LAVORO

Ict, i sindacati confederali: “Con contratto Cifa-Confsal rischio dumping nel settore”

Forti critiche da Slc e Uilcom: “Serve una legge sulla rappresentanza sindacale per governare la transizione digitale non accordi che vanno a detrimento dei diritti e della retribuzione dei lavoratori”

Pubblicato il 23 Lug 2021

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Levata di scudi dei sindacati sul contratto dei lavoratori dell’Ict firmato da Cifa e Confsal. Secondo i confederali si tratta di un’intesa che rischia di peggiorare le condizioni salariali degli addetti a un settore che pure è cruciale per lo sviluppo economico del Paese e per la sua ripartenza.

“Si tratta – spiega a CorCom, Salvo Ugliarolo segretario generale della Uilcom– dell’ennesimo contratto sottoscritto da sindacati e associazioni datoriali non rappresentativi che rischia di determinare un forte dumping, dato che sarà utilizzato dalla aziende per giocare al ribasso. Il settore Ict è già ben rappresentato dal Ccnl delle Tlc, firmato dalle più grandi aziende e dai sindacati confederali e dunque maggiormente rappresentativi”.

“In Italia abbiamo un problema – prosegue Ugliarolo – Ed è il numero eccessivo di contratti: secondo il Cnel ne abbiamo 800 ma solo la metà sono realmente rappresentativi. Una situazione che impatta negativamente sui diritti, sulla retribuzione dei lavoratori e sulla tenuta occupazionale dell’intero settore. La sfida è quella di portare dentro il perimetro del Ccnl Tlc anche i lavoratori del digitale”.

Sulla stessa lunghezza d’onda Riccardo Saccone segretario nazionale della Slc Cgil.  “Se continuiamo su questa strada – firmare contrattini non rappresentativi – andrà a finire che non riusciremo a governare la trasformazione digitale, anzi ne verremo travolti”, dice.

“Sono intese quelle – puntualizza – che hanno l’unico scopo di favorire il dumping tra i lavoratori, a detrimento di diritti e salario così come è successo per il settore dei call center”.

“Tra l’altro – ricorda Saccone – nel Ccnl delle Tlc ci sono ‘finestre’ per inserire anche i lavoratori dell’Ict. La digitalizzazione sta cambiando il perimetro di azione, sta cambiando le condizioni economico-normative ma resta sempre la contrattazione nazionale lo strumento principe per metterne a valore le potenzialità e abbattere i potenziali elementi discriminatori. Non è tollerabile lasciare nelle mani di qualche sindacatino e di qualche padrone questa cruciale partita. Ecco perché serve una legge sulla rappresentanza sindacale”.

Il nuovo contratto nazionale delle Tlc

A novembre 2020 è stato firmato il rinnovo del contratto collettivo nazionale delle Tlc. L’intesa tra Asstel e sindacati coinvolge circa 120.000 lavoratrici e lavoratori e regola l’attività di un settore strategico per lo sviluppo del Paese e per la gestione dei processi di digitalizzazione.

L’accordo ha riguardato sia la parte normativa, che vede un deciso rafforzamento delle tutele dei lavoratori e dei diritti delle persone, che quella economica, che con un aumento medio di 100 euro assicura un adeguato livello di redistribuzione della produttività del settore.

Viene stabilita anche la creazione di un Fondo di Solidarietà bilaterale di settore attraverso il quale si potranno gestire i processi di riqualificazione e di ammodernamento delle competenze, accompagnando ed integrando i nuovi strumenti di politica attiva del lavoro garantendo la maggior occupabilità possibile.

Punto qualificante del negoziato è la rivisitazione del sistema di classificazione del personale legato ai processi di trasformazione digitale – in una prospettiva di sempre maggiore valorizzazione delle competenze – con l’inserimento di 26 nuovi profili professionali legati alle innovazioni digitali e il superamento di figure professionali non più presenti nel Settore.

Nel rinnovo del Ccnl è stato recepito, il Protocollo “Principi e Linee Guida per il Nuovo Lavoro Agile nella Filiera delle Telecomunicazioni” sottoscritto lo scorso luglio e che costituisce la cornice per ulteriori accordi di implementativi, demandati alla contrattazione di secondo livello.

Nell’ambito del sistema di tutele del lavoro, è stata prevista la costituzione di un Fondo Bilaterale di Solidarietà di Settore, a cui le imprese potranno far ricorso per il sostegno al reddito in caso di attuazione di misure per la riorganizzazione, la riduzione della forza lavoro o dell’orario di lavoro, nonché per il finanziamento di formazione professionale e riqualificazione.

Grande attenzione è stata posta all’aggiornamento della parte normativa del Ccnl, alle previsioni di legge e alla semplificazione delle previsioni contrattuali meritevoli di aggiornamento. In particolare, sono stati rivisitati gli istituti del mercato del lavoro – contratto a termine, somministrazione, part-time, apprendistato – e adeguate le disposizioni contrattuali su aspetti importanti della disciplina del rapporto di lavoro e dell’orario di lavoro. Sono state condivise discipline specifiche riferite a esigenze, anche di carattere sociale, dei lavoratori quali ferie solidali, ampliamento del periodo di comporto di malattia per i lavoratori affetti da gravi patologie, permessi e aspettative per le vittime di violenza e per genitori con figli affetti da DSA.

Per quanto riguarda il trattamento economico, è stato concordato un aumento del Trattamento Economico Minimo (Tem) di € 70 a regime al livello 5 della scala inquadramentale. L’aumento sarà corrisposto in quattro tranche a partire da aprile 2021. Con le stesse decorrenze verrà corrisposto, nell’ambito del Trattamento Economico Complessivo (Tec), l’Elemento Retributivo di Settore riferito alla produttività nella misura di €30. Sempre nell’ambito del Tec le Parti hanno concordato l’incremento della contribuzione aziendale al Fondo di Previdenza Telemaco all’1,3% da aprile 2021 eall’1,4% da dicembre 2022 e la contribuzione al Fondo Bilaterale di Solidarietà di Settore che sarà per 2/3 a carico azienda e 1/3 a carico dei lavoratori.

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