori. Quindi la produttività è alta, ma si investe poco.

Il problema sta nel fatto che in Italia “è mancata per molto tempo una strategia omnicomprensiva per l’innovazione” anche le iniziative recente, tra cui viene citato il piano industri 4.0, “contribuiscono ad allineare le politiche sull’innovazione dell’Italia a quelle degli altri paesi europei”. Ci sono comunque, aggiunge il rapporto, margini per rendere gli incentivi R&S e per l’innovazione più efficienti, indirizzandoli verso startup e Pmi.

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