La Regione Abruzzo è la prima in Italia, sia in ordine di percentuale che di tempo, ad aver predisposto l’attivazione dello smart working tra le misure straordinarie adottate per contenere la diffusione del coronavirus ed assicurare la continuità dei servizi. E’ quanto emerge dai primi dati di monitoraggio forniti dalla Funzione Pubblica in merito alle disposizioni sul lavoro agile in tutte le Regioni e Province autonome italiane. “Il Ministero della Pubblica Amministrazione – riferisce l’assessore al Personale della Regione Abruzzo, Guido Liris – fa sapere che si tratta dei primi riscontri ma che già attestano chiare evidenze di quelle che sono state le immediate risposte delle Regioni per fronteggiare l’emergenza sanitaria”.
L’Abruzzo figura in cima all’elenco, con una percentuale pari al 100% dei dipendenti in modalità smart working, fatte salve specifiche esigenze lavorative che richiedono la presenza fisica negli uffici. Il provvedimento con cui il Dipartimento Risorse umane della Giunta regionale, ha disposto “lo svolgimento del lavoro a distanza per i dipendenti dell’Ente – ricorda Liris – porta la data del 5 marzo scorso, esattamente il giorno successivo a quanto indicato dal Ministero”.
Seguono la Basilicata e la Provincia autonoma di Bolzano. La media delle Regioni con percentuali disponibili: 68,5% (inclusi i telelavoristi).
REGIONI | LAVORO AGILE | TELELAVORO | TOTALE* | ||
1 | Abruzzo | 1415 | – | 1415 | 100% |
2 | Basilicata | 613 | – | 1253 | 48,9% |
3 | Provincia autonoma di Bolzano | 2800 | – | 3845 | 72,8% |
4 | Calabria | 944 | – | 1385 | 68,1% |
5 | Emilia Romagna | 2235 | 461 | 3420 | 78,8% |
6 | Friuli Venezia Giulia | 1818 | 34 | 3325 | 55,7% |
7 | Lazio | 4340 | – | 4493 | 96,6% |
8 | Liguria | 950 | – | 1281 | 74,1% |
9 | Lombardia | 2987 | – | 3367 | 88,7% |
10 | Marche | 1726 | 10 | 2079 | 83,5% |
11 | Molise | 395 | – | 622 | 63,5% |
12 | Piemonte | 1711 | 305 | 2954 | 68,2% |
13 | Puglia | 1311 | – | 3156 | 41,5% |
14 | Sardegna | 2005 | – | 2547 | 78,7% |
15 | Sicilia | 7800 | – | 13000 | 60,0% |
16 | Umbria | 680 | – | 1106 | 61,5% |
17 | Valle d’Aosta | 1330 | – | 2450 | 54,3% |
18 | Veneto | 1428 | – | 2749 | 51,9% |
Come è noto è in vigore la norma del decreto “Cura Italia” che prevede il lavoro agile quale modalità organizzativa ordinaria. Dal monitoraggio ministeriale sullo smart working si evidenziano i dati provenienti dalle Regioni italiane.
Il provvedimento stabilisce che fino alla fine dell’emergenza coronavirus lo smart working, cui si può far ricorso in modo semplificato e persino con strumenti del dipendente, sia la forma ordinaria di svolgimento della prestazione nelle PA. In ufficio le presenze vanno limitate esclusivamente alle attività indifferibili e che non si possono svolgere da remoto. Qualora non sia possibile ricorrere al lavoro agile – aggiunge – le amministrazioni utilizzano gli strumenti delle ferie pregresse, del congedo, della banca ore, della rotazione e di altri istituti analoghi. Esaurite eventualmente tali opzioni, i datori pubblici possono esentare il lavoratore dal servizio che però risulta prestato con tutte le prerogative di retribuzione e contribuzione, esclusa, se prevista, l’indennità sostitutiva di mensa.
L’emergenza Coronavirus ha dato dunque una spinta importante al lavoro agile che, soprattutto nella PA, stentava a decollare. Stando ai dati dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, nel 2019 solo il 16% delle PA aveva avviato progetti strutturati di Smart Working mentre ben 4 amministrazioni su 10 non aveva attivato alcuna iniziativa; il 31% era incerto e il 7% addirittura disinteressato. Appena il 12% dei lavoratori pubblici era coinvolto in queste iniziative.