IL MONITORAGGIO

Smart working per oltre il 70% dei dipendenti regionali: “Vinta la sfida innovazione”

Il dato emerge da una rilevazione della Conferenza delle Regioni. La Segretaria Generale, Alessia Grillo: “Abbiamo risposto in maniera efficace soprattutto dal punto di vista organizzativo”. Intanto gli esperti sollevano dubbi in vista delle fine dello stato di emergenza nazionale: serviranno o no gli accordi individuali in azienda?

Pubblicato il 02 Dic 2020

smart working

Oltre il 72% dei dipendenti delle amministrazioni regionali opera in smart working. Il dato emerge da un monitoraggio effettuato dalla Conferenza delle Regioni e reso noto in occasione del seminario sul lavoro agile.

L’istituto dello smart working si sia trasformato da strumento di necessità, dovuto alla pandemia, a importante opportunità di riorganizzazione del lavoro e non solo nel settore pubblico. – ha spiegato Alessia Grillo, segretario Generale della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome – Ciò ha permesso un cambio di passo, di condividere l’innovazione digitale e di rafforzare la qualità e la velocità di tutto il sistema in un momento così grave per il Paese. Le amministrazioni regionali hanno risposto con convinzione a questa sfida organizzativa. Con propri atti regolamentari sono riuscite a disciplinare e incrementare il ricorso allo smart working nel corso di questi mesi”.

La Regione Lazio, ad esempio, ha pensato “ad una struttura apposita per il lavoro agile, con degli spazi innovativi concepiti come luoghi di integrazione, scambio e condivisione tra colleghi e tra dipendenti di molteplici realtà, comprese quelle sociali e private – ha puntualizzato  Alessandro Bacci,D irettore Affari istituzionali, Personale e Sistemi Informativi Regione Lazio – Lo smart working ha anche evidenziato come i profili tecnici si siano sentiti liberati da prassi burocratiche fornendo così un incremento di produttività”.

Per Domenica Gattulli, Segretario generale Consiglio Regionale della Puglia, “si è aderito con convinzione alla sperimentazione perché abbiamo capito l’opportunità di questa nuova leva organizzativa. Il lavoro digitale ha infatti implementato la produzione degli atti amministrativi. Inoltre è stata organizzata una rete istituzionale che ha permesso l’apertura ai contributi provenienti dall’universo sociale e privato”.

Il presidente di Aran, Antonio Naddeo, ha rilevato “le esperienze così diverse delle amministrazioni, ma tutte hanno risposto positivamente. Con interventi precisi normativi si è riusciti così ad attivare il lavoro a distanza in pochissimi giorni. Questa capacità di riorganizzazione ci proietta al lavoro del futuro, ma tenendo sempre presente che lo smart working è sempre una modalità del lavoro che non può prescindere dall’autonomia organizzativa. Comunque abbiamo colto un elemento importante di semplificazione del lavoro e di riduzione del personale. Non è la soluzione di tutti i problemi della pubblica amministrazione, ma si sono poste le basi per inserire una nuova classe dirigente più giovane e innovativa per far ripartire in modo più efficiente la macchina pubblica per i cittadini”.

Rosaria Giannella, dirigente Ministero per la pubblica amministrazione, , ha spiegato che il “Dipartimento è impegnato alla costruzione dell’atto di indirizzo, dell’atto organizzativo del lavoro agile, predisponendo delle apposite linee guida. Il 3 dicembre le presenteremo in Conferenza Unificata e ci saranno anche i contributi pervenuti dalla Conferenza delle Regioni. E’ chiaro ormai che dobbiamo rivedere i modelli organizzativi. In tal senso le linee guida vogliono essere uno strumento che metta a regime il lavoro agile, che ci consenta quindi di affrontare in modo chiaro la revisione e i cambiamenti dei modelli organizzativi in atto”.

“Le idee camminano sulle gambe degli uomini – ha sottolineato afferma Francesco Frieri, Direttore Risorse, Europa, Innovazione e Istituzioni Regione Emilia-Romagn – Abbiamo risposto bene all’emergenza, anche sotto l’aspetto dell’innovazione organizzativa del lavoro. Ora dobbiamo mettere a sistema l’esperienza avvenuta e far tesoro di quanto fatto con lo smart working. Una riforma della pubblica amministrazione non potrà prescindere da questa innovazione. Siano tutti consapevoli che non si può più tornare indietro. Gli aspetti più delicati interessano la dirigenza, che si trova in una fase di passaggio, e poi c’è anche la necessità di introdurre nuovi istituti contrattuali, di individuare meglio gli aspetti giuridici e le modalità operative. In tal senso le nuove linee guida serviranno da utile supporto”.

Smart working, quando terminerà la deroga?

Com’è noto, il prossimo 31 gennaio è prevista la scadenza dello stato di emergenza nazionale. Il che ha sollecitato, fra le varie cose anche una risposta alla domanda “Quando terminerà la deroga alla legge sullo Smart Working?”

Il Ministero del lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato le sue osservazioni all’interno di specifiche Faq, che – secondo alcuni esperti-  hanno generato non pochi dubbi e un po’ di confusione tra gli addetti ai lavori.

Soprattutto laddove viene asserito che, nella comunicazione semplificata, “non è necessario allegare alcun accordo con il lavoratore” a perdurare dello stato di emergenza. Questo potrebbe far intendere che, fino al 31 gennaio 2021, non sia necessario sottoscrivere gli accordi individuali con i dipendenti.

Sull’argomento Luca Brusamolino e l’avvocato Sergio Alberto Codella, esperti di smart working, sottolineano che in realtà, va precisato che il disposto dell’art.90, comma 4 prevede che le modalità semplificate di lavoro agile senza la necessità di sottoscrizione degli accordi individuali, possano essere  applicate ​entro e non oltre il 31 dicembre 2020. ​

Quindi, allo stato attuale dei fatti, dal 1° gennaio 2021 sarà necessario stipulare gli accordi individuali, ma si sarà ancora esonerati dalle comunicazioni “individuali” agli uffici competenti essendo ancora ammesse quella “massive”.

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