L’INTERVISTA

Calcio e diritti Tv, Paolo Antonietti: “Telco sempre più coinvolte in vista del 5G”

L’associate partner sport innovation di P4I: “Un contenuto come il calcio è centrale per la competizione tra operatori, succederà per il nuovo standard mobile come sta accadendo per la fibra. Lega Serie A ancora in stallo tra Sky e Dazn, ma sarà necessario trovare l’intesa entro il 29 marzo”

Pubblicato il 18 Mar 2021

Paolo Antonietti P4I

L’onda dell’innovazione digitale sta investendo anche il settore dello sport e del calcio, compresa la gara per l’assegnazione dei diritti televisivi per la Serie A nel triennio 2021-2024, attualmente “in stallo”. Al momento le offerte in campo sono quella di  Dazn, che conta su una partnership tecnologica e di distribuzione con Tim, che mette sul piatto 840 milioni di euro per l’esclusiva di 7 match di ogni turno in streaming e la condivisione degli altri 3 con Sky, e quella di Sky, che offre 750 milioni per tutte le partite con esclusiva solo sul satellitare, ma che lascia aperta la possibilità per la Lega di creare un proprio canale in streaming per la trasmissione online dei match. La decisione dei presidenti dovrà arrivare entro il 29 marzo, pena la decadenza delle offerte, e lo scenario è quello di un massimo campionato che si sta confrontando con il proprio futuro e con i problemi di un presente penalizzato dall’emergenza Covid-19, mentre il panorama dei player in campo sta cambiando e sarà probabilmente destinato a cambiare in modo ancora più deciso per il futuro. A delineare il quadro della situazione in un’intervista a CorCom e Paolo Antonietti, Associate Partner Sport Innovation di P4I, che proprio nei giorni scorsi è stato tra i protagonisti del webinar “Sport: evoluzioni e direzioni del diritto sportivo digitale“, organizzato dall’Osservatorio Digital Content del Politecnico di Milano.

Antonietti, qual è il panorama del mondo dei diritti televisivi degli eventi sportivi e in che direzione si sta muovendo il settore?    

Per dare un’idea di quale sia il trend basta ricordare il fatto che il bando sull’assegnazione dei diritti di trasmissione in Internet per la Serie A nel triennio 2015-2018 andò deserto. Nel triennio successivo l’online è stato considerato complementare rispetto a satellite e digitale terrestre, e per il triennio 2021-2024 stiamo assistendo a un ulteriore passo avanti: l’offerta di Dazn per la trasmissione in streaming dei match è una delle due in campo, alternativa a quella di Sky. E’ evidente che il digitale sta facendosi strada con decisione, nonostante i giganti del settore, come Netflix e Amazon, non siano ancora entrati nella contesa. Questo perché il loro modello di business oggi si basa essenzialmente sull’on-demand e non sul live, anche se Amazon con Twitch sta entrando anche in questo secondo settore. Il cambiamento di tecnologie è sempre più decisivo, ormai l’elemento Ott è predominante sul mercato, e le nuove generazioni non fruiscono più dei contenuti sul divano davanti alla Tv, ma ovunque con uno smartphone o un tablet. E su questo per il futuro si concentreranno sempre più gli investimenti.

In prospettiva il 5G potrebbe essere il game changer?  

Sì, di sicuro. E in questo caso entreranno in gioco le telco, che sono player che hanno tutto l’interesse a diventare protagonisti delle dirette per valorizzare le proprie offerte 5G. Con il nuovo standard i contenuti saranno sempre più centrali, come sta già succedendo nel campo della fibra. Non è un caso che Tim abbia dato vita a una partnership tecnologica con Dazn: poter contare sulla trasmissione online in streaming del campionato di Serie A potrebbe essere un driver fondamentale per una diffusione più capillare delle connessioni in banda ultralarga su tutto il territorio nazionale.

Al momento però l’assegnazione dei diritti è in fase di stallo, e la deadline del 29 marzo si avvicina. Perché non si riesce a decidere?

