CONSIGLIO DEI MINISTRI

Audiovisivo, approvata la legge Franceschini

Ok del Consiglio dei ministri, per piattaforme digitali e broadcaster dal 2019 obblighi di investimento e programmazione a favore del cinema italiano

Pubblicato il 23 Nov 2017

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Un anno di tempo per broadcaster e piattaforme digitali per adeguarsi al “provvedimento Franceschini” a sostegno dei cinema italiano: per tutti le nuove norme scatteranno dal 2019. Il Consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva i tre decreti legislativi sulla riforma della produzione audiovisiva proposta dal ministro dei Beni culturali Dario Franceschini. I provvedimenti, spiega Palazzo Chigi, in attuazione delle deleghe previste dalla legge sulla ‘Disciplina del cinema e dell’audiovisivo‘ (legge 220 del 14 novembre 2016), riformano in modo organico il settore della produzione. Previsto un maggior numero di film italiani in Tv in prima serata, più investimenti da parte delle emittenti, maggiori tutele per i lavoratori, stop alla censura ma anche un nuovo sistema di classificazione dei film. “Provvedimenti concreti – il commento di Franceschini – che servono a aiutare, tutelare e valorizzare il cinema, la fiction e la creatività italiana”.  Sarà l’Agcom a verificare il rispetto degli obblighi e a comminare le sanzioni, da 100 mila a 5 milioni di euro ovvero fino all’1% del fatturato, quando il valore di tale percentuale è superiore all’1% del fatturato (le multe attuali vanno da 10.326 euro a 258.228 euro).

Per i broadcaster italiani vengono previsti obblighi di programmazione e investimento a favore di opere italiane ed europee. Le nuove quote entreranno in azione secondo una gradualità scandita in quattro anni: prevista una moratoria nel 2018 per consentire ai fornitori di servizi media il progressivo adeguamento alla nuova disciplina.

Obblighi anche per le piattaforme digitali Netflix o Amazon. Ma anche per loro i vincoli scattano direttamente a gennaio 2019. A partire da questa data le aziende digitali non italiane dovranno investire il 20% degli introiti generati in Italia nella produzione di opere italiane. In questo caso si tratta di una misura che anticipa quanto verrà richiesto dall’atteso maxi-aggiornamento della direttiva media audiovisivo la cui attuazione è prevista per il primo trimestre del 2018. Ebbene la nuova direttiva prevederà per gli Stati la possibilità di imporre contributi finanziari – sia diretti che indiretti – anche alle aziende con sede in un altro Stato membro, ma la cui offerta sia destinata al pubblico nazionale. Il decreto Franceschini dunque si configura come un “rodaggio” alla messa in campo dell’articolo 13 della Audiovisual Media Services Directive ancora in corso di approvazione.

Non si tratta della prima volta in cui uno Stato europeo chiede alle piattaforme digitali un sostegno all’audiovisivo nazionale.

La Germania ha fatto da apripista: l’articolo 66 della Filmförderungsgesetz, la legge sui sussidi federali all’industria cinematografica tedesca, prevede una “levy” che impone ai provider di servizi Vod stabiliti all’estero di concorrere, con una quota del proprio fatturato realizzato in Germania, al finanziamento di un fondo a sostegno delle opere audiovisive. Si tratta dunque di un obbligo di investimento “indiretto” ottenuto attraverso una misura parafiscale compatibile con il diritto comunitario: la Commissione europea, superati gli iniziali dubbi, nel settembre 2016 ha confermato la legittimità della norma tedesca (un modello simile adottato dalla Francia si trova ancora sotto la lente dell’Europa).

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