L'EVENTO

EY, recruiting hi-tech contro la mancanza di competenze digitali

Realtà aumentata, app mobile e social media fra le tecnologie che rendono più efficiente la selezione delle risorse umane e la crescita dei talenti in azienda. Paliani, Mediterranean Advisory Services leader: “La trasformazione digitale è prima di tutto culturale”

Pubblicato il 28 Giu 2017

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Le nuove tecnologie e il digitale possono cambiare radicalmente le modalità per selezionare, attrarre e far crescere i talenti. Ce ne sarà bisogno perché entro il 2020 circa il 50% delle posizioni lavorative nell’economia digitale saranno vacanti a causa della mancanza di competenze. Ed è un peccato perché le aziende che hanno seguito la strategia di valorizzazione e crescita dei talenti per innovare hanno raggiunto risultati eccellenti: l’85% ha avuto una migliore performance finanziaria e il 77% un’ottimizzazione della strategia.

È questo lo scenario emerso dall’incontro organizzato da EY presso la nuova sede milanese di via Meravigli con l’obiettivo di analizzare, presentare e sperimentare come i cambiamenti introdotti dalla digital transformation rivoluzionino anche la gestione delle risorse umane. Gli analisti stimano in 4,8 milioni i posti di lavoro in Europa relativi soltanto allo sviluppo di nuove applicazioni entro il 2018, ma per rispondere a questa domanda è necessario ripensare i modelli di recruiting. Oltre il 45% delle imprese non ha intrapreso alcuna iniziativa per incorporate stimoli esterni all’innovazione e così la ricerca di figure professionali, all’altezza delle richieste del mercato e in grado di estrarre da grandi quantità di numeri dati utili coniugando doti statistico-matematiche, informatiche e capacità di visione imprenditoriale, è tutta in salita.

Per ovviare a questo problema EY ha deciso di puntare su realtà aumentata ed esperienze sensoriali per costruire un modello di recruiting innovativo, che si basa su un vero cambio di paradigma e che ad esempio fa dei social l’ambiente migliore per attrarre i giovani, profilandoli in base al loro comportamento digitale e le loro attitudini. Come cogliere le opportunità che l’innovazione e la tecnologia consentono? Come definire le direttrici che le aziende devono seguire per sviluppare il loro business? A queste domande hanno risposto nella prima parte dell’incontro Andrea Paliani, Mediterranean Advisory Services leader di EY, e Fabio Moioli, direttore della Divisione Enterprise Services di Microsoft.

“La trasformazione digitale è prima di tutto culturale e poi tecnica. Dobbiamo sapere cosa vogliamo fare. L’open innovation a livello di sistema paese e nelle singole organizzazioni, ad esempio, è una modalità vincente per trasformare imprese e istituzioni pubbliche. Tuttavia – avverte Paliani – il capitale umano, all’interno delle organizzazioni e nella società nel suo complesso, rappresenta la vera sfida. Formare e attrarre nuovi talenti, con competenze adatte al mondo digitale, riqualificare le risorse interne rappresentano sfide altrettanto importanti.

Gli fa eco Moioli, che aggiunge: “Il cloud, l’intelligenza artificiale, la realtà mista sono trend tecnologici in rapida crescita anche nel nostro Paese e lo saranno ancor più nei prossimi anni. Al contempo non si trovano figure professionali all’altezza delle richieste del mercato: è ad esempio difficile trovare persone competenti in ambito Data Platform e Machine Learning, ovvero professionisti che sono in grado di estrarre da una mole impressionante di numeri degli insight che diventino progetti di business – sottolinea il manager di Microsoft -. I giovani che coniugano doti statistico-matematiche, informatiche, e capacità di visione imprenditoriale sono altamente ricercati ed estremamente preziosi sul mercato”.

Al termine della discussione, i partecipanti, gli studenti universitari, hanno sperimentato percorsi di Digital Sensorial EY Experience basati sulle tecnologie di realtà aumentata e si sono sfidati in una gara, tramite un’app, per testare il loro “digital mindset”.

“Il curriculum e il voto non sono più il soli parametri sui cui poter valutare la validità e il potenziale di un profilo, poiché non racconta i reali interessi e le potenzialità di contribuzione delle persone – spiega Caterina Bernardi, Talent Team di EY -. Oggi le nuove generazioni cercano sui social network le informazioni relative ad aziende e professioni, scelgono il loro lavoro guardando blog, chiedendo referenze anche attraverso contatti social”. Tramite l’app di un provider (Employerland), viene data ai candidati la possibilità di mettersi alla prova in una vera e propria sfida, volta a testare la loro propensione all’innovazione.

I migliori vengono invitati ad una giornata evento EY di selezione dove lavorano in gruppo su un business case che simula una reale situazione, supportati da mentor di Service Line e da recruiter che li valutano sulla base della competenze, capacità di problem solving, gestione dei conflitti ed efficacia personale e relazionale nei confronti degli altri componenti del gruppo. Inoltre, attraverso il tour nei Deep Diving Learning Corner, i partecipanti all’incontro di EY hanno fatto esperienze immersive che velocemente li hanno stimolati a vedere e toccare con mano nuove prospettive e imparare nuovi skills e competenze.

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