La divisione vede essenzialmente contrapporsi i grandi e i piccoli club. Questi ultimi sono preoccupati soprattutto rispetto alla tenuta di Dazn, che sui diritti Tv della Serie A è stata protagonista di una sorta di “all-in”: se non dovesse ottenerli infatti perderebbe gran parte del proprio appeal. I piccoli club non vogliono rinunciare alla sicurezza che è stata fino a oggi assicurata da Sky, che ha tra l’altro messo sul piatto tra l’altro 500 milioni di euro da versare subito nelle casse delle società se dovesse aggiudicarsi la gara. Queste preoccupazioni sono tra l’altro alimentate dal fatto che finora Dazn non sia riuscita pienamente a raggiungere i risultati che aveva preventivato, e abbia sopperito entrando nei book di Sky e di altri player per ottenere visibilità e allargare la base utenti, creandosi un ecosistema che ha finora fatto da traino. All’obiettivo di dare solidità alla propria presenza sul mercato nella nuova asta risponde anche la partnership siglata da Dazn con Tim in quest’ultima tornata.

Come entra in questo discorso il tema della nascita di un canale della Lega Serie A?

E’ il secondo elemento in ballo che motiva l’indecisione delle società più piccole: l’offerta di Sky offrirebbe la possibilità di sperimentare un canale della Lega serie A senza assumersi tutti i rischi che quest’operazione comporterebbe se fosse l’unica in campo. Organizzare un canale non è infatti una scelta banale, e non sarebbe semplice ottenere risultati di business all’altezza dell’effort necessario. Una cosa è recuperare i pochi milioni necessari a coprire le spese della realizzazione del canale online, un’altra è fatturarne almeno 700. Poter fare un test in questa tornata contenendo i rischi potrebbe essere un’occasione, e andrebbe sulla stessa linea di quanto sta accadendo in alcuni casi all’estero.

E i grandi club come si muovono?

Il loro ragionamento è quello di privilegiare l’offerta economicamente più vantaggiosa, quindi quella di Dazn, contando sul fatto che in ogni caso un player come Sky, che trasmetterebbe comunque tre match per ogni turno e che conta sui diritti per la Champions League, non potrebbe sparire, e non è escluso che possa anzi trovare anche per il 2021-2024 un accordo con Dazn.

Come si inserisce l’ingresso dei fondi nella futura media company che gestirà i diritti del calcio in questo contesto?

Teoricamente i fondi sarebbero pronti da subito a entrare in gioco, acquisendo il 10% della newco e versando 1,7 miliardi di euro nelle casse delle società. Ma preferiscono rimanere a guardare per non creare troppo scompiglio in un momento in cui il loro ruolo è già messo in discussione da alcuni club. Il consorzio composto da Cvc, Advent e Fsi, una volta fatto il proprio ingresso nella media company, vorrebbe infatti garanzie sui risultati, e questo si tradurrebbe in un intervento sulla governance della nuova società: sono temi sui quali tutti oggi preferiscono procedere con cautela, lasciando tempo e spazio a una soluzione il più possibile condivisa e che non sia traumatica per i club.

Cos’è che oggi differenzia la Serie A dai grandi campionati europei come la Premier League o la Liga, o da quelli emergenti come la Bundesliga tedesca?

Alla serie A oggi manca essenzialmente una guida unitaria, i venti presidenti sono venti teste pensanti autonome e spesso in contrapposizione, che privilegiano questioni di posizione prima che gli obiettivi di business. Nonostante l’asse manageriale sia competente, non è libero di prendere decisioni in autonomia da portare in assemblea, e si creano situazioni spesso logoranti. Gli altri modelli sono completamente differenti: quello inglese, come anche quello spagnolo, sono molto manageriali, con poteri forti alle persone chiave all’interno della Lega e una struttura molto robusta, con sedi di rappresentanza all’estero nei mercati chiave. Il modello tedesco poggia invece molto sull’elemento delle partnership: la media company esiste da tempo, con grandi accordi fatti con partner che di volta in volta si succedono all’interno dell’azienda. Le grandi società, inoltre, non si limitano alle sponsorship, ma spesso hanno equity all’interno del club, ne sono parte integrante, potenzialmente anche al di là del logo che compare sulle maglie delle squadre. Questo rafforza l’obiettivo di creare un ritorno verso le aziende che investono nel club, e influisce quindi in maniera diretta sulla gestione delle società e sulle loro scelte.

Secondo lei si arriverà a una decisione prima del 29 marzo?

Sì, secondo me è probabile che si arriverà a una composizione delle divergenze. Anche perché la prospettiva del canale della Lega è ancora aleatoria e presenta troppi problemi, anche per i tempi tecnici a disposizione. E credo che alla fine la soluzione che si troverà non porterà enormi sconvolgimenti, per l’utente finale, rispetto a quella a cui si sono abituati nel triennio che sta per scadere, a prescindere da quale sia l’offerta che vincerà.

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