L'INDAGINE

Smart working, i dipendenti italiani non vogliono più rinunciare all’autonomia

Secondo lo studio Workforce of the Future di Cisco, l’87% dei lavoratori vuole poter scegliere se lavorare da casa o in ufficio. E se fossero ceo per un giorno darebbero priorità alla collaborazione e alla comunicazione

Pubblicato il 15 Ott 2020

competenze, skill, smart working

Rinunciare ai benefici del lavorare da casa? Secondo lo studio Workforce of the Future di Cisco, svolto su un campione di 10mila intervistati in 12 paesi della dell’Europa, Medio Oriente e Russia, la risposta è no. La nuova modalità di lavoro, dettata dal lockdown vissuto con la pandemia, ha infatti fatto emergere molti aspetti positivi dei quali ora non si vuole più fare a meno: primi fra tutti, la maggiore autonomia (65% in Italia; 63% il dato Emear) e il lavorare bene con i team distribuiti (66% in Italia e coincidente con il dato Emear).

I benefici? Più armonia fra vita lavorativa e personale e più esercizio fisico

L’indagine ha delineato le aspettative dei dipendenti nei confronti dei datori di lavoro a partire dal 2021. In Italia, in particolare, sebbene solo il 10% degli intervistati (15% il dato Emear) lavorasse da casa stabilmente o parzialmente anche prima del lockdown, oggi una stragrande maggioranza spera di mantenere l’autonomia guadagnata. In ogni caso, l’87% degli intervistati (in linea con il dato Emear) vuole una maggiore autonomia nel definire come e quando lavorare in ufficio. Non solo. Secondo quanto emerso dall’indagine, gli intervistati sono riusciti a conciliare meglio la vita lavorativa con quella personale, con il 61% (56%) che è riuscito a fare più esercizio fisico quotidianamente. Inoltre il 48% (58% il dato Emear) vuole continuare a non viaggiare e a utilizzare quel tempo per essere più produttivo.
In merito, poi, agli ultimi sei mesi, il 62% degli intervistati (66%) oggi apprezza maggiormente i vantaggi e le sfide del lavoro a distanza. I cambiamenti sono stati positivi, lo conferma il fatto che i responsabili aziendali hanno mostrato una maggiore fiducia nei propri team (il 33% in Italia; il 39 il dato Emear).

Lo studio rivela poi che, se avessero la possibilità di essere Ceo per un giorno, gli intervistati darebbero priorità all’integrazione di metodologie di comunicazione e collaborazione efficaci. Perché ciò avvenga, secondo l’83% degli intervistati (78%), le aziende devono fornire ai dipendenti la stessa tecnologia a casa e in ufficio. Infatti, il 66% degli intervistati (65%) è d’accordo sul fatto che durante il lockdown un aspetto positivo è stato quello di poter collaborare in modo efficiente pur non essendo nella stessa stanza.

Santoni, ad Cisco: “Aziende hanno il dovere di ascoltare queste esigenze”

“Scorrendo i dati della ricerca, mi ha colpito che nonostante le aspettative siano molto elevate non tutti hanno fiducia nel fatto che vengano accolte – commenta Agostino Santoni, amministratore delegato di Cisco Italia -: il 41% dei lavoratori pensa che il suo datore, dopo la pandemia, non adotterà un’organizzazione del lavoro ibrida e il 33% non sa rispondere al riguardo. Gli intervistati ci parlano di benefici importanti, di desiderio di autonomia, di essere protagonisti del proprio lavoro: le aziende italiane hanno il dovere di ascoltare queste esigenze e di trasformare l’esperienza dell’emergenza in una opportunità per il futuro, con un cambiamento culturale profondo. Con le tecnologie giuste, con le competenze necessarie, con la fiducia si può cambiare il mondo del lavoro mettendo al centro davvero le persone in modo che siano più soddisfatte e produttive”.

